Mezzi fermi all’Isola Bianca: «Non possiamo lavorare»
di Dario Budroni
Olbia, centinaia di trasportatori e 500 autocarri da giorni sul vialone per il porto Tensione con il sindaco Nizzi: «Hanno ragione ma devono protestare a Roma»
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OLBIA. Il cuore della protesta batte attorno a una piccola rotatoria. Poco lontano dai moli del porto olbiese, lungo il vialone che collega il centro della città all’Isola Bianca, gli autotrasportatori si stringono nei loro giubbotti in attesa di buone notizie dalle colonnine dei distributori di carburante. Il tempo lo ammazzano arrostendo della carne e distribuendo arance e spicchi di pizza. Ma nessuna distrazione: ogni notizia che arriva dagli altri colleghi sparsi per la Sardegna viene commentata in gruppo, tutti insieme. Da lunedì mattina, nel presidio del porto di Olbia, si scrive una delle pagine più importanti della protesta spontanea degli autotrasportatori sardi. Nessuno è contento di stare lì, ma la situazione – come spiegano – lo richiede. «Noi, ovviamente, preferiamo lavorare – dice Giuseppe Ena, autotrasportatore di Bitti –. E speriamo di poterlo fare il prima possibile. Ma con le cifre attuali del gasolio per noi è diventato impossibile. Rimanere fermi, ormai, conviene di più». Il costo del gasolio, da novembre, con un grande balzo nelle ultime settimane, è aumentato di circa 75 centesimi a litro. Poi ci sono da aggiungere tutti gli altri costi – anche questi in aumento – come quelli delle gomme e soprattutto delle traversate in nave.
Il blocco. Gli autotrasportatori in presidio sono centinaia. E sono oltre 500 i camion fermi lungo il viale e nei grandi parcheggi del porto. I colleghi che sbarcano dalle navi – spesso inconsapevoli della protesta – vengono invitati a fermarsi lì. Passano solo i camion che trasportano latte, medicinali, carburante, lievito, scarti di animali. L’idea è quella di andare avanti a oltranza, finché le cose non cambieranno. «Sì, fino a quando non vedremo dei risultati che ci permettano di lavorare dignitosamente – spiega Maria Grazia Angius, di Olbia –. Tutte queste persone, qui da tre giorni, vogliono soltanto lavorare con un minimo di guadagno. Chiediamo di ascoltarci. Le ragioni principali sono: caro gasolio, accise e le ore di carico e di scarico nelle varie consegne». Gli autotrasportatori, che hanno dalla loro parte una buona fetta dell’opinione pubblica, non si sentono soli. «E la cosa importante è che siamo appoggiati dalle grandi flotte. Anche loro ci hanno dato un sostegno. Forse è la prima volta che si uniscono al cosiddetto piccolo padroncino» prosegue Angius. Al presidio si presenta anche Angelo Cocciu, consigliere regionale di Forza Italia: «Bisogna trovare un modo per aiutare gli autotrasportatori. Sarebbe importante fare un consiglio regionale sul tema e inviare una mozione a Roma».
Tensione col sindaco. E al presidio, in serata, è passato anche il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. Ci sono però stati alcuni momenti di tensione, con tanto di contestazione dopo le sue parole. «Sono andato a portare la solidarietà della città – spiega Nizzi –. Loro hanno ragione, ma né Olbia né la Regione potranno dare loro delle risposte. Devono andare a Roma. Sono andato lì per chiedere, dopo tre giorni, di togliere il blocco. Una protesta a oltranza non fa che danneggiare tutta l’isola. Se la merce non può né scendere né salire sulle navi, il problema diventa serio. Io sto con chi soffre e so bene che è difficile, ma la gente deve poter vivere e mangiare».
Il blocco. Gli autotrasportatori in presidio sono centinaia. E sono oltre 500 i camion fermi lungo il viale e nei grandi parcheggi del porto. I colleghi che sbarcano dalle navi – spesso inconsapevoli della protesta – vengono invitati a fermarsi lì. Passano solo i camion che trasportano latte, medicinali, carburante, lievito, scarti di animali. L’idea è quella di andare avanti a oltranza, finché le cose non cambieranno. «Sì, fino a quando non vedremo dei risultati che ci permettano di lavorare dignitosamente – spiega Maria Grazia Angius, di Olbia –. Tutte queste persone, qui da tre giorni, vogliono soltanto lavorare con un minimo di guadagno. Chiediamo di ascoltarci. Le ragioni principali sono: caro gasolio, accise e le ore di carico e di scarico nelle varie consegne». Gli autotrasportatori, che hanno dalla loro parte una buona fetta dell’opinione pubblica, non si sentono soli. «E la cosa importante è che siamo appoggiati dalle grandi flotte. Anche loro ci hanno dato un sostegno. Forse è la prima volta che si uniscono al cosiddetto piccolo padroncino» prosegue Angius. Al presidio si presenta anche Angelo Cocciu, consigliere regionale di Forza Italia: «Bisogna trovare un modo per aiutare gli autotrasportatori. Sarebbe importante fare un consiglio regionale sul tema e inviare una mozione a Roma».
Tensione col sindaco. E al presidio, in serata, è passato anche il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. Ci sono però stati alcuni momenti di tensione, con tanto di contestazione dopo le sue parole. «Sono andato a portare la solidarietà della città – spiega Nizzi –. Loro hanno ragione, ma né Olbia né la Regione potranno dare loro delle risposte. Devono andare a Roma. Sono andato lì per chiedere, dopo tre giorni, di togliere il blocco. Una protesta a oltranza non fa che danneggiare tutta l’isola. Se la merce non può né scendere né salire sulle navi, il problema diventa serio. Io sto con chi soffre e so bene che è difficile, ma la gente deve poter vivere e mangiare».
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