I Mig 29 polacchi in partenza per Kiev
I jet militari, grazie alla mediazione di BoJo, verso una base militare in Germania
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[FIRMA&LUOGO]di Alessandro Logroscino
<MC>LONDRA
[TESTO]I jet militari che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede disperatamente alla Nato, a costo di metterla in potenziale rotta di collisione diretta con Mosca, sono pronti al decollo. Partiranno dalla Polonia, per ora in direzione di una base Usa in Germania, ma con più che probabile destinazione finale Kiev. L'intesa è stata anticipata ieri sera e riguarda tutti i Mig-29 di fabbricazione sovietica rimasti in dotazione all'aeronautica di Varsavia. Con la speranza che l'artificio della triangolazione esponga meno i polacchi al pericolo di ritrovarsi bersaglio di una qualche rappresaglia ravvicinata della Russia.
O almeno offra loro il paravento della superpotenza americana. A mediare versa questa soluzione è stato apparentemente il premier britannico Boris Johnson. Protagonista nel pomeriggio di un vertice con i leader delle nazioni est-europee del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e soprattutto Polonia) in prima linea sulla trincea del confine orientale dell'Alleanza Atlantica con Mosca. Leader convocati in fretta e furia alla Lancaster House londinese, alla ricerca di una quadra con la strategia d'incremento del sostegno «difensivo» all'Ucraina evocata in simbiosi negli ultimi giorni dall'amministrazione democratica di Joe Biden e dal governo Tory di BoJo. Il risultato del vertice non si è limitato alle dichiarazioni ufficiali attraverso cui i quattro ospiti (il polacco Mateusz Morawiecki, l'ungherese Viktor Orban, il ceco Petr Fiala, lo slovacco Eduard Heger) hanno concordato sulla necessità d'intensificare ulteriormente la pressione delle sanzioni sulla Russia in risposta alle «barbare azioni» imputate allo zar del Cremlino.
Poiché poco dopo è rimbalzato l'annuncio del via libera di Varsavia al trasferimento «immediato e senza costi» dei suoi Mig-29 ad una base americana in Germania, come ha annunciato il ministero degli Esteri polacco: secondo una mossa che pare preludere alla successiva consegna dei (non nuovissimi) jet a Kiev. Di suo Johnson ci ha messo nero su bianco l'impegno del Regno Unito a rafforzare la presenza militare in Polonia a tutela dell'alleato. E, ci si augura, a scopo dissuasivo.
Una promessa, riecheggiata pure dal ministro della Difesa di Londra, Ben Wallace, militare di carriera prestato alla politica e veterano dell'Afghanistan, che sembra aver contribuito in effetti a dissipare le preoccupazioni espresse dalla leadership polacca rispetto a una prospettiva di maggior coinvolgimento militare in Ucraina respinta alla vigilia ancor più apertamente dal primo ministro ungherese Orban. BoJo si è richiamato alla memoria di Winston Churchill e ai suoi toni da chiamata alle armi dell'epoca dell'aggressione nazista. In ballo, ha ammonito rivolgendosi ai «meravigliosi» alleati dell'Europa centro-orientale che un tempo erano «dietro la Cortina di Ferro», vi è questa volta la minaccia attribuita alla Russia di Putin.
<MC>LONDRA
[TESTO]I jet militari che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede disperatamente alla Nato, a costo di metterla in potenziale rotta di collisione diretta con Mosca, sono pronti al decollo. Partiranno dalla Polonia, per ora in direzione di una base Usa in Germania, ma con più che probabile destinazione finale Kiev. L'intesa è stata anticipata ieri sera e riguarda tutti i Mig-29 di fabbricazione sovietica rimasti in dotazione all'aeronautica di Varsavia. Con la speranza che l'artificio della triangolazione esponga meno i polacchi al pericolo di ritrovarsi bersaglio di una qualche rappresaglia ravvicinata della Russia.
O almeno offra loro il paravento della superpotenza americana. A mediare versa questa soluzione è stato apparentemente il premier britannico Boris Johnson. Protagonista nel pomeriggio di un vertice con i leader delle nazioni est-europee del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e soprattutto Polonia) in prima linea sulla trincea del confine orientale dell'Alleanza Atlantica con Mosca. Leader convocati in fretta e furia alla Lancaster House londinese, alla ricerca di una quadra con la strategia d'incremento del sostegno «difensivo» all'Ucraina evocata in simbiosi negli ultimi giorni dall'amministrazione democratica di Joe Biden e dal governo Tory di BoJo. Il risultato del vertice non si è limitato alle dichiarazioni ufficiali attraverso cui i quattro ospiti (il polacco Mateusz Morawiecki, l'ungherese Viktor Orban, il ceco Petr Fiala, lo slovacco Eduard Heger) hanno concordato sulla necessità d'intensificare ulteriormente la pressione delle sanzioni sulla Russia in risposta alle «barbare azioni» imputate allo zar del Cremlino.
Poiché poco dopo è rimbalzato l'annuncio del via libera di Varsavia al trasferimento «immediato e senza costi» dei suoi Mig-29 ad una base americana in Germania, come ha annunciato il ministero degli Esteri polacco: secondo una mossa che pare preludere alla successiva consegna dei (non nuovissimi) jet a Kiev. Di suo Johnson ci ha messo nero su bianco l'impegno del Regno Unito a rafforzare la presenza militare in Polonia a tutela dell'alleato. E, ci si augura, a scopo dissuasivo.
Una promessa, riecheggiata pure dal ministro della Difesa di Londra, Ben Wallace, militare di carriera prestato alla politica e veterano dell'Afghanistan, che sembra aver contribuito in effetti a dissipare le preoccupazioni espresse dalla leadership polacca rispetto a una prospettiva di maggior coinvolgimento militare in Ucraina respinta alla vigilia ancor più apertamente dal primo ministro ungherese Orban. BoJo si è richiamato alla memoria di Winston Churchill e ai suoi toni da chiamata alle armi dell'epoca dell'aggressione nazista. In ballo, ha ammonito rivolgendosi ai «meravigliosi» alleati dell'Europa centro-orientale che un tempo erano «dietro la Cortina di Ferro», vi è questa volta la minaccia attribuita alla Russia di Putin.
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