Cannabis, cancellate 600mila firme
di Eduarda Capula*
Sulle droghe leggere e sull’eutanasia il Parlamento non legifera, il referendum era l’unica strada
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Seicentomila firme cancellate meno di una settimana fa dalla Corte Costituzionale per la legalizzazione della cannabis: “È inammissibile”. Bocciatura annunciata dal presidente della corte Giuliano Amato. Si proponeva la depenalizzazione sulla coltivazione di cannabis e l’eliminazione della pena di carcere legate all’uso e al consumo della sostanza, ad eccezione del traffico illecito. Si richiedeva anche di intervenire sulle sanzioni amministrative previste, eliminando la sospensione della patente per chi accusato ad una condotta riconducibile a questa sostanza. “Il referendum non era sulla cannabis, ma sulle sostanze stupefacenti. Si faceva riferimento a sostanze come il papavero, la coca, e altre sostanze definite pesanti. Avremmo violato gli obblighi internazionali”. Cestinato anche il milione di firme del giorno prima riguardante l’eutanasia, dal momento in cui non rispecchia i diritti umani iscritti nella costituzione. L’obbiettivo del referendum era la depenalizzazione per l’omicidio del consenziente, punito dall’articolo 579 del codice penale con reclusione 6-15 anni, ad eccezione dei minori. Il presidente Amato: “Leggere o sentire che chi ha preso la decisione non sa cosa sia la sofferenza, ci ha ferito ingiustamente. L’omicidio del consenziente sarebbe stato lecito in casi ben più numerosi e diversi da quelli dell’eutanasia”. Il parlamento per 40 anni non è stato in grado di portare a termine una legge, nonostante le firme, discussioni e proposte mai prese veramente in carico. Ecco perché il referendum è sempre stato considerato ultima scelta.
*Eduarda frequenta il Liceo Castelvì di Sassari
*Eduarda frequenta il Liceo Castelvì di Sassari
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