La Nuova Sardegna

Tolti gli ultimi blocchi gli scaffali restano vuoti

di Antonello Palmas
Tolti gli ultimi blocchi gli scaffali restano vuoti

Market in difficoltà sul fresco e altre merci, a giorni il ritorno alla normalità

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SASSARI. Ci sarà tempo per discutere sulle modalità di un blocco, quello attuato nei porti dagli autotrasportatori che manifestavano contro l’aumento dei carburanti, che è riuscito a frenare l’intera economia regionale. Sotto accusa un tipo di protesta spinto all’eccesso e che secondo molti somiglia tanto all’immagine di chi si dà la zappa sui piedi, pur comprendo la disperazione per i costi insostenibili. Ieri interi scaffali della grande distribuzione, che ha nonostante tutto retto abbastanza bene l’emergenza, erano desolatamente vuoti, specie nei settori ortofrutta, carne, olio per frittura, pasta, uova, farina, nonostante il giorno prima fosse stato levato l’ultimo presìdio rimasto, quello di Olbia. E in alcuni banconi spiccavano solo i cartelli che si scusavano per gli inconvenienti non voluti.

Quanto tempo ci vorrà per ripristinare la normalità? Non è una cosa semplice, occorrerà qualche giorno per rimettere in piedi una macchina complicata, che andrebbe tenuta accesa come un altoforno. Michele Orlandi, direttore d’area di Conad: «Abbiamo già cominciato a ricevere un po’ di merce, soprattutto dal porto di Cagliari che si è sbloccato prima, e la situazione pian piano tende a normalizzarsi. Naturalmente avremo qualche giorno di disagio, penso fino martedì, ammesso che vada tutto liscio. Dopo la pausa del weekend, lunedì (oggi, ndc) cominciano ad arrivare i freschi, come frutta e latticini, il settore su cui abbiamo avuto le maggiori difficoltà. Abbiamo rastrellato tutto il possibile sul mercato locale e cercato di distribuire la merce in maniera da non lasciare sfornito nessuno dei punti vendita. Anche diversi grandi produttori hanno avuto a loro volta difficoltà e hanno dovuto sospendere le produzioni perché mancava la materia prima, la plastica, il cartone». Una complicazione importante – dice Orlandi – che spero non ricapiti, perché saremmo davvero in difficoltà. Lo spero anche per i trasportatori e mi fa un po’ paura la loro nuova minaccia di riprendere le manifestazioni. Per quanto ci compete abbiamo già trattato dei rinnovi con il nostro parco autisti e avevamo già riconosciuto degli aumenti in ragione dei maggiori costi prima dei recenti super-rincari. Così non abbiamo avuto problemi nel distribuire la merce, avendo tre magazzini in Sardegna (Codrongianos, Villacidro e Monastir)». Quanto successo sta spingendo a ripensare l’organizzazione: «Di norma aumentiamo un po‘ le scorte in vista dell’estate, ma è probabile che ora anticiperemo i tempi».

«Dopo lo sblocco degli ultimi scali – dice Stefano Ibba, direttore generale del Gruppo Fratelli Ibba (Crai) -, già da sabato diversi container viaggiavano verso i grandi magazzini. Il problema ora riguarda i prodotti freschi, si dovranno accertare le scadenze perché quelli superfreschi potrebbero non essere più vendibili. Il fatto è che i fornitori non stavano caricando più i mezzi, così occorre rifare gli ordini, caricare la merce, arrivare in Sardegna, raggiungere le piattaforme e distribuire ai punti vendita. Riteniamo che un po’ dappertutto si possa ripristinare la normalità entro almeno 4-5 giorni». Problemi anche – spiega Ibba – per «alcune categorie merceologiche nell’isola hanno una produzione molto contenuta, come il settore avicolo (carne di pollo, tacchino), i cui fornitori sono nella penisola; e poi tutti gli ortofrutticoli non prodotti in Sardegna (ad esempio ananas, banane). In questi giorni abbiamo cercato di migliorare ancor di più la trattazione dei prodotti sardi, nonostante per un’azienda come la nostra che fa di questa filosofia il cavallo di battaglia, sia difficile spingersi oltre». Anche il Gruppo Ibba afferma di essere «intervenuto in anticipo coprendo la differenza del costo del gasolio dopo gli aumenti, ma è chiaro che pur non scioperando anche i nostri autotrasportatori sono stati coinvolti nei blocchi, o perché la 131 non era percorribile o per solidarietà con i colleghi. Alla fine comunque i danni, pur gravi, sono risultati contenuti. Sicuramente questa vicenda ci insegna che il made in Sardegna vada privilegiato, non solo in casi di emergenza come questo, ma cercando di aiutare le filiere locali e attuando programmi sostenibili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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