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«È dura, ma la nostra battaglia è giusta»

«È dura, ma la nostra battaglia è giusta»

Nell’area industriale di Tossilo tra i camionisti che hanno fermato i loro mezzi

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MACOMER. «Continueremo a incrociare le braccia, il gasolio costa troppo per rimetterci in strada. Pretendiamo risposte e soluzioni dalla politica regionale sulla continuità territoriale commerciale. Fino ad allora resteremo qui, anche a rischio di far svuotare gli scaffali dei supermercati».

Gli autotrasportatori che dal 14 marzo presidiano la zona industriale di Tossilo, a Macomer, non sono intenzionati a gettare la spugna. «La notte scorsa è stata dura- ammette il portavoce Alessandro Musiu-. Abbiamo patito il freddo, ma non possiamo e non vogliamo arrenderci. Protestiamo per una giusta causa. Questo ci dà la forza per andare avanti a oltranza».

Da due giorni i cassoni dei camion sono vuoti. Al loro interno solo coperte e viveri. Lo stretto necessario per affrontare la “lotta”. Ieri mattina i mezzi pesanti, parcheggiati sul raccordo della 131, si sono messi in moto solo per raggiungere Bauladu e tornare indietro.

Una marcia lenta la loro, accompagnata dal risuonare dei clacson per risvegliare le coscienze «Che- tuona Musiu- sono dormienti. Dei politici locali e regionali neanche l’ombra. Nessuna solidarietà da parte loro, a parte quella del presidente dell’Unione dei Comuni del Marghine, Gian Pietro Arca. Lo stesso dicasi per le comunità. Vorremmo che gli allevatori, gli agricoltori e la gente comune fossero al nostro fianco. Ci piacerebbe che la Sardegna intera scendesse in piazza per ribellarsi pacificamente. Per chiedere ai governanti un cambio di strategia».

«Non riusciamo più a sopravvivere. Ci sono troppe spese da affrontare- spiega Mauro Arca (Arca Nicolò trasporti Silanus) -. Si pensi solo al pedaggio autostradale che, per la tratta Pisa-Milano è passato dai 96 euro del 2018 ai 165 euro dell’anno in corso».

«Senza dimenticare- aggiunge Stefano Loddo (F.lli Loddo Ortueri) i tempi di pagamento dei committenti che vanno dai 60 ai 90 giorni. Dovrebbero essere ridotti, così come il prezzo del carburante e dei biglietti della nave».

«Ho nove camion fermi - dice sconsolato Alessandro Musiu -. Sono stato costretto ad aumentare le tariffe per non licenziare i miei dipendenti. Continuo a domandarmi quanto a lungo potremo andare avanti così»

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