La Nuova Sardegna

Dal palco del festival di Sanremo l’attrice ha spiegato quanto ancora sia necessario lottare contro i pregiudizi 

La lezione di Lorena commovente e vera

di Elisa Farena*
La lezione di Lorena commovente e vera

Il Festival di Sanremo è ormai giunto al termine da poco più di una settimana, lasciandoci brani godibili e talvolta allegri. Personalmente non mi reputo e mai mi sono reputata una fan del festival,...

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Il Festival di Sanremo è ormai giunto al termine da poco più di una settimana, lasciandoci brani godibili e talvolta allegri. Personalmente non mi reputo e mai mi sono reputata una fan del festival, ma quest’anno una importante personalità è stata capace di lasciare un segno impresso nella mia memoria. Mi riferisco a Lorena Cesarini, una giovane attrice trentacinquenne nata a Dakar, in Senegal, e cresciuta a Roma, che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico trattando una questione tanto indegna quanto attuale: il razzismo. Ahimè, ancora bisogna lottare contro i pregiudizi circa il colore della pelle di un individuo, la sua provenienza e le sue condizioni sociali, con l’Italia contraddistinta da sentimenti di intolleranza e diffidenza. A proposito dell’intervento di Lorena Cesarini, l’attrice si è presentata sul palco dell’Ariston con un monologo potentissimo sul fenomeno e sull’impatto generato dal suo invito a Sanremo. Le parole della Cesarini sono state forti e mosse da emozioni quasi tangibili.«Evidentemente per qualcuno il colore della mia pelle è un problema, al punto che bisognava farlo sapere a tutti» ha asserito l’attrice, che inoltre har iportato frasi come “Non se lo merita, l’hanno chiamata lì perché è nera”, oppure “È arrivata l’extracomunitaria!”,riconducibili al disprezzo che le persone hanno provato nei suoi confronti. Un generale e ingiustificato dissenso che è sfociato in veri e propri insulti e discriminazioni perpetrate con una cattiveria meramente gratuita. Lorena Cesarini era semplicemente eccitata all’idea di essere, per una sera, co-conduttrice del festival di Sanremo, a cui indubbiamente teneva molto, considerato che rappresenta un pezzo storico dell’Italia, il Paese in cui lei è cresciuta avvolta dal calore di persone di buon cuore e non dall’ostilità di chi sostiene che lei sia di razza inferiore. Per arricchire ulteriormente il discorso, Lorena Cesarini ha spostato l’attenzione del pubblico dall’odio ricevuto sui social al romanzo dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, intitolato “Il razzismo spiegato a mia figlia”. L’attrice, in lacrime, è entrata nel vivo del monologo leggendo alcuni passi della narrazione riferiti a un dialogo tra l’autore stesso e la figlia, curiosa di approfondire il significato del termine “razzismo”. «Il razzista crede che lo“straniero”appartenga a un’altra razza, una razza che considera inferiore. Ma ha completamentetorto. Il razzismo non ha alcuna base scientifica. Esiste un solo genere umano, nel quale ci sono uomini e donne, persone di colore, di alta o bassa statura, con attitudini differenti e variate. Ma tutti gli uomini e le donne del pianeta hanno nelle vene sangue della stessa tinta, sia che abbiano la pelle bianca, nera o di un altro colore. Perché un uomo è uguale a un uomo». Ma vi è una cura, allora, per non essere più razzisti? La Cesarini ha risposto citando un ulteriore passo del romanzo, prendendo in analisi la risposta dell’autore Jelloun alla figlia Merième: «Laguarigione dipende da loro, se sono capaci di rimettere in questione se stessi o no; se uno si pone delle domande, se dice a sé stesso “Può darsi che io abbia torto di pensare come penso”, perché quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni va verso la libertà».

Curiosità e libertà, pertanto, sono fra gli antidoti necessari per debellare il fenomeno del razzismo. La forza di Lorena Cesarini è stata lodevole, speriamo solo che le sue parole non siano state buttate al vento.

*Elisa frequenta il Liceo Classico Europeo Canopoleno a Sassari



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