Alimentari e ristoranti, a Sassari i rincari più alti
Per una famiglia sarda 1.622 euro in più di spesa. Nel resto d’Italia va peggio
SASSARI. Ma quanto mi costi? Il tormentone di una vecchia pubblicità dell’allora gestore unico telefonico Sip è sempre più d’attualità. La Nuova da mesi si sta occupando dell’aumento dei prezzi al consumo con servizi che hanno toccato i vari settori: dalla colazione al bar alla spesa per pranzo e cena, dalle materie prime per l’edilizia al costo per il pieno di carburante. Poi la situazione è precipitata, con un andamento negativo dell’economia a cui si è aggiunta anche la guerra in Ucraina. I dati sull’inflazione hanno fornito stime precise su quanto questa situazione abbia pesato sulle tasche degli italiani e dei sardi.
L’isola vive una situazione ancora più pesante rispetto alla penisola a causa del costo dei trasporti. Anche se, secondo l’Istat, gli ultimi aumenti sono stati meno bruschi qui da noi: in testa alla classifica delle regioni con più rincari, con un'inflazione annua a +6,5%, il Trentino che registra un aggravio medio a famiglia pari a 1.761 euro su base annua, e che vince la classifica con 2.523 euro per una famiglia di 4 persone. Segue la Valle d'Aosta, dove la crescita dei prezzi del 5,9 per cento implica un'impennata del costo della vita pari in media a 1.500 euro e a 2.478 euro per una famiglia di 4 componenti. Al terzo posto la Liguria, +6,4%, con un rincaro annuo di 1.435 e 2.368 euro. Tra le regioni più convenienti c’è appunto la Sardegna con un +6,1 per cento e un aumento di +1.204 euro in media. Siamo un’isola felice? Mica tanto: la base di partenza è sempre più penalizzante rispetto a quella di altre regioni, soprattutto in tema di energia. E comunque la situazione non è uniforme in tutta la Regione. Adiconsum Sardegna ha realizzato uno studio dettagliato che mette a confronto l'andamento dei prezzi al dettaglio nell'Isola, scoprendo che i listini non crescono allo stesso modo nelle varie città. L'indagine dell'associazione prende in esame gli ultimi dati Istat sull'inflazione che in Sardegna ha raggiunto quota +6,1 per cento, pari ad una maggiore spesa annua di 1.622 euro per una famiglia «tipo» residente.
«Prendendo in esame le voci che segnano i rincari più pesanti, il comparto che registra il balzo più forte è quello di energia elettrica, gas e combustibili, con un incremento medio in regione del +60,9 per cento su base annua, che raggiunge il picco +66 per cento ad Olbia - spiega il presidente Giorgio Vargiu -. I prezzi dei prodotti alimentari crescono in media del 6%, ma a Sassari l'aumento è più pesante (6,5%). Per i trasporti si spende in media il 10,5% in più rispetto allo scorso anno, mentre i pacchetti vacanza rincarano del +11%». Più costoso, secondo il report di Adiconsum, andare al ristorante: in Sardegna cenare fuori costa oggi mediamente il 4,1 per cento in più, con il picco del +5,2 a Sassari, città dove registrano aumenti a due cifre anche le tariffe praticate dalle strutture ricettive (+13,6 per cento). Sassari maglia nera in alcuni settori, dunque.
L’allarme era stato lanciato qualche giorno fa dal responsabile dell’Ufficio statistica del Comune, Giuseppe Medda: «Aumenti che non si vedevano da dieci anni fondamentalmente a causa della situazione economica generale. Quando c’è una stagnazione, i prezzi cambiano p oco. Qui invece siamo in presenza di aumenti che pesano soprattutto nelle tasche del ceto medio-basso». «I dati sull'inflazione nell'Isola dimostrano come il costo del caro-bollette sia stato scaricato sui consumatori finali attraverso un incremento dei listini al dettaglio che interessa tutti i settori - denuncia Vargiu - Il nostro timore è che a marzo, con l'emergenza benzina e lo scoppio della guerra in Ucraina, e le relative ripercussioni sui prezzi, in Sardegna si possa raggiungere un tasso di inflazione record ancora più alto di quello registrato a febbraio. Per questo motivo chiediamo al Governo di imporre prezzi amministrati almeno per i generi di prima necessità come gli alimentari e per i beni strategici come luce, gas e carburanti». (r.pe.)
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