La Nuova Sardegna

Il reality coi soldi della Regione: Mariani dovrà pagare un milione

di Mauro Lissia
Il manager Mariano Mariani
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Il manager Mariano Mariani

Corte dei conti:  per i giudici il direttore di Sardegna Promozione non poteva decidere senza una gara pubblica. Sweet Sardinia si rivelò soltanto uno spreco di risorse

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CAGLIARI. C’è il dolo e c’è la colpa grave nella sequenza di scelte che condussero l’allora direttore dell’agenzia Sardegna Promozione, il sassarese Mariano Mariani, a finanziare con 900 mila euro della Regione - poi diventati in transazione un milione e 76 mila euro - il reality televisivo Sweet Sardinia, sul canale La5 della galassia Mediaset, senza una procedura a evidenza pubblica e con una decisione solitaria. È la Corte dei Conti a stabilirlo con una sentenza che ricalca in buona parte le richieste della Procura regionale: colpevole di danno erariale, Mariani dovrà pagare 915.346 euro più la rivalutazione monetaria dal 13 ottobre 2016 e le spese del giudizio. Esce indenne dal procedimento contabile Corrado Camilla, rappresentante dell’azienda di produzione torinese Showlab: mancando il rapporto di servizio con l’ente pubblico, i giudici hanno accolto la tesi degli avvocati Luca Olivetti e Matilde Mura e hanno dichiarato il proprio difetto di giurisdizione.

La sentenza è categorica: quel programma si è rivelato inutile, l’incarico a Showlab siglato il 2 settembre 2013 è da considerarsi nullo, non poteva essere conferito senza una gara ad evidenza pubblica, i contenuti non rispondevano allo scopo perseguito da Sardegna Promozione e in ogni caso non poteva essere il direttore dell’agenzia regionale a scegliere da solo di investire una cifra ingente su un reality il cui oggetto non era altro che le dinamiche di coppia e le relazioni amorose in circostanze critiche, come una lunga navigazione su una barca attorno alla Sardegna.

In altre parole: secondo il pm Giampiero Modeo e ora secondo la Corte le liti tra coniugi e fidanzati - otto puntate da un'ora e altre 35 da mezz'ora - non solo hanno raccolto un ascolto televisivo da prefisso telefonico, ma i venti minuti su 22 ore di filmato dedicati ai marchi Igp, Dop, Stg e Bio della Sardegna non hanno portato ad alcun risultato documentabile sul piano della promozione dei prodotti alimentari. Così come non è bastata a portare l'attenzione del pubblico sui prodotti sardi - è scritto nella sentenza - la presenza a bordo di un nutrizionista e di una cambusa piena di cibo prodotto nell’isola.

Nella ricostruzione dei fatti contenuta in sentenza i giudici ricordano fra l’altro come «la concessione del finanziamento - l’intera somma destinata dalla Regione all’Expo 2015 - ha preceduto l’esame e l’approvazione del progetto», il che dimostra «dispregio e noncuranza alle esigenze di corretta spendita delle risorse pubbliche» da parte di Mariani. I giudici scrivono di «gravissime negligenze» che riguardano anche «la scelta diretta del contraente, con affidamento diretto» per concedere una sponsorizzazione già di per sé in contrasto con le norme.

Mariani, che ora potrà ricorrere in appello a Roma, è stato difeso dagli avvocati Silvio Pinna e Nicolo Zoccheddu, che hanno sostenuto fra l’altro come la legittimità della scelta sia stata confermata dal Tar e dal tribunale di Torino e che la convenzione era stata approvata dalla Film Commission.

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