Ares, personale nel limbo Le Asl chiedono certezze
Martedì il sesto incontro tra i direttori generali per dividersi 17mila dipendenti
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SASSARI. La sensazione è che il momento sia più complicato di quanto possa trapelare dall’assessorato alla Sanità o dalla stessa Ares, l’azienda sanitaria che ha sostituito l’Ats e che dovrebbe mettere in pratica i dettami della nuova riforma. Le indiscrezioni che arrivano dall’interno dipingono una realtà caotica e clamorosamente complicata, al punto che lo stesso personale avrebbe difficoltà a capire se un determinato collega faccia parte dell’organico di Ares o sia passato ad una delle 8 Asl. Poi ci sono i dubbi sul pagamento degli stipendi del personale che si occupa dell’Emergenza-urgenza, le doppie buste paga con la paga base in una e l’indennità nell’altra. C’è in più anche l’assenza del commissario liquidatore, che avrebbe dovuto gestire tutte le posizioni in sospeso nel passaggio tra Ats e Ares ma che, a più di un mese dal passaggio, non è stato ancora nominato. Una confusione che, in un momento come questo, non può che far male al sistema sanitario isolano.
Corsa contro il tempo. Per evitare che il passaggio da Ats ad Ares possa portare allo stallo, la Regione ha messo in calendario una serie di incontri con i vertici dell’Ares e delle otto Asl. L’ultimo è stato giovedì, il prossimo sarà martedì. Due giorni fa a Cagliari sono arrivati i direttori generali delle “nuove” Aziende territoriali, i direttori amministrativi e i responsabili delle risorse umane delle aziende sanitarie. «Stiamo cercando di fare squadra per dare vita a una gestione condivisa di tutti i processi di passaggio da Ats alla sanità, Mario Nieddu –. È una fase molto complicata ed è necessario approfondire ogni aspetto. Abbiamo parlato delle trasferimento delle risorse dall’Ares alle Asl, delle strategie concorsuali per l’assunzione del nuovo personale ma anche della ridistribuzione delle risorse umane attualmente in forza alla sanità sarda». Il discorso sospeso due giorni fa verrà ripreso martedì, anche se l’assessore Nieddu non potrà partecipare: «Questa volta io non ci sarò, ho un altro impegno». Fra qualche giorno si incontreranno solo i direttori generali ma i temi in discussione saranno sostanzialmente gli stessi con una particolare attenzione rivolta alla ridistribuzione del personale su cui pende, come una spada di Damocle, il diritto di opzione riservato ai dipendenti, che potranno scegliere se restare in Ares o migrare in una delle Asl. La situazione, dunque, è complicata e il grado difficoltà aumenta perché in ballo c’è il futuro di 17mila dipendenti e l’operatività di un sistema sanitario che sembra precipitato in un labirinto di incertezze che sta generando ritardi e apprensione in un momento in cui dalla sanità sarebbe lecito attendere certezze granitiche non risme di dubbi. (c.z.)
Corsa contro il tempo. Per evitare che il passaggio da Ats ad Ares possa portare allo stallo, la Regione ha messo in calendario una serie di incontri con i vertici dell’Ares e delle otto Asl. L’ultimo è stato giovedì, il prossimo sarà martedì. Due giorni fa a Cagliari sono arrivati i direttori generali delle “nuove” Aziende territoriali, i direttori amministrativi e i responsabili delle risorse umane delle aziende sanitarie. «Stiamo cercando di fare squadra per dare vita a una gestione condivisa di tutti i processi di passaggio da Ats alla sanità, Mario Nieddu –. È una fase molto complicata ed è necessario approfondire ogni aspetto. Abbiamo parlato delle trasferimento delle risorse dall’Ares alle Asl, delle strategie concorsuali per l’assunzione del nuovo personale ma anche della ridistribuzione delle risorse umane attualmente in forza alla sanità sarda». Il discorso sospeso due giorni fa verrà ripreso martedì, anche se l’assessore Nieddu non potrà partecipare: «Questa volta io non ci sarò, ho un altro impegno». Fra qualche giorno si incontreranno solo i direttori generali ma i temi in discussione saranno sostanzialmente gli stessi con una particolare attenzione rivolta alla ridistribuzione del personale su cui pende, come una spada di Damocle, il diritto di opzione riservato ai dipendenti, che potranno scegliere se restare in Ares o migrare in una delle Asl. La situazione, dunque, è complicata e il grado difficoltà aumenta perché in ballo c’è il futuro di 17mila dipendenti e l’operatività di un sistema sanitario che sembra precipitato in un labirinto di incertezze che sta generando ritardi e apprensione in un momento in cui dalla sanità sarebbe lecito attendere certezze granitiche non risme di dubbi. (c.z.)
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