La Nuova Sardegna

Dal lavoro nell’isola alle trincee di Kiev

Dal lavoro nell’isola alle trincee di Kiev

Alessandro, 40enne ucraino, sta tornando in patria per combattere i russi

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VIENNA. Alessandro è un pescatore. È nato in Ucraina, nelle case di campagna della provincia di Kiev, dieci anni fa è emigrato a Cagliari. Lui, 40enne, e una vita da agricoltore alle spalle, ricorda di essere andato via e sbarcato in terra straniera per cercare lavoro. La famiglia, moglie e figli, è rimasta nella cittadina natale: sarebbe dovuta trasferirsi a Cagliari, all’inizio dell’estate. Niente da fare, in dieci giorni la vita è stata travolta e stravolta dalla guerra. Sul pontile scoperto della nave che dalla Sardegna lo sta riportando sulla terra ferma, è sempre lui, Alessandro, a raccontare lo stesso viaggio di dieci anni fa. Stavolta contromano, come fa capire con un arco disegnato col dito su delle vetrate appannate. Ma è non è un viaggio controvoglia: ha sentito il richiamo della Patria, del nazionalismo messo a rischio e costretto all’angolo dai russi. «Torno in Patria per difenderla dagli attacchi. Noi ucraini resisteremo, non ci faremo spazzare via da chi vorrebbe strapparci la democrazia. L’abbiamo conquistata con sacrificio e rivolte, non possono rimetterci sotto il tallone di qualche despota, messo lì da Putin».

Alessandro, che rifiuta di farsi fotografare, “meglio essere prudenti” aggiunge, si arruolerà nelle milizie ucraine, l’esercito dei civili messo su all’improvviso, nei primi giorni dell’invasione russa, e senza che nessun governante pretendesse alcunché. Tutto è stato spontaneo, ma anche obbligato dai colpi di mortaio. Da solo l’esercito regolare mai ce l’avrebbe fatta a tener testa agli invasori. Alessandro, il pescatore, fa sapere di aver già un posto assegnato in una delle trincee, scavate davanti agli uffici pubblici di Kiev, come fossero un’ultima ed estrema barriera. Reggeranno quei sacchetti di sabbia che fanno venire alla mente vecchie battaglie, mentre oggi basterebbe schiacciare un pulsante per scatenare la catastrofe nucleare? «Noi ucraini, in modo o nell’altro, vinceremo questa guerra che nessuno di noi e nessuno al mondo, a parte Putin, avrebbe voluto né oggi e neanche mai. Però l’Europa, più che la Nato, deve schierarsi davvero dalla nostra parte», ribatte Alessandro, prima di infilarsi il cappuccio, tirar su la cerniera della tuta mimetica e scomparire nella nebbia del porto di Livorno. In fondo alla banchina, lo aspetta un minivan nero, con i vetri oscurati. Direzione: il confine ucraino, il resto è tutto in mistero. Le milizie arruolano e agiscono nell’ombra.

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