SASSARI. Non siamo all’economia di guerra dei racconti dei nonni, ma non era probabilmente mai successo in maniera così eclatante che i prezzi schizzassero alle stelle tanto da mettere a rischio praticamente ogni settore della nostra vita. Il conflitto, quello dei bambini e delle donne uccise, non è qua, anche se informazione e social ce lo fanno sentire nostro, ma gli effetti economici si sentono tutti e il consumatore e l’imprenditore si svegliano ogni mattina con l’impressione di dover indossare un elmetto virtuale per proteggersi da qualcosa che sembra peggio della pandemia, che stanno ancora pagando carissima.
Ciò che è successo ieri e avanti ieri, con l’assalto a market e rifornitori di carburante anche in Sardegna per la paura infondata di un lungo sciopero in arrivo è la riprova del clima che si vive. La madre di tutti gli aumenti è il prezzo delle bollette. Quindi la risalita folle dei prezzi petroliferi, che hanno mandato in orbita benzina, gasolio e gas. A seguire l'aumento dei prezzi dei cereali che stanno mettendo in crisi in particolare gli allevamenti, pastifici, panifici e industrie dolciarie senza considerare che l’isola dipende per l’80 per cento proprio dai due Paesi belligeranti.
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