La Nuova Sardegna

Abbandonati dai genitori, dopo 38 anni Maria cerca i suoi fratelli

di Silvia Sanna
Abbandonati dai genitori, dopo 38 anni Maria cerca i suoi fratelli

Erano otto, vivevano ad Arbus: «Siamo stati in collegio, poi ci hanno adottato»

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SASSARI. Lei e i suoi fratellini sono in casa, da soli. Maria ha 8 anni, è la secondogenita, la più grande delle due femmine. I loro genitori non ci sono e Maria in quel momento capisce che non torneranno più. Sono trascorsi quasi 38 anni da allora e quel ricordo, insieme alla sensazione dell’abbandono, è più vivo che mai nella sua memoria. «Mio padre e mia madre se ne sono andati di casa, prima uno e poi l’altra. in famiglia c’era una situazione complicata, noi ne abbiamo fatto le spese». Siamo ad Arbus e per i fratellini Noto – figli di un uomo di origine siciliana e di una donna sarda – da quel momento la vita prende una direzione inaspettata. «La nostra solitudine dura poco, perché qualcuno ci porta in un collegio, a Sanluri. Lì ognuno di noi trascorrerà alcuni anni». E quelli sono forse gli anni più belli, perché i fratelli – 6 maschi e 2 femmine, il più piccolo ha solo 3 anni – stanno insieme e si prendono cura l’uno dell’altro. In questo modo sentono di meno il peso della solitudine e si abituano a poco a poco all’idea che i genitori non torneranno a prenderli. Infatti questo non accade e tutti i fratellini diventano adottabili. «Io resto in quel collegio sino ai 12 anni – dice Maria – poi mi trasferisco in un centro del Cagliaritano, dove vado a vivere con la mia nuova famiglia». E da allora il legame con i fratelli si spezza. Maria da qualche tempo sta cercando di rimettere insieme i pezzi: negli ultimi due anni è riuscita a rintracciare la madre e due fratelli, ma tanti altri mancano ancora all’appello.

La ricerca. Maria è andata via dalla Sardegna quando aveva circa 25 anni. Sino ad allora è rimasta con i genitori adottivi. Oggi ha 46 anni, vive a Milano, è sposata e ha 3 figli. Dice che da quando è diventata madre ha iniziato a sentire più forte il desiderio di ricomporre le tessere della sua esistenza e ritrovare la sua famiglia d’origine. «In realtà non ho mai smesso di pensare ai miei fratelli, né a mia madre. Ma solo qualche anno fa ho deciso di provare a cercarli, prima non avevo mai avuto il coraggio di farlo. O forse ero ancora troppo arrabbiata per quello che ci è successo» Maria ha pubblicato un primo appello sul gruppo facebook “Ti cerco, appelli di persone che cercano le loro origini e i propri cari” ed è riuscita a rintracciare la madre. Il padre, dal quale la donna si era separata, non è invece più in vita. «Nostra madre non sapeva nulla di noi, grazie ad altri canali sono però riuscita a individuare due dei miei fratelli: Mauro, che è stato adottato come me e vive in Sardegna, e Massimo. All’appello mancano ancora Andrea, Gianluca, Stefano e Daniele. Mia sorella Marilena, purtroppo, ho saputo che è morta nel 2011, quando aveva appena 32 anni».

Il filo spezzato. «So bene che certe ferite non si possono rimarginare e che è difficile ricostruire rapporti interrotti tanto tempo fa. Ma sono convinta che sia giusto cercare di ritrovare i miei fratelli: ognuno avrà la sua vita, mi auguro che tutti siano felici e abbiano un proprio equilibrio. Ma mi piacerebbe tanto rivederli, o almeno parlarci, capire come sono diventati, sapere che in questi anni hanno pensato a me o agli altri fratelli. Per questo chiedo a chiunque abbia informazioni di aiutarmi a rintracciarli».

Gli indizi. La prima certezza è tutti i fratelli sono nati ad Arbus, la seconda è che hanno un’età compresa tra i 48 e i 41 anni. Tutti potrebbero essere stati adottati ed avere cambiato il cognome, ma conservato il ricordo delle loro origini. Potrebbero essere ancora in Sardegna o molto lontano, magari anche all’estero. Ma tutti hanno trascorso un periodo più o meno lungo nel collegio a Sanluri, la loro casa dopo l’abbandono da parte dei genitori, e anche se erano piccoli è difficile che possano avere dimenticato quella fase cruciale della loro vita. «Spero che qualcuno si riconosca e si faccia sentire – dice Maria – per ritrovarsi non è mai troppo tardi».

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