«Vogliamo che questo incubo finisca presto»
di Luca Urgu
Nuoro, due donne e una bambina in fuga accolte dall’ex giocatrice di pallamano Irina Uvarovska
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NUORO. Un’ora per partire, portandosi dietro appena uno zaino, lasciandosi tutto alle spalle con la speranza di ritrovare quel mondo di affetti il più presto possibile. La guerra le ha convinte ad andare via, a scappare macinando chilometri in un lungo viaggio a tappe in mezza Europa fino a Nuoro. Qui da noi l’approdo sicuro dove non piovono bombe e non si spara per strada ma i pensieri di quello che succede in patria ci sono tutti. Tonia, Julia e sua figlia Ivanka di 16 anni sono ospiti da una settimana di Irina Uvarovska, ex giocatrice professionista di pallamano e istruttrice nella palestra di via Piemonte. Lei, ormai da tre lustri a Nuoro, ha offerto assieme a suo marito un approdo sicuro nella loro casa di via Ballero. Tonia, Julia e Ivanka faticano a nascondere l’emozione: «Nessuno di noi avrebbe mai immaginato una situazione del genere appena venti giorni fa. Le scene di guerra che abbiamo visto prima di venire e che vediamo anche ora in tv e su internet sono una sofferenza continua», dicono quelle che con un termine generalista si possono definire profughe.
Irina, ormai nuorese adottiva, traduce le loro parole e anche lei fa fatica a non essere travolta dall’emozione. «Chi avrebbe mai immaginato questa involuzione e un’escalation sempre più violenta e pericolosa per la popolazione civile. Il mio pensiero va a mia madre anziana che abita vicino a Kiev e a mio fratello che come tanti è entrato a far parte dell’esercito dei volontari disposti a tutti per difendere il paese, la libertà è una condizione economica guadagnata negli anni e con fatica», dice Irina che ha accompagnato le connazionali per una passeggiata rigenerante al parco di Sant’Onofrio.
Tonia e Giulia in mezzo a questa tremenda tragedia hanno almeno toccato con mano la grande umanità profusa da tante persone nel loro persona. Dai primi giorni di accoglienza in Polonia dopo le lunghe ore di attesa alla frontiera, alle attenzioni rivenute anche qua da associazioni e semplici cittadini. Tra tutti Anna Corsi e Don Luciano Monni che hanno portato una spesa. Gesti concreti anche dal Comune e dalla preside dell’istituto Ciusa, Silvia Meloni, che si sono subito attivati hanno per iscrivere Ivanka a scuola. Che ha iniziato le lezioni martedì. Il loro desiderio è uno solo e per arrivarci non usano di certo giri di parole. «Vogliamo la pace, riprendere la nostra vita. Ritornare nelle nostre case. Uscire il prima possibile da questa situazione di emergenza, di follia. Riabbracciare i nostri cari e anche i nostri animali abbandonati perché non potevamo portarli con noi», dicono all’unisono.
I loro uomini, mariti e fidanzati sono rimasti in Ucraina per difendere con tutte le forze il paese: «Li sentiamo più volte al giorno e proviamo a farci forza a vicenda. Anche se la situazione come potete bene immaginare è molto difficile e muta in continuazione. L’unica cosa che vogliamo è la pace e che questo incubo finisca al più presto».
Irina, ormai nuorese adottiva, traduce le loro parole e anche lei fa fatica a non essere travolta dall’emozione. «Chi avrebbe mai immaginato questa involuzione e un’escalation sempre più violenta e pericolosa per la popolazione civile. Il mio pensiero va a mia madre anziana che abita vicino a Kiev e a mio fratello che come tanti è entrato a far parte dell’esercito dei volontari disposti a tutti per difendere il paese, la libertà è una condizione economica guadagnata negli anni e con fatica», dice Irina che ha accompagnato le connazionali per una passeggiata rigenerante al parco di Sant’Onofrio.
Tonia e Giulia in mezzo a questa tremenda tragedia hanno almeno toccato con mano la grande umanità profusa da tante persone nel loro persona. Dai primi giorni di accoglienza in Polonia dopo le lunghe ore di attesa alla frontiera, alle attenzioni rivenute anche qua da associazioni e semplici cittadini. Tra tutti Anna Corsi e Don Luciano Monni che hanno portato una spesa. Gesti concreti anche dal Comune e dalla preside dell’istituto Ciusa, Silvia Meloni, che si sono subito attivati hanno per iscrivere Ivanka a scuola. Che ha iniziato le lezioni martedì. Il loro desiderio è uno solo e per arrivarci non usano di certo giri di parole. «Vogliamo la pace, riprendere la nostra vita. Ritornare nelle nostre case. Uscire il prima possibile da questa situazione di emergenza, di follia. Riabbracciare i nostri cari e anche i nostri animali abbandonati perché non potevamo portarli con noi», dicono all’unisono.
I loro uomini, mariti e fidanzati sono rimasti in Ucraina per difendere con tutte le forze il paese: «Li sentiamo più volte al giorno e proviamo a farci forza a vicenda. Anche se la situazione come potete bene immaginare è molto difficile e muta in continuazione. L’unica cosa che vogliamo è la pace e che questo incubo finisca al più presto».
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