La Nuova Sardegna

Michela Mura (guide turistiche) 

«Niente stranieri, ma a noi non danno ristori»

«Niente stranieri, ma a noi non danno ristori»

SASSARI. Il Covid ha tenuto lontani dall’isola per due lunghi anni le comitive di turisti stranieri, notoriamente i più interessati alle visite ai siti culturali. A pagare il conto le guide...

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SASSARI. Il Covid ha tenuto lontani dall’isola per due lunghi anni le comitive di turisti stranieri, notoriamente i più interessati alle visite ai siti culturali. A pagare il conto le guide turistiche, veri ambasciatori della nostra regione, che hanno lavorato pochissimo. L’associazione Argts raccoglie molte delle 3000 figure abilitate, specie coloro che portano i turisti in giro per la Sardegna sui bus. «Tutte le attività hanno sofferto – spiega la presidente Michela Mura – ma nel nostro non si tratta di rialzare una saracinesca e riprendere, perché c’è da riavviare tutto un movimento di persone e un mercato che per ora non si sblocca, come quello dei turisti australiani, americani o giapponesi. Ciò che si è riusciti a fare in queste due stagioni di pandemia è stato legato ai flussi degli italiani, con ottimi numeri, ma come sappiamo prediligono il mare piuttosto che le mete culturali. Le norme anti Covid cui devono giustamente sottostare le comitive dei bus e chi accede ai musei hanno frenato il mercato lavorativo – spiega Mura – limitando un mercato italiano che ha già numeri ridotti e tenendo lontani gli stranieri. Io ad esempio, lavoravo molto con gli americani, ma se ne sono visti pochi o nulla e ho dovuto riconvertirmi su settori inflazionati».

Le guide turistiche sono completamente ferme dallo scorso settembre: «Abbiamo affrontato un inverno con poche risorse – dice la presidente Argts – e abbiamo dovuto pagarci i nostri bravi contributi Inps, requisito fondamentale per ricevere gli aiuti. I fondi Resistere ci erano stati promessi un anno e mezzo fa, l’erogazione entro maggio 2021, ma nessuno ha ancora visto nulla. Anzi no: ogni tanto ci arrivano richieste di integrazione della documentazione, la proceduta allestita è farraginosa come poche. Vorrei far capire che abbiamo bisogno anche noi dio garanzie per continuare a investire in una professione che ha bisogno di aggiornamento continuo, con i relativi costi». Molti hanno cambiato attività, col rischio di perdere un patrimonio di professionalità che non si crea da un giorno all’altro. «Per raccontare la Sardegna nella maniera giusta (oggi che fioriscono in maniera incontrollata ogni genere di leggende sull’isola) occorre studio, bisogna saper gestire i gruppi, gli aspetti psicologici, la sicurezza. Quando ci saranno di nuovo le condizioni, potrebbero non esserci più le figure adeguate», avverte.

E ora la guerra: «Piove sul bagnato – dice Michela – Per gli stranieri extraeuropei infatti il conflitto è in Europa, non in Ucraina. E questo rischia di tenerli ancora lontani. E ciò che ci preoccupa è anche l’assenza di vere politiche per il turismo, basti dire che abbiamo una risorsa come il trenino verde che non funziona. È una materia buona per i convegni, ma nessuno ci ha mai creduto davvero, come dimostrano le lacune nel settore dei trasporti». (a.palmas)

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