Danni per milioni: nei campi sale la rabbia
di Roberto Petretto
I produttori agricoli sono i più toccati dal blocco dei trasporti Traffico marittimo dei cargo ridotto di due terzi in questa settimana
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SASSARI. Dopo cinque giorni è arrivato il momento della conta dei danni: il “non sciopero” degli autotrasportatori non ha prodotto risultati significativi sul prezzo dei carburanti, ma ne sta producendo, e di pesanti, sulla già sofferente economia sarda.
Non ci sono cifre precise sulle conseguenza che il blocco sta infliggendo alle aziende che si servono del trasporto su gomma per il trasporto delle merci. Un dato, però, può essere significativo: il gruppo Onorato effettua un servizio esclusivamente cargo tra Olbia e Livorno, tre volte ad andare e tre a tornare ogni settimana. In questi giorni di proteste nei porti è stato effettuato un solo viaggio e neppure al massimo carico. In maniera un po’ empirica si può stimare che i traffici via mare (le altre compagnie sono più o meno nella stessa situazione), si siano ridotti di due terzi.
Ma quello del traffico marittimo non è l’unico indicatore. Danni a prodotti già pronti e deperibili vengono segnalati da diverse realtà. Il Consorzio del pecorino romano ancora non può quantificare il volume di merce perduta. Di certo ci sono alcuni container fermi che rischiano di perdere la coincidenza con navi dirette negli Stati uniti d’America.
E i prodotti freschi (come la ricotta di pecora) dopo qualche giorno non sono più utilizzabili dunque vanno buttati via. Ma ci sono anche altri prodotti a rischio per cui bisogna rispettare un range di consegna perché il distributore deve avere a disposizione un arco di tempo abbastanza lungo prima della scadenza. «Anche con scadenza 3 mesi - spiegano dal Consorzio - per fare un esempio, vanno consegnati entro una decina di giorni, altrimenti i destinatari non li ritirano più».
Coldiretti azzarda una stima su alcuni prodotti agricoli: «Le produzioni di carciofo in Sardegna in questo periodo si stimano intorno ai 20-25 milioni di euro. Le perdite in questi quattro giorni di blocchi sono state di oltre 2milioni di euro».
Un’altra stima arriva dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori: 15 milioni di euro di danni per l'ortofrutta regionale e per le 2.500 aziende del settore (nel complesso 7.200 ettari), rappresentate all'80% da carciofeti. «Il blocco dell'autotrasporto si va ad aggiungere ai pesanti rincari di materie prime, concimi e prodotti energetici, che stanno seriamente compromettendo la tenuta del comparto primario regionale». In particolare il settore zootecnico versa in condizioni disperate: mancano mangimi per gli allevamenti: «molte aziende sono a rischio chiusura o macellazione dei capi.
«Dal primo giorno della protesta, e continuiamo a farlo ancora oggi, ci siamo appellati al buon senso degli autotrasportatori, affinché capiscano che dietro i camion di carciofi, pomodori, asparagi e tanti altri prodotti agricoli c’è il lavoro di migliaia di lavoratori e il sostentamento di altrettante famiglie - dice il presidente di Confagricoltura Sardegna, Paolo Mele -. Bloccare le merci deperibili nei porti, e quindi farle andare a male, vuol dire dare l’ennesimo schiaffo a chi ha seminato, messo a dimora le piantine, curato i campi e seguito la raccolta prima di incassettare i prodotti e inviarli verso i mercati d’oltre mare. Significa alimentare una guerra tra chi fatica tutti i giorni senza capire che quest’anno c’è stata in Sardegna una delle peggiori stagioni climatiche degli ultimi decenni».
Per questo «vedere tornare indietro oggi il proprio carico in azienda e doverlo buttare – ha proseguito Mele - è una ingiustizia intollerabile, che rischia di offuscare le condivisibili motivazioni della protesta».
«Siamo di fronte a una vera e propria escalation, che si è spinta ben oltre il semplice presidio annunciato e autorizzato delle autorità, tanto da tradursi in forti tensioni - spiega il presidente della Copagri Sardegna, Ignazio Cirronis - . L’agricoltura isolana, al pari di altri settori, è ostaggio di alcuni che non accettano le idee della maggioranza dei trasportatori».
Da qui una nuova richiesta per «un pronto e deciso intervento del Viminale, poiché in gioco ci sono l’ordine pubblico e la salute e la sicurezza dei cittadini; è necessario fare pressione sulle prefetture locali, affinché si adoperino per garantire il completo sblocco dei presidi tuttora in atto e per garantire il regolare flusso delle merci».
Autotrasportatori, allevatori e imprese del nord Sardegna intanto hanno confermato la protesta organizzata per questa sera, con una manifestazione a Ozieri con trattori e camion contro il caro carburanti e contro l'impennata dei prezzi delle materie prime che stanno mettendo in ginocchio le aziende isolane.
