[EMPTYTAG]Bombe russe su[EMPTYTAG]lla tregua Zelensky pronto al dialogo
[EMPTYTAG]Colpiti i corridoi umanitari a Mariupol e Sumy, bloccata l’evacuazione dei civili Il presidente ucraino apre al compromesso ma non vuole sentir parlare di resa
3 MINUTI DI LETTURA
[FIRMA&LUOGO]di Luca Mirone
<MC>ROMA
[TESTO]Alcune migliaia di civili ucraini sono riusciti a fuggire, ma sui corridoi umanitari hanno continuato a piovere bombe. E circa 300mila persone restano intrappolate a Mariupol. La città martire del sud è il simbolo di un Paese piegato dall'orso russo ma non ancora spezzato, ha assicurato Volodymyr Zelensky. Anche se il leader ucraino per la prima volta ha aperto a un confronto con Mosca su Donbass, Crimea e ingresso nella Nato. Evocando la possibilità di accettare anche pesanti rinunce, pur di fermare Vladimir Putin. Nel tredicesimo giorno di guerra Zelensky ha continuato a guidare la resistenza dal suo bunker di Kiev. Pronto, tuttavia, a discutere tutte le richieste avanzate da Vladimir Putin. «Sui territori temporaneamente occupati e le pseudo-repubbliche non riconosciute da nessuno tranne la Russia, possiamo trovare un compromesso su come vivranno questi territori», ha spiegato Zelensky in un'intervista alla Abc, a proposito delle regioni separatiste del Donbass e della Crimea. E ha fatto intendere che si può discutere anche sulla rinuncia di Kiev alla Nato: «Ho raffreddato la questione molto tempo fa, dopo aver capito che la Nato non è disposta ad accettare l'Ucraina».
Qualcosa si potrebbe muovere domani in Turchia, con il faccia a faccia tra i ministri degli Esteri Kuleba e Lavrov. «Ma sono pronto per il dialogo, non per la capitolazione», ha precisato Zelensky, che ha assunto toni più marziali in un video-intervento al parlamento britannico. «Non ci arrenderemo, la Russia è uno stato terrorista e noi la combattiamo», ha scandito tra gli applausi di Westminster. E ha sedotto i parlamentari con una citazione di Churchill e ponendosi la domanda «shakespeariana, essere o non essere». E «la nostra risposta è sì», ha assicurato, vogliamo «esistere». Salvo poi tornare a criticare la Nato per non aver imposto una no-fly zone. Ieri sera però la Polonia ha annunciato un accordo con gli Usa per il trasferimento di tutti i Mig-29 di fabbricazione russa polacchi «immediatamente e senza costi» ad una base americana in Germania, una mossa che potrebbe preludere alla consegna dei jet all'Ucraina tanto invocata da Zelensky.
Sui cieli ucraini per ora continuano a volare solo i caccia di Putin. E neanche il quarto tentativo di aprire passaggi sicuri ai civili, con una tregua, ha avuto il successo sperato. All'inizio della giornata le forze armate russe hanno comunicato l'apertura di cinque vie di fuga. E nella regione nord-orientale di Sumy sono partiti i primi convogli di bus. Dopo qualche ora, però, gli ucraini hanno denunciato una ripresa dei bombardamenti. Che nel corso della notte avevano provocato almeno 21 morti, tra cui 10 bambini. A Mariupol, dove si concentra la maggior parte dei civili da evacuare, Kiev ha accusato Mosca di «tenere in ostaggio 300mila civili». Nella città del Mar Nero, senza più acqua ed elettricità, la situazione è disperata, tanto che un «bambino è morto di disidratazione», ha denunciato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. È stata Kiev ad impedire l'accesso ai corridoi, ha replicato Mosca. Nuovi corridoi, hanno detto i russi, saranno aperti oggi.
La mappa dell'invasione è rimasta sostanzialmente invariata. Il fronte più caldo resta il sud, con l'assedio a Mariupol e i radar russi puntati su Odessa. Anche se, sempre secondo Washington, «non ci sono indicazioni» di un attacco a breve. A Kharkiv si continua a resistere, ma i russi avrebbero colpito un impianto di ricerca nucleare. Cresce l'allerta su Kiev, dove secondo alcuni analisti i russi potrebbero attaccare entro 24-96 ore. «Ci prepariamo alla difesa della città», ha fatto sapere il sindaco-pugile Vitaly Klitschko.
