La Nuova Sardegna

Vince la violenza ma fiorisce la solidarietà

di Francesca Biancu*
Vince la violenza ma fiorisce la solidarietà

Il popolo ucraino resiste e difende il suo Paese, il mondo intero deve stare accanto a chi lotta contro i soprusi

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“Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili che non hanno mai imbracciato un fucile e non sanno perché gli arriva in testa una bomba”. Con queste parole Gino Strada voleva mettere in evidenza tutta la brutalità e le conseguenze della guerra. Studiamo nei libri di storia le battaglie del passato, per ricordare, per renderci conto delle conseguenze dei conflitti che hanno spesso coinvolto innocenti, eppure oggi sembriamo solo essere al punto di partenza. L’uomo dimostra ancora di non poter vivere senza uccidere e sembra non comprendere che nessuna ragione è valida per dare inizio a questo, non valida per far soffrire chi non lo merita. Il 24 febbraio del 2022 il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina con un discorso aggressivo quanto sinistro. “Per chi interferisce conseguenze mai viste prima. Siamo pronti a tutto. Denazificare Kiev”, ha detto in quella preregistrazione che ha seminato il panico ormai in tutto il mondo. Ragioni imperialiste, frutto di un governo capitalista che non può fare a meno di espandersi per mettere in luce i propri privilegi. Nessuna preoccupazione per le conseguenze, per i morti, per chi potrebbe soffrire.

Ed è così che sono partiti i bombardamenti in Ucraina. Persone che facevano la loro vita normale, andavano al lavoro, a scuola, si sono ritrovate a scappare dalla loro casa, a nascondersi per evitare la morte. In questo momento un mio pensiero va a tutti i ragazzi della mia età che vedono il loro futuro in macerie; le immagini delle città ucraine sono forti, drammatiche, sembrano far riaffiorare brutti ricordi di conflitti che si sperava non sarebbero più riemersi. La parola guerra è al centro delle argomentazioni degli ultimi giorni, eppure sembrava una parola così lontana, così remota. È possibile che si sia arrivati a tutto questo? Il popolo ucraino è determinato, non si arrende e combatte, ma soffre molto. In quelle stesse immagini ho visto cuori spezzati, persone sole, speranze spente e affetti perduti. Il governo ucraino ha reso possibile per i cittadini la vendita delle armi, così da potersi difendere in caso d’attacco anche presso le proprie abitazioni. C’è poi chi cerca di andare via, ma non sempre ce la fa e se ci riesce deve allontanarsi dalle persone che ama. E il terrore sta iniziando ormai a diffondersi ovunque. Francesca Mannocchi, giornalista italiana inviata in Ucraina, in collegamento da Kramatorsk, racconta: “Sono le 5:30 di mattina qui a Kramatorsk; mezz'ora fa siamo stati svegliati da alcune ripetute esplosioni piuttosto violente, poi interrotte. Sono state colpite nello stesso momento Kiev e Odessa». E poi: «Stiamo aspettando di capire con il nostro autista e i cittadini di Kramatorsk come si organizzano i civili qui, se hanno intenzione di lasciare immediatamente la città”. Emblematiche sono le proteste pacifiche di migliaia di cittadini di San Pietroburgo, che si sono riuniti in piazza. Sono immagini che commuovono e fanno riflettere. In questo momento dobbiamo dimostrare il più possibile la nostra solidarietà al popolo ucraino, informandoci, leggendo i giornali, tenendoci sempre preparati a conoscere le novità giorno per giorno. È molto brutto dover parlare di questo, ma trattare questi argomenti ci permette di non essere assenti davanti ad avvenimenti così complessi e drammatici. Non è solo un modo per diffondere le informazioni, ma anche per ricordare a noi stessi che una guerra è sempre sbagliata.

D’altronde come diceva Albert Einstein: “Io non so con quali armi sarà combattuta la terza Guerra Mondiale, ma la quarta Guerra mondiale sarà combattuta con bastoni e pietre”.

*Francesca frequenta il Liceo classico Azuni a Sassari



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