«Draghi non firmi il decreto Sardegna»
Il presidente della Regione Solinas: «Prima serve una linea condivisa»
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STRASBURGO. La Regione chiederà al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, di non firmare il decreto energia per la Sardegna.
«È mia intenzione - ha detto il presidente Christian Solinas intervenendo al congresso della Cisl - chiedere al presidente Draghi, prima che dalla Sardegna emerga una posizione condivisa, di non emanare alcun decreto che imponga e faccia calare dall'alto le scelte sull’ energia in Sardegna. Coinvolgerò – ha aggiuto il presidente Solinas – tutte le forze sindacali e le Università, per cercare insieme una nuova via e la soluzione ad una visione mortificante e penalizzante per la nostra terra».
Il presidente della Regione ha anche ribadito le critiche a un atteggiamento ondivago nella politica energetica nazionale per la Sardegna: «Siamo passati da alcuni punti fermi ed accettati quali la metanizzazione con la realizzazione di una dorsale che desse sicurezza al mondo produttivo, ad una serie di virate e cambi di rotta generati dal contrasto tra aziende dello Stato, tra Snam ed Enel che avevano visioni diverse dello sviluppo energetico dell'isola. Ecco che oggi, con la guerra alle porte di casa, qualcuno si rende conto che nel tempo questo paese ha rinunciato anche alla propria autonomia energetica, e si riparla di carbone e di una serie di progetti accantonati con una leggerezza spaventosa».
Ora su questi temi il presidente cerca una sponda al di fuori del palazzo regionale: «Credo che il sindacato e la politica regionale possano e debbano in questo particolare momento storico sedersi attorno ad un tavolo, per indicare una via che metta al centro gli interessi di quest'isola sia sotto il profilo dell’approvvigionamento energetico che sotto altri temi di importanza vitale».
«È mia intenzione - ha detto il presidente Christian Solinas intervenendo al congresso della Cisl - chiedere al presidente Draghi, prima che dalla Sardegna emerga una posizione condivisa, di non emanare alcun decreto che imponga e faccia calare dall'alto le scelte sull’ energia in Sardegna. Coinvolgerò – ha aggiuto il presidente Solinas – tutte le forze sindacali e le Università, per cercare insieme una nuova via e la soluzione ad una visione mortificante e penalizzante per la nostra terra».
Il presidente della Regione ha anche ribadito le critiche a un atteggiamento ondivago nella politica energetica nazionale per la Sardegna: «Siamo passati da alcuni punti fermi ed accettati quali la metanizzazione con la realizzazione di una dorsale che desse sicurezza al mondo produttivo, ad una serie di virate e cambi di rotta generati dal contrasto tra aziende dello Stato, tra Snam ed Enel che avevano visioni diverse dello sviluppo energetico dell'isola. Ecco che oggi, con la guerra alle porte di casa, qualcuno si rende conto che nel tempo questo paese ha rinunciato anche alla propria autonomia energetica, e si riparla di carbone e di una serie di progetti accantonati con una leggerezza spaventosa».
Ora su questi temi il presidente cerca una sponda al di fuori del palazzo regionale: «Credo che il sindacato e la politica regionale possano e debbano in questo particolare momento storico sedersi attorno ad un tavolo, per indicare una via che metta al centro gli interessi di quest'isola sia sotto il profilo dell’approvvigionamento energetico che sotto altri temi di importanza vitale».
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