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«Isola, gap enorme: il Pnrr non basta»

«Isola, gap enorme: il Pnrr non basta»

Incontro di Fondazione Segni e università di Sassari con De Pascale (Confindustria) e gli economisti Paci e Deidda

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SASSARI. Non dobbiamo illuderci che il Pnrr possa di colpo risolvere i problemi strutturali dell’isola, ma è certamente un’occasione fondamentale da cui partire per cambiare il volto della nostra regione. È uno dei concetti emersi durante la tavola rotonda su Youtube organizzata da Fondazione Segni e nella quale il moderatore Luca Deidda, economista e docente dell’Università di Sassari, ha voluto focalizzare la discussione su infrastrutture per la mobilità sostenibile, transizione ecologica e transizione digitale. Alla domanda se il Pnrr debba essere solo piano nazionale o avere strategie locali, sia Raffaele Paci, economista e docente dell’università di Cagliari, che Maurizio De Pascale, presidente regionale di Confindustria, si sono trovati d’accordo nel sostenere che non possa che essere un piano nazionale in un quadro di strategie europee, ma che Regioni, Comuni e partner debbano essere partecipi delle scelte per sfruttarlo al meglio.

Ed è parlando di trasporti che Paci ha affermato come il Pnrr «non risolverà i problemi infrastrutturali, siamo incredibilmente indietro e ci vorranno 100 anni per colmare il gap, impossibile farlo con un fondo che va speso entro il 2026». Corretto quindi puntare su step, come «treni elettrici o a idrogeno, le opere nelle stazioni (Macomer, Oristano), l’unitarietà tra sistemi aeroportuali e ferrovie, il raddoppio di alcuni tratti che servono il traffico dei pendolari». E ha comunque sottolineato che non servano solo strutture fisiche, ma anche capacità gestionale, facendo l’esempio di un porto canale di Cagliari gigantesco ma abbandonato. De Pascale ha raccontato di aver fatto notare al ministro Cingolani come la Sardegna abbia delle “unicità” che ne frenano lo sviluppo: «È l’unica regione che ha solo 40 km di doppi binari, senza metano, senza autostrade e con un capoluogo (Nuoro) non connesso alla rete ferroviaria. Insomma mancano le condizioni per decollare e combattere lo spopolamento. Con gli 11,5 miliardi che nei prossimi anni si calcola possano arrivare dai vari fondi si può almeno pensare di partire per un cambiamento».

Energia: De Pascale ha messo in chiaro che «l’isola non può fare a meno del metano e Snam è pronta a realizzare la dorsale». Questo non significa non puntare sulle rinnovabili, «ma c’è il problema delle tante comunità locali che non vogliono impianti fotovoltaici ed eolici invasivi». Per Paci bisogna «puntare in modo deciso a diventare regione a emissioni zero. Non so quando avverrà, ma sarebbe un messaggio forte. Le rinnovabili sono il futuro e attraverso il Pnrr bisogna svilupparle in modo credibile, smettendola di demonizzare ogni progetto di produzione da eolico e solare e ipotizzare chissà quali complotti. Ma nel frattempo la transizione è necessaria e per forza va fatta col metano», bocciando nettamente l’ipotesi di sfruttare di nuovo il carbone. «Occorre decidere dove mettere gli impianti, salvaguardando paesaggio e agricoltura e sfruttando zone compromesse dal punto di vista ambientale».

Quindi la digitalizzazione: per De Pascale si è mancato molto sul piano della formazione per far conoscere le potenzialità della tecnologia a livello di pubblica amministrazione, mentre le imprese hanno fatto passi avanti con corsi specifici». Per Paci «è inutile portare la fibra in tutti i paesi della Sardegna se poi non la accende nessuno, inutile accenderla se non ci sono contenuti. Portare la rete è facile, ma la gestione (parola chiave della discussione, ndc) specie da parte della pubblica amministrazione è quello che conta per un pieno utilizzo». (a.palmas)

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