La manifestazione inizierà alle 18.30 con partenza dalla rotatoria di Chilivani, per poi proseguire in corteo sulla provinciale 1 e la Statale 597, direzione Olbia, sino al padiglione fieristico di San Nicola. Qui ci sarà il raduno finale con il dibattito.
Non ci sono cifre precise sulle conseguenza che il blocco sta infliggendo alle aziende che si servono del trasporto su gomma per il trasporto delle merci. Un dato, però, può essere significativo: il gruppo Onorato effettua un servizio esclusivamente cargo tra Olbia e Livorno, tre volte ad andare e tre a tornare ogni settimana. In questi giorni di proteste nei porti è stato effettuato un solo viaggio e neppure al massimo carico. In maniera un po’ empirica si può stimare che i traffici via mare (le altre compagnie sono più o meno nella stessa situazione), si siano ridotti di due terzi.
Ma quello del traffico marittimo non è l’unico indicatore. Danni a prodotti già pronti e deperibili vengono segnalati da diverse realtà. Il Consorzio del pecorino romano ancora non può quantificare il volume di merce perduta. Di certo ci sono alcuni container fermi che rischiano di perdere la coincidenza con navi dirette negli Stati uniti d’America.
E i prodotti freschi (come la ricotta di pecora) dopo qualche giorno non sono più utilizzabili dunque vanno buttati via. Ma ci sono anche altri prodotti a rischio per cui bisogna rispettare un range di consegna perché il distributore deve avere a disposizione un arco di tempo abbastanza lungo prima della scadenza. «Anche con scadenza 3 mesi - spiegano dal Consorzio - per fare un esempio, vanno consegnati entro una decina di giorni, altrimenti i destinatari non li ritirano più».
Coldiretti azzarda una stima su alcuni prodotti agricoli: «Le produzioni di carciofo in Sardegna in questo periodo si stimano intorno ai 20-25 milioni di euro. Le perdite in questi quattro giorni di blocchi sono state di oltre 2milioni di euro».
Un’altra stima arriva dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori: 15 milioni di euro di danni per l'ortofrutta regionale e per le 2.500 aziende del settore (nel complesso 7.200 ettari), rappresentate all'80% da carciofeti. «Il blocco dell'autotrasporto si va ad aggiungere ai pesanti rincari di materie prime, concimi e prodotti energetici, che stanno seriamente compromettendo la tenuta del comparto primario regionale». In particolare il settore zootecnico versa in condizioni disperate: mancano mangimi per gli allevamenti: «molte aziende sono a rischio chiusura o macellazione dei capi.
«Dal primo giorno della protesta, e continuiamo a farlo ancora oggi, ci siamo appellati al buon senso degli autotrasportatori, affinché capiscano che dietro i camion di carciofi, pomodori, asparagi e tanti altri prodotti agricoli c’è il lavoro di migliaia di lavoratori e il sostentamento di altrettante famiglie - dice il presidente di Confagricoltura Sardegna, Paolo Mele -. Bloccare le merci deperibili nei porti, e quindi farle andare a male, vuol dire dare l’ennesimo schiaffo a chi ha seminato, messo a dimora le piantine, curato i campi e seguito la raccolta prima di incassettare i prodotti e inviarli verso i mercati d’oltre mare. Significa alimentare una guerra tra chi fatica tutti i giorni senza capire che quest’anno c’è stata in Sardegna una delle peggiori stagioni climatiche degli ultimi decenni».
Per questo «vedere tornare indietro oggi il proprio carico in azienda e doverlo buttare – ha proseguito Mele - è una ingiustizia intollerabile, che rischia di offuscare le condivisibili motivazioni della protesta».
«Siamo di fronte a una vera e propria escalation, che si è spinta ben oltre il semplice presidio annunciato e autorizzato delle autorità, tanto da tradursi in forti tensioni - spiega il presidente della Copagri Sardegna, Ignazio Cirronis - . L’agricoltura isolana, al pari di altri settori, è ostaggio di alcuni che non accettano le idee della maggioranza dei trasportatori».
Da qui una nuova richiesta per «un pronto e deciso intervento del Viminale, poiché in gioco ci sono l’ordine pubblico e la salute e la sicurezza dei cittadini; è necessario fare pressione sulle prefetture locali, affinché si adoperino per garantire il completo sblocco dei presidi tuttora in atto e per garantire il regolare flusso delle merci».
Autotrasportatori, allevatori e imprese del nord Sardegna intanto hanno confermato la protesta organizzata per questa sera, con una manifestazione a Ozieri con trattori e camion contro il caro carburanti e contro l'impennata dei prezzi delle materie prime che stanno mettendo in ginocchio le aziende isolane.
La manifestazione inizierà alle 18.30 con partenza dalla rotatoria di Chilivani, per poi proseguire in corteo sulla provinciale 1 e la Statale 597, direzione Olbia, sino al padiglione fieristico di San Nicola. Qui ci sarà il raduno finale con il dibattito.
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