Aborto, i medici dell’Aou agirono correttamente
di Luigi Soriga
Sassari, la procura archivia l’inchiesta sui sanitari
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SASSARI. I medici hanno agito in maniera professionale, il protocollo adottato è stato corretto. Queste le conclusioni della Procura di Sassari, che ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta avviata dopo la denuncia presentata da Alessia Nappi, 25enne sassarese alla quinta settimana di gravidanza che ha avuto un aborto spontaneo dopo - come sostiene - essere stata rimandata a casa dal Pronto soccorso ostetrico ginecologico dell'Aou di Sassari, dove si era presentata l’8 gennaio per forti dolori all'addome e perdite di sangue. La giovane, assieme al marito Enzo, aveva denunciato di non essere stata visitata da alcun medico, di avere aspettato per 20 minuti nella sala d'attesa e di essere poi stata congedata da un'infermiera del triage che, dopo essersi consultata telefonicamente con lo specialista di turno di Ginecologia, le aveva prescritto tachipirina, riposo e un codice bianco. Con la raccomandazione, vista l’estrema fase prematura della gravidanza e l’impossibilità di intervenire su eventuali aborti così precoci, di ripresentarsi nel reparto qualora l’emorragia e i dolori fossero ricomparsi. La donna però, appena salita in auto per rientrare a casa, ha accusato nuove perdite e una volta arrivata nella propria abitazione si è resa conto di aver abortito. A quel punto ha deciso di raccontare la propria esperienza alla Nuova Sardegna e poi rivolgersi ai propri avvocati. Per il procuratore della Repubblica, Gianni Caria, le indagini svolte in collaborazione con i carabinieri del Nas di Sassari, non hanno fatto emergere alcuna responsabilità da parte della Clinica Aou, che avrebbe invece agito in maniera corretta. «La consulenza tecnica disposta ha consentito di accertare che la donna aveva una gravidanza appena iniziata e che per un ipotizzabile difetto di sviluppo dell'embrione non si è completato l'annidamento dello stesso nell'endometrio. Escludendo eventuali falsi positivi nei test di gravidanza - spiega la Procura - si è trattato con tutta evidenza di una gravidanza biochimica (rilevata produzione nei test della beta glicoproteina corionica, segno dell'inizio della gravidanza). Non è stata quindi una gravidanza in senso clinico, che si ha quando l'embrione raggiunge la visibilità ecografica e quindi rilevabile al relativo controllo. Il consulente tecnico si è espresso sulla correttezza delle prescrizioni da parte del personale sanitario, ritenendo non indispensabile né indifferibile la visita clinica». La Nuova aveva scelto di raccontare la storia, perché emblematica del solco che inevitabilmente il covid ha scavato tra medico e paziente. La giovane, quando si è presentata in clinica, non aveva tampone, e quindi il medico, trattandosi di un codice bianco e privo di emergenza, aveva prudentemente preferito non avere contatti con la paziente. Non l’aveva fatta salire in reparto per l’incognita positività, e non era sceso lui nel triage per visitarla. In epoca pre-covid probabilmente sarebbe andata diversamente, anche se poi l’esito finale, cioè l’interruzione della gravidanza, purtroppo non sarebbe cambiato. Ma sarebbe stato differente il rapporto umano. Ed ecco perché la scelta di pubblicare questa storia. Ma la vicenda poi è finita nel tritacarne mediatico, è stata strumentalizzata dai gruppi no vax, distorta dalle testate nazionali e un reparto d’eccellenza come quello del dottor Giampiero Capobianco è diventato bersaglio di insulti e minacce di morte. La Procura di Sassari ha aperto un fascicolo contro ignoti, «per le gravi offese ricevute dai professionisti sanitari».
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