<MC>ROMA
[TESTO]Alcune migliaia di civili ucraini sono riusciti a fuggire, ma sui corridoi umanitari hanno continuato a piovere bombe. E circa 300mila persone restano intrappolate a Mariupol. La città martire del sud è il simbolo di un Paese piegato dall'orso russo ma non ancora spezzato, ha assicurato Volodymyr Zelensky. Anche se il leader ucraino per la prima volta ha aperto a un confronto con Mosca su Donbass, Crimea e ingresso nella Nato. Evocando la possibilità di accettare anche pesanti rinunce, pur di fermare Vladimir Putin. Nel tredicesimo giorno di guerra Zelensky ha continuato a guidare la resistenza dal suo bunker di Kiev. Pronto, tuttavia, a discutere tutte le richieste avanzate da Vladimir Putin. «Sui territori temporaneamente occupati e le pseudo-repubbliche non riconosciute da nessuno tranne la Russia, possiamo trovare un compromesso su come vivranno questi territori», ha spiegato Zelensky in un'intervista alla Abc, a proposito delle regioni separatiste del Donbass e della Crimea. E ha fatto intendere che si può discutere anche sulla rinuncia di Kiev alla Nato: «Ho raffreddato la questione molto tempo fa, dopo aver capito che la Nato non è disposta ad accettare l'Ucraina».
Qualcosa si potrebbe muovere domani in Turchia, con il faccia a faccia tra i ministri degli Esteri Kuleba e Lavrov. «Ma sono pronto per il dialogo, non per la capitolazione», ha precisato Zelensky, che ha assunto toni più marziali in un video-intervento al parlamento britannico. «Non ci arrenderemo, la Russia è uno stato terrorista e noi la combattiamo», ha scandito tra gli applausi di Westminster. E ha sedotto i parlamentari con una citazione di Churchill e ponendosi la domanda «shakespeariana, essere o non essere». E «la nostra risposta è sì», ha assicurato, vogliamo «esistere». Salvo poi tornare a criticare la Nato per non aver imposto una no-fly zone. Ieri sera però la Polonia ha annunciato un accordo con gli Usa per il trasferimento di tutti i Mig-29 di fabbricazione russa polacchi «immediatamente e senza costi» ad una base americana in Germania, una mossa che potrebbe preludere alla consegna dei jet all'Ucraina tanto invocata da Zelensky.
Sui cieli ucraini per ora continuano a volare solo i caccia di Putin. E neanche il quarto tentativo di aprire passaggi sicuri ai civili, con una tregua, ha avuto il successo sperato. All'inizio della giornata le forze armate russe hanno comunicato l'apertura di cinque vie di fuga. E nella regione nord-orientale di Sumy sono partiti i primi convogli di bus. Dopo qualche ora, però, gli ucraini hanno denunciato una ripresa dei bombardamenti. Che nel corso della notte avevano provocato almeno 21 morti, tra cui 10 bambini. A Mariupol, dove si concentra la maggior parte dei civili da evacuare, Kiev ha accusato Mosca di «tenere in ostaggio 300mila civili». Nella città del Mar Nero, senza più acqua ed elettricità, la situazione è disperata, tanto che un «bambino è morto di disidratazione», ha denunciato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. È stata Kiev ad impedire l'accesso ai corridoi, ha replicato Mosca. Nuovi corridoi, hanno detto i russi, saranno aperti oggi.
La mappa dell'invasione è rimasta sostanzialmente invariata. Il fronte più caldo resta il sud, con l'assedio a Mariupol e i radar russi puntati su Odessa. Anche se, sempre secondo Washington, «non ci sono indicazioni» di un attacco a breve. A Kharkiv si continua a resistere, ma i russi avrebbero colpito un impianto di ricerca nucleare. Cresce l'allerta su Kiev, dove secondo alcuni analisti i russi potrebbero attaccare entro 24-96 ore. «Ci prepariamo alla difesa della città», ha fatto sapere il sindaco-pugile Vitaly Klitschko.
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