il bollettino
Altri 7 nomi nell’elenco delle vittime
I contagi continuano a calare, va meglio anche negli ospedali
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SASSARI. Nuovo passo avanti nella lotta al Covid. Il bollettino di ieri segnala un rallentamento dei contagi e un calo della pressione sugli ospedali dell’Isola. Nelle ultime 24 ore i nuovi casi di positività sono 1499 (di cui 1214 diagnosticati da antigenico), oltre un centinaio in meno rispetto alla precedente rilevazione. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 11.000 tamponi per un tasso di positività che scende dal 13,9% al 13,6%. Non è un calo clamoroso ma è un segnale importate che si somma ai dati, positivi, in arrivo dagli ospedali. I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 26 (- 1 rispetto a mercoledì), mentre i ricoverati in area medica sono 348 (- 4). Le persone in isolamento domiciliare sono 33.458 (624 in meno rispetto all’ultima rilevazione). resta alto, invece, il numero delle vittime con altri sette nomi che vanno ad aggiungersi alla lista delle persone che hanno perso la vita a causa del virus. I morti sono una donna di 79 anni, residente nella provincia del Sud Sardegna; una donna di 91 anni, residente nella Città Metropolitana di Cagliari; un uomo di 84 anni, residente nella provincia di Sassari; due donne di 85 e 97 anni e un uomo di 89, residenti nella provincia di Oristano. L’ultima vittima viene segnalata a Nuoro.
Anche la fondazione Gimbe rileva che una diminuzione dei nuovi casi (-21,7%) nella settimana dal 16 al 22 febbraio rispetto alla settimana precedente. Per quanto riguarda la pressione sugli ospedali, resta sopra la soglia di saturazione la percentuale di posti letto occupati in area medica (22,7%) e in terapia intensiva (13,2%) ma con dati in miglioramento.
Anche la fondazione Gimbe rileva che una diminuzione dei nuovi casi (-21,7%) nella settimana dal 16 al 22 febbraio rispetto alla settimana precedente. Per quanto riguarda la pressione sugli ospedali, resta sopra la soglia di saturazione la percentuale di posti letto occupati in area medica (22,7%) e in terapia intensiva (13,2%) ma con dati in miglioramento.
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