Omicidio Farci, la zia: «Nessuna pietà per l’assassino di Mirko»
Su Fb la voglia di giustizia: parole durissime contro Masih dopo il rinvio a giudizio Quasi un anno fa il nipote era stato ucciso mentre difendeva la madre dall’ex
LANUSEI. La tensione accumulata nella giornata che ha segnato il rinvio a giudizio di Masih Shahid, l’uomo che ha ucciso il suo figlioccio e ha infierito con diciassette coltellate sulla sorella, si fa strada nelle parole durissime eppure meditate della zia di Mirko Farci.
Stefania Piras, che nel corso dell’udienza preliminare che ha spalancato le porte della Corte d’assise all’operaio pachistano, non ha proferito parola ed è rimasta accanto a Paola sopravvissuta miracolosamente all’aggressione dell’11 maggio, affida ai social il dolore per la perdita di quel ragazzo solare e sorridente e la voglia di giustizia per il delitto che ha ridotto in frantumi la serenità di chi è rimasto.
«La parola felicità non esisterà mai più nella mia famiglia, anzi più correttamente in ciò che resta della mia famiglia» scrive la donna che per il messaggio ha scelto proprio la bacheca del profilo Facebook di Mirko, profilo da dove lo studente 20enne di Tortolì sorride al mondo.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:site:1.41379736:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.41379736:1654683763/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«Questo essere - si legge nelle righe che arrivano a poche ore dalla decisione del gup di Lanusei - ha distrutto tutto ciò che eravamo in appena dieci minuti, e lo ha fatto con intenzione, precisa pianificazione e assoluta determinazione. Non esiste pentimento in lui, ne sono certa, ma solo il rammarico di non essere riuscito a dileguarsi».
Stefania non ha dubbi: ciò che l’uomo ha fatto al nipote non può avere alcun ristoro. «Auspico che gli vengano concesse le stesse chance che lui ha riservato al mio amato figlioccio: ossia nessuna». Ed ancora, per l’uomo che era entrato nella vita di sua sorella Paola portando violenza, sopraffazione e infine morte, non c’è nulla se non l’implacabile giudizio che colpisce chi ha spezzato volontariamente – e secondo la tesi della Procura di Lanusei anche con premeditazione - l’esistenza di un ragazzo colpevole solo di aver difeso sua madre dalle coltellate sferrate dall'ex compagno. «Non merita pietà, non merita indulgenza, non merita perdono. Io – scrive Stefania - ho sete di giustizia. Non vendetta, ma giustizia vera».
La vicenda processuale è solo all’inizio. L’apertura del processo a carico dell’uomo, che nonostante il divieto di avvicinamento si era introdotto nell’appartamento al terzo piano di una palazzina di via Monsignor Virgilio alle prime luci dell’alba, è fissata per il 27 giugno a Cagliari.
Quella giustizia tanto invocata farà il suo corso, le testimonianze si susseguiranno con il carico di ricordi che, udienza dopo udienza, rinnoverà il dolore dei familiari sino alla scrittura della verità processuale.
«Non so quanto tempo avrò ancora da vivere, so solo che sino a che avrò fiato continuerò a lottare affinché l’assassinio di Mirko non resti impunito, il suo sacrificio non sia vano e affinché il suo nome ed il suo gesto non vengano dimenticati. Perché - è l’ultimo pensiero rivolto dalla zia al giovane- lui era davvero un’anima meravigliosa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
