«Notti insonni pensando ai miei cari in patria»
di Nino Muggianu
Il racconto di una donna ucraina che da sette ani vive a Dorgali: «Stanno chiusi in casa o nei bunker»
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DORGALI. Anche Dorgali e Cala Gonone danno il proprio contributo al popolo ucraino. Nella frazione marina è partita una raccolta di beni di prima necessità organizzato dalla Croce azzurra su iniziativa di Diana Isachenko, una cittadina ucraina che da 7 anni vive a Dorgali. Poi ci sono le manifestazioni: martedi sera un migliaio di persone, studenti e cittadini, oltre al consiglio comunale ha partecipato ad una marcia per la pace organizzata dal Comune e dalla parrocchia di Santa Caterina d'Alessandria.
Intanto, chiusa in casa a causa del Covid, Diana Isachenko non si da pace. È in costante collegamento con i genitori che vivono in un centro di 10mila abitanti vicino alla città di Dnipro. Uno dei posti considerati sinora meno pericolosi, ma i bombardamenti sono sempre più vicini e la paura è tantissima. Diana piange, ma non si perde d’animo e si impegna a organizzare aiuti, coinvolgendo quante più persone possibile in una raccolta di generi di prima necessità da spedire in patria. Da alcuni giorni il salone della Croce Azzurra si sta riempiendo sempre di più di pacchi che quanto prima saranno spediti. La signora Diana è sposata con un marinaio di Cala Gonone imbarcato su una nave da crociera. «Anch'io lavoravo su una nave da crociera – racconta in lacrime – ed è lì che ci siamo conosciuti con mio marito. Ci siamo sposati e adesso sono una cittadina ucraina residente a Dorgali da 7 anni. I miei genitori, la mia famiglia i miei parenti sono rimasti in patria. Vorremo provare a portarli qua a Cala Gonone, ma al momento è impossibile, nessuno si può muovere. Tutto è chiuso, bisogna stare a casa o in un bunker. Sono cinque giorni che non dormo, passo il tempo a piangere, non so come aiutarli. L’unico modo per fare qualcosa per loro è organizzare una raccolta di tutto quanto necessario e spedirlo il prima possibile. La mia iniziativa – precisa – è nata senza alcun fine politico, solo umanitario. Ringrazio i volontari della Croce Azzurra di Cala Gonone con i quali abbiamo organizzato una raccolta di beni di prima necessità. Il tutto è cominciato lunedì scorso. Abbiamo chiamato l'associazione Oci, Organizzazione cittadini immigrati, di Cagliari che ha sede anche a Olbia. La raccolta sta andando benissimo in poco tempo».
L’Organizzazione dei cittadini immigrati lancia un appello: «Preghiamo tutte le persone di buon cuore di non rimanere indifferenti alla sofferenza del popolo ucraino e contribuire secondo la propria possibilità economica. Servono bende, cerotti, pannolini, pannoloni per anziani, disinfettante, cotone, farmaci come tachipirina e antidolorifici, abbigliamento invernale, alimenti a lunga scadenza come omogenizzati, riso, cibo in scatola, merendine, acqua, latte in polvere».
Intanto, chiusa in casa a causa del Covid, Diana Isachenko non si da pace. È in costante collegamento con i genitori che vivono in un centro di 10mila abitanti vicino alla città di Dnipro. Uno dei posti considerati sinora meno pericolosi, ma i bombardamenti sono sempre più vicini e la paura è tantissima. Diana piange, ma non si perde d’animo e si impegna a organizzare aiuti, coinvolgendo quante più persone possibile in una raccolta di generi di prima necessità da spedire in patria. Da alcuni giorni il salone della Croce Azzurra si sta riempiendo sempre di più di pacchi che quanto prima saranno spediti. La signora Diana è sposata con un marinaio di Cala Gonone imbarcato su una nave da crociera. «Anch'io lavoravo su una nave da crociera – racconta in lacrime – ed è lì che ci siamo conosciuti con mio marito. Ci siamo sposati e adesso sono una cittadina ucraina residente a Dorgali da 7 anni. I miei genitori, la mia famiglia i miei parenti sono rimasti in patria. Vorremo provare a portarli qua a Cala Gonone, ma al momento è impossibile, nessuno si può muovere. Tutto è chiuso, bisogna stare a casa o in un bunker. Sono cinque giorni che non dormo, passo il tempo a piangere, non so come aiutarli. L’unico modo per fare qualcosa per loro è organizzare una raccolta di tutto quanto necessario e spedirlo il prima possibile. La mia iniziativa – precisa – è nata senza alcun fine politico, solo umanitario. Ringrazio i volontari della Croce Azzurra di Cala Gonone con i quali abbiamo organizzato una raccolta di beni di prima necessità. Il tutto è cominciato lunedì scorso. Abbiamo chiamato l'associazione Oci, Organizzazione cittadini immigrati, di Cagliari che ha sede anche a Olbia. La raccolta sta andando benissimo in poco tempo».
L’Organizzazione dei cittadini immigrati lancia un appello: «Preghiamo tutte le persone di buon cuore di non rimanere indifferenti alla sofferenza del popolo ucraino e contribuire secondo la propria possibilità economica. Servono bende, cerotti, pannolini, pannoloni per anziani, disinfettante, cotone, farmaci come tachipirina e antidolorifici, abbigliamento invernale, alimenti a lunga scadenza come omogenizzati, riso, cibo in scatola, merendine, acqua, latte in polvere».
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