La Nuova Sardegna

Tar, sentenze più veloci mentre i ricorsi crescono

di Mauro Lissia
Tar, sentenze più veloci mentre i ricorsi crescono

Il presidente Dante D’Alessio: «Entro cinque anni potrebbe sparire l’arretrato» 978 cause nel 2021, 1003 decisioni. In vetta sempre edilizia, urbanistica e appalti

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CAGLIARI. Il trenta per cento dei ricorsi al Tar viene definito nello stesso anno in cui è proposto, il sessanta per cento entro il secondo anno. Le domande cautelari collegiali vengono decise in media in 35 giorni, la sentenza arriva in 140 giorni ma molto prima se la materia dell’istanza è di particolare interesse pubblico. Sono numeri che confermano la tendenza della giustizia amministrativa a dare risposte in tempi sempre più rapidi, una tendenza che sembra ormai aver cancellato l’idea anni fa molto diffusa secondo cui rivolgersi ai giudici di piazza del Carmine equivalesse a entrare in un labirinto temporale senza uscita.

Secondo il presidente Dante D’Alessio, che ieri mattina ha aperto con la sua relazione l’anno giudiziario amministrativo in Sardegna, la zavorra di ricorsi arretrati che da sempre rallenta il lavoro dei magistrati potrebbe scomparire nell’arco di cinque anni. Sempre che il trend attuale - 1003 ricorsi definiti nel 2021 con 769 sentenze e 234 decreti decisori, 2276 ricorsi pendenti su 2326 dell’anno precedente - venga confermato e il dato sui ricorsi presentati (978 in dodici mesi, quindicesimo posto a livello nazionale) non continui ad aumentare. Eventualità non certo remota, in una fase storica come quella attuale in cui alla complessità delle norme si aggiunge la crescente mole di interessi che portano aziende e cittadini a confliggere con l’amministrazione pubblica. Certo è che se da un lato la giustizia garantisce risposte rapide, dall’altro incentiva la voglia di ricorrervi, malgrado i costi siano piuttosto scoraggianti. Basta analizzare i numeri: 139 ricorsi in più nel 2021, di questi 56 riguardano appalti per opere pubbliche e 145 il settore dell’edilizia e urbanistica, da sempre aree di alto peso economico e di conseguenza territorio di scontro giudiziario. Significativo anche il dato sulle domande cautelari, che viaggiano su un binario accelerato perché dovrebbero corrispondere a esigenze urgenti: nel 2021 le ordinanze sono state 281, i decreti cautelari urgenti 113.

I numeri però non possono essere solo numeri, perché corrispondono a decisioni spesso di grande importanza destinate ad essere valutate. Il riscontro sono i ricorsi in appello al Consiglio di Stato e l’esito di questi: le sentenze del Tar Sardegna appellate sono il 20 per cento, di cui solo una su cinque viene riformata. Come dire che il 95 per cento delle decisioni assunte a Cagliari diventa definitivo. Una curiosità: in tema di appalti è stato accolto solo il 14 per cento dei ricorsi, appena otto le domande cautelari che hanno avuto successo. I dati confermano comunque che il Tar non è più quel ricovero di carteggi polverosi che era un tempo, al contrario è diventato un tribunale che sa reagire anche a situazioni avverse: D’Alessio ha fatto cenno alla pandemia e alla trattazione dei ricorsi da remoto. Quindi alla mancanza, per buona parte dell’anno passato, di due giudici. Il tutto in un quadro di norme sempre meno chiaro: «Ai giudici amministrativi - ha detto D’Alessio - il compito di verificare la corretta applicazione da parte delle amministrazioni delle disposizioni normative e il compito di valutare il corretto esercizio del potere discrezionale per la cura dell’interesse pubblico». E’ accaduto spesso, di recente: dalle iniziative contro la tutela del paesaggio alla continuità territoriale, fino alle zone a colori anti-Covid. Casi in cui, molto spesso, il Tar rappresenta la salvezza.

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