Diario di viaggio dei pullman sardi in Ucraina: giorno 3
La missione umanitaria per portare nell'isola 80 bambini di un orfanotrofio del Donbass. Terza giornata del diario del viaggio dei due bus che dalla Sardegna hanno raggiunto il confine con l'Ucraina per prendere i piccoli. Il 14enne Kriew, grazie a una telefonata tra Cappellacci e Giulini, ha ottenuto un provino nelle giovanili del Cagliari
Ore 18. Prima sosta nel viaggio di rientro. Ancora in Polonia. È l’ora della merenda: le torte sono state preparate dalle suorine di Cracovia. Crostata alle mele e pandispagna con crema e mirtilli. Nel piazzale di un triste parcheggio per camionisti transfrontalieri, esplode la festa, per i bambini del Donbass, all’indomani della fuga precipitosa dalla guerra. Il viaggio è ancora lungo, troppo lungo. Fedir, 8 anni, è alle prese con un videogioco: è tipo Pac-man, era boomer, ma molto più sofisticato e rumoroso. In tre o quattro gli stanno attorno: è un campionato, ognuno aspetta di entrare in gioco. Il viaggio della speranza e della libertà ritrovata pian piano si sta trasformando in una chiassosa gita scolastica. Impensabile, sabato notte nella baraonda militare del confine ucraino.
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Ore 16. Il primo pranzo libero a bimbi, bimbe e ragazzi e ragazze del Donbass è stato regalato dal ristorante “Sant’Antioco”, gestito a Cracovia dai sardo-lucani Antonio, Santo e Stefano. È stata una domenica di festa nel refettorio delle suore della Cattedrale. Niente foto, però, ha imposto la severa ma generosa madre Badessa. Zuppa, pasta all’italiana e tanti dolci, nel menu. Poi il riposo della sera, il viaggio di ritorno sarà lungo 20 ore, nei materassi stesi sulle brandine nella sala preghiere prima della navata. I profughi stanno tutti bene, ha confermato il medico Luigi Cadeddu. Nessuno di loro piange più. Anzi, c’è chi ha il morale alle stelle. È Kriew, l’ala avanzata delle giovanili dell’Odessa: determinazione e il “tiro a giro”, le caratteristiche. Con un telefonata al presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, il parlamentare Ugo Capellacci ha chiesto e ottenuto un provino per le giovanili rossoblù. Kriew lo sognava e dopo la fuga dalla guerra, ha scoperto che i sogni si possono avverare. Alle 17 la partenza da Cracovia per Livorno: 1350 chilometri. Sarà un’altra dura prova per il gruppo affidato al console Anthony Grande. La Sardegna è ancora abbastanza lontana.
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Ore 9. Il rientro a Cracovia è stato lungo quattro ore. Altre 20 serviranno per arrivare a Livorno, poi l’imbarco per Olbia e infine sulla Carlo Felice direzione Cagliari. È qui, in una casa sul lungo mare, che saranno ospitati gli 80 bambini portati in salvo dalla carovana della solidarietà, organizzata, con un blitz nella martoriata Ucraina, dal console Anthony Grande e dal parlamentare Ugo Cappellacci. Bimbe e bimbi, ragazze e ragazzi, vivevano tutti nell’orfanotrofio allargato del Donbass. Da lì sono fuggiti dalle bombe, insieme alle loro otto mamme affidatarie. Al loro arrivo a Cracovia sono stati accolti dalle suore della carità della cattedrale. Oggi, a mezzogiorno, è in programma un grande pranzo. Un unico tavolo per salvatori e messi in salvo. Sarà una domenica di festa per tutti. Con un gran finale: fette spesse tre dita di Makoviec, il dolce tipico di Cracovia non solo a Natale. Ha un suo significato preciso: augura abbondanza e fertilità e, per questo, è simbolo di buona fortuna. Buona vita agli 80 piccoli profughi, da oggi in poi.
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Ore 7. La stanchezza non esiste. Un sorriso spazza via tutto, e se sono ottanta puoi dire di aver visto tutto della vita. Perché cancellano anche le quattro ore in fila, a passo lento, molto lento, che hanno segnato il tempo per uscire dal complicato confine ucraino. Gli occhi azzurri del bimbo in lacrime, ma che poi si fa cullare da una ninna nanna fatte di parole a lui sconosciute, è salvifico. Felici, come una squadra di calcio al rientro da una trasferta vittoriosa in terra straniera. Una volta, nelle Coppe, i gol valevano doppio. Stavolta mille volte tanto. A sollevare un trofeo che non vedi, ma senti forte nel cuore e nella mente, senza clamori, sono stati questi 80 piccoli profughi in fuga dalla guerra e dagli orrori. Il più piccolo ha quattro anni. Il suo nome è Sasha, viveva fra l’orfanotrofio del Donbass e la casa della mamma che lo ha in affido sin dalla nascita, come altri quattro: le case famiglia, nei paesi dell’Est, sono organizzate e gestite, fra e in quattro mura. Sasha e il suo orsacchiotto, Aleksander, molto più avanti nell’età, è grigio e splelacchiato, sono inseparabili sul bus della carovana della libertà, che oggi dimenica partirà alla volta della Sardegna. Uno dei ragazzini più grandi è Kriew, 14 anni e qualche mese. Calcia le punizioni a foglia morta, alla Pirlo per intenderci. Volete la prova? E’ in un video che, orgoglioso, propone e impone a chiunque gli vada incontro. Sotto il giubbotto, ha la maglia azzurro-nera dell’Odessa, ma per una rossoblù, con su il logo “Sardegna isola magica”, farebbe anche venti giri di campo e li ha già fatti eccome in questo suo scampolo di vita. Che il Cagliari calcio gli regali un provino.
Ore 1,20. I bus, dopo quattro ore in fila, hanno superato il confine con la Polonia, lasciando il territorio ucraino.
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