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Pensionata la vecchia Ats si apre la “grana vertenze”

Pensionata la vecchia Ats si apre la “grana vertenze”

Senza un commissario liquidatore si bloccano le cause civili e penali

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SASSARI. È un parto complicato quello che porta alla luce le “nuove” otto Asl sarde. Un travaglio cominciato un anno fa, rallentato dal Covid e arrivato al dunque il 31 dicembre del 2021. La giunta regionale ha festeggiato la nascita parlando di riforma epocale per la sanità sarda ma in realtà il neonato è ancora in incubatrice e rischia di restarci per chissà quanto tempo. Il problema è che nel passaggio tra l’Ats e i nuovi enti (l’Ares, le Asl, l’ospedale Brutzu e le due Aou di Cagliari e Sassari) si sono persi per strada pezzi importanti della riforma. Parte del personale, per esempio, è ancora sballottato tra la vecchia e le nuove Aziende e i direttori generali, tutti freschi di nomina, non sanno bene su quali organici potranno contare per garantire servizi il più possibile omogenei ed efficaci. Che è l’unica cosa che chiede la gente.

C’è poi il problema dei problemi che va sotto un nome scritto in un burocratese da manuale: la “Gestione regionale sanitaria liquidatoria”. In pratica un nuovo soggetto dotato di personalità giuridica e di autonomia patrimoniale competente per la liquidazione di tutte le posizioni “attive e passive e di tutte le cause pendenti della vecchia Ats”. La Gestione liquidatoria avrebbe dovuto essere guidata da un commissario nominato dalla giunta regionale. Peccato che la nomina non sia mai stata ufficializzata, contrariamente a quella dei direttori generali delle Asl. La conseguenza è uno stallo che coinvolge tutti quelli che hanno una vertenza con l’Ats (cause che possono essere di lavoro, civili o penali) e che, di fatto, interrompe decine di processi.

La nomina era propedeutica a tutte le altre tanto che la giunta aveva istituito un apposito capitolo di spesa fin dal 2021. In base alla legge regionale le funzioni di liquidazione e di gestione dei rapporti pendenti avrebbero dovuto transitare verso il nuovo soggetto giuridico, appunto la Gestione regionale sanitaria liquidatoria, completamente estraneo ad Ares e alle Asl e dotato di propria personalità giuridica e di autonomia patrimoniale. Gli effetti della mancata nomina sono, sia sotto il profilo processuale sia sotto il profilo sostanziale dell'esercizio delle legittime aspettative da parte degli aventi diritto, di particolare gravità. «La estinzione dell'Ats – spiega l’avvocato sassarese Sara Cualbu – equivale nel processo civile (ed anche penale) alla morte della parte e determina pertanto l'interruzione del processo, che deve essere riassunto entro termini perentori indicati dal codice; la mancata riassunzione comporta l'estinzione del processo. Per riassumere il processo è però necessario notificare gli atti al nuovo soggetto giuridico che è subentrato in tutte le posizioni attive e passive dell'Ats che è appunto la Gestione sanitaria liquidatoria regionale. Ma allo stato la prosecuzione dei giudizi non è possibile. Non si può infatti procedere alla notifica degli atti perché manca il soggetto giuridico cui spetta la rappresentanza».

«In termini pratici – conclude l’avvocato Cualbu – tutti i giudizi promossi contro l'Ats sia in sede civile che penale devono essere interrotti e non possono essere riassunti, salvo che i giudici non provvedano, di volta in volta, alla nomina di curatori speciali. E i nuovi giudizi aventi ad oggetti situazioni che trovano fonte nelle precedenti attività di Ats non possono essere promossi direttamente in difetto di nomina di un curatore speciale».

In sostanza tutto fermo con tempi che si stanno dilatando nel silenzio della Regione. Anzi da Cagliari un commento arriva ma solo per celebrare il processo di ammodernamento e digitalizzazione dei presidi sanitari annunciato l’altro ieri dai vertici dell’Ares. «Forse qualcuno non lo ha capito – scrive su un suo profilo social la direttrice generale Annamaria Tomasella – ma in Ares stiamo facendo sul serio per far decollare la sanità in Sardegna. Grazie all'impegno delle strutture aziendali stiamo avviando un processo di digitalizzazione dei presidi sanitari che avranno, tra i primi in Italia, tecnologie ultra moderne e metteranno a disposizione dei medici strumenti di diagnostica di primissima qualità».

(Antonio Ledà)

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