La Nuova Sardegna

I pastori tornano in strada: «Ora peggio che nel 2019»

di Giusy Ferreli
I pastori tornano in strada: «Ora peggio che nel 2019»

In 150 alla manifestazione: raduno tra Sologo e Bitti e corteo sino a Pratosardo  «Siccità, costi alti e pagamenti in ritardo non compensano il latte a un euro»

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NUORO. «La nostra protesta deve arrivare alla ribalta nazionale perché di un problema nazionale si tratta. Tutto è rincarato: da prezzi dei mangimi e dei concimi, che paghiamo un 20 per cento in più, a quelli dell’energia elettrica e del gasolio, che sono raddoppiati. Così non possiamo andare avanti». Il mondo delle campagne parla per bocca di Nenneddu Sanna, allevatore orunese tra i promotori di questa nuova ondata di protesta che, ancora una volta, vede protagonisti i pastori sardi. Questa volta non c’è spazio per il blocco della statale 131, concitato episodio che nel 2019 costò decine di denunce e con che culminerà tra qualche giorno nel processo a carico di quattro allevatori. Questa volta, i pastori, 150 arrivati da tutta la Sardegna, hanno preferito un sit-in nella zona industriale lungo la Bitti Sologo. Nel tardo pomeriggio di ieri hanno presidiato la zona, con tanto di striscioni contro la responsabile regionale dell’Agricoltura: «Assessora Murgia dimettiti», «Ci volete schiavi, avrete dei ribelli», per poi arrivare in corteo sino a Pratosardo, alle porte del capoluogo barbaricino. Hanno percorso i chilometri della 131 Dcn che separano le due zone industriali con sei trattori e le auto che procedevano lenti nell’oscurità della sera.

«L’aumento del prezzo del latte, che viene pagato ad un euro al litro, comunque non riesce a contrastare i rincari» è la tesi di Sanna e compagni che hanno deciso di ripartire dallo stesso luogo simbolo della protesta di tre anni fa, quando migliaia di litri di latte vennero sversati sull’asfalto. La tesi è condivisa da Gianuario Falchi, altro portavoce dei pastori che ieri non era in strada ma supporta l’azione dei suoi colleghi. «Il latte ci viene pagato di più, è vero, ma non tanto da riuscire a pareggiare i conti a causa degli altri costi che sono impennati. Le aziende chiudono, si vendono le greggi per pagare i debiti» dice Falchi che porta ad esempio la sua azienda: l’anno scorso i costi di produzione son raddoppiati ma è diminuita la quantità di latte prodotto a causa di siccità, lingua blu e incendi. «Non c’è un filo d’erba, dobbiamo importare dalla penisola a costi altissimi e i premi comunitari sono bloccati». Argea, l’ente pagatore sardo, che proprio in questo momento difficile avrebbe dovuto accelerare le pratiche non sblocca i pagamenti. Quello di ieri è solo il primo atto: quest’oggi alle 11 una delegazione del Movimento pastori sardi incontrerà l’assessore all’agricoltura Gabriella Murgia. Oggetto del confronto, a cui non parteciperanno né Sanna né Falchi, alcune delle principali problematiche del comparto: dal ritardo dei premi comunitari all’attuazione di un piano per arginare o fronteggiare i danni causati da lingua blu, locuste e incendi, oltre ad un ragionamento aperto sul rincaro di energia elettrica e materie prime.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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