I dubbi di Luigi Manconi «Si doveva evitare che finisse così»
Il senatore del Pd sulla morte di Doddore Meloni
«Voglio capire se è stato fatto tutto il possibile per dissuadere Doddore Meloni dal continuare in un’azione che poteva portarlo alla morte». Il senatore Luigi Manconi, da sempre in prima linea nelle battaglie per i diritti umani, non si dà pace. L’esponente del Pd non è un profondo conoscitore della vicenda del fondatore della repubblica di Malu Entu - gli è stata segnalata solo qualche giorno fa - né un simpatizzante della sua politica, ma non è sicuro che sia stato fatto il necessario per evitare il tragico epilogo. «Siamo in presenza di una di quelle situazioni che i filosofi del diritto americani chiamano scelte tragiche. Un conflitto che può non trovare soluzione tra due diritti contrapposti ma ciascuno legittimo».
Quali sono questi diritti?
«Da un lato c’è il diritto dell’individuo all’autodeterminazione, e dunque ad assumere scelte che possono anche costargli la vita. Va ricordato che nel nostro ordinamento è reato l’istigazione al suicidio ma non il suicidio. Dall’altro, invece, c’è il diritto-dovere dello Stato di tutelare l’incolumità e l’integrità fisica dei cittadini. Ovviamente al di là delle opinioni che i cittadini possono avere dello Stato stesso...».
Il caso di Doddore Meloni.
«Nel caso specifico quel diritto alla autodeterminazione a rischio della esistenza era legato a una strategia politica. E questo deve rendere lo Stato ancora più responsabile trattandosi del ricorso a un mezzo non violento qual è lo sciopero della fame. Allora mi chiedo: è stato fatto tutto il possibile per dissuadere l’indipendentista sardo dal continuare in una azione che poteva portarlo alla morte? Sono state messe in atto tutte le mediazioni, le forme non autoritarie di pressione che potevano agevolare l’interruzione dello sciopero?».
Che idea si è fatto?
«Non sono adeguatamente informato, ma, considerato il fatto che Meloni fosse lucido, consapevole e politicamente determinato, ho avuto la sensazione che si sia potuto pensare: è una sua scelta. Il che è giusto ma non sufficiente».
Cosa avrebbe dovuto fare lo Stato?
«Io penso che in una comunità il dovere di soccorso debba trovare le strade, anche le più complicate, le più ardue, perché quel soccorso sia accolto. Non ho informazioni per accusare alcuno ma mi è sembrato che la sua morte sia stata messa nel conto. Era in carcere per reati fiscali. E proprio per questo ritengo che ancora di più lo Stato dovesse occuparsi di lui. Se qualcuno considera lo Stato un nemico questo non è mai un motivo sufficiente perché lo Stato consideri quel qualcuno un proprio nemico. Non vale questa reciprocità. Lo Stato ha tra i suoi valori fondanti la tutela della incolumità fisica dei suoi associati. Anche quando si ribellano».
Magari qualcuno pensava lo sciopero fosse un bluff...
«Questa accusa è la più consueta, soprattutto quando un personaggio è ritenuto eccentrico. Così si è detto per decenni di Marco Pannella. Ma l’attribuzione di eccentricità viene solitamente data agli oppositori, soprattutto a quelli che usano strumenti non convenzionali».
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