Turismo, di fronte al mare della Gallura chiuso il 90% delle strutture
Giandomenico Mele
Fiori (Federalberghi Olbia): «La questione della continuità territoriale è grave» Si è fatta sentire l’assenza degli italiani, forse spaventati dal caro prezzi
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OLBIA. Il pienone di Pasqua a Olbia forse va bene per le immagini da cartolina. Un conto è la gita fuori porta o il pranzo in agriturismo, un altro il turismo. E l’apertura della stagione non regala certamente sorrisi. Almeno stando a quanto racconta Fabio Fiori, presidente dell’Associazione albergatori di Olbia, una vita tra reception e prenotazioni.
La prima domanda da farsi è perché molti alberghi siano rimasti chiusi davanti a quella Pasqua che nelle previsioni, non solo meteorologiche, avrebbe dovuto segnare l’inizio della stagione turistica. «Il tasso di occupazione media sotto Pasqua è stato tra il 50 e il 60 per cento, noi ci saremmo aspettati il 100 per cento per quelle che erano le premesse – spiega Fiori -. Poi è arrivata la guerra, certo. Gli alberghi della città hanno quasi tutti aperto, perché avevamo programmato già da gennaio. Ci aspettavamo una stagione piena, invece siamo di nuovo penalizzati. Una larga fetta di famiglie con un reddito medio sono state tagliate fuori dalla vacanza in Sardegna. Gli alberghi sul mare, invece, hanno scelto di restare chiusi».
Alberghi sul mare chiusi. Sul banco degli imputati le compagnie aeree e il rialzo indiscriminato delle tariffe per i non residenti. A marcare la differenza tra le aspettative e le strutture ricettive realmente aperte, circa il 60% del totale, c’è stato il passo indietro di molti alberghi sul mare: quasi il 90% è rimasto chiuso. Olbia conta tante località con spiagge da sogno: Porto Rotondo e Porto Istana, Pittulongu e Murta Maria.
«Per molti di loro la stagione vera e propria forse partirà a fine maggio – spiega Fabio Fiori -. Gli alberghi sul mare hanno deciso di non aprire per Pasqua, hanno costi più alti e aprire ora significherebbe avere spese vive senza introiti per un tempo troppo lungo. Non ce la fanno ad aprire in queste condizioni».
L’instabilità per il turismo è deleteria, così pesano conflitto in Ucraina e gli effetti sui costi di energia e materie prime. Ma sono i collegamenti aerei la pietra dello scandalo.
«Siamo delusi dalla politica, la questione della continuità territoriale è grave - dice Fabio Fiori -. Ci siamo illusi con la speranza di avere più compagnie e collegamenti, ci ritroviamo con un Olbia-Roma che costa 600 euro. Una cifra enorme per 15 minuti di volo effettivo» sottolinea indignato il presidente dell’associazione albergatori di Olbia.
«Il costo di un biglietto aereo è anche dieci volte superiore il prezzo di una stanza. Questa è speculazione, è riuscito ad arrivare da noi solo chi ha potuto pagare quelle cifre – prosegue Fiori -. Perché non è stato imposto un tetto massimo al prezzo dei biglietti per i non residenti? I pochi turisti italiani erano tutti furibondi. Chiediamo alla Regione che trovi presto una soluzione».
No programmazione? Il messaggio che sembra filtrare è la mancata capacità di programmare, pur davanti alle difficoltà del momento, tra pandemia e conflitto in Ucraina.
Questo nonostante gli arrivi in aeroporto abbiano fatto registrare, nel weekend pasquale, un flusso di circa 40.000 passeggeri, per un totale di 308 movimenti, con un’offerta di circa 53.000 posti. Con 30 destinazioni e 11 vettori di linea. Senza contare gli arrivi in nave.
«Infatti i tassi di riempimento nei nostri alberghi sono stati ottenuti, per la grande maggioranza, grazie ai clienti provenienti dall’estero – conferma in conclusione Fabio Fiori -. La presenza degli italiani è stata scarsissima. Questo dimostra, a nostro avviso, come con collegamenti a prezzi adeguati, anche se in rialzo, i turisti arrivino. Mentre le tariffe da Roma e Milano hanno fortemente penalizzato i turisti italiani. Quelli di cui, in ogni caso, non possiamo fare a meno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La prima domanda da farsi è perché molti alberghi siano rimasti chiusi davanti a quella Pasqua che nelle previsioni, non solo meteorologiche, avrebbe dovuto segnare l’inizio della stagione turistica. «Il tasso di occupazione media sotto Pasqua è stato tra il 50 e il 60 per cento, noi ci saremmo aspettati il 100 per cento per quelle che erano le premesse – spiega Fiori -. Poi è arrivata la guerra, certo. Gli alberghi della città hanno quasi tutti aperto, perché avevamo programmato già da gennaio. Ci aspettavamo una stagione piena, invece siamo di nuovo penalizzati. Una larga fetta di famiglie con un reddito medio sono state tagliate fuori dalla vacanza in Sardegna. Gli alberghi sul mare, invece, hanno scelto di restare chiusi».
Alberghi sul mare chiusi. Sul banco degli imputati le compagnie aeree e il rialzo indiscriminato delle tariffe per i non residenti. A marcare la differenza tra le aspettative e le strutture ricettive realmente aperte, circa il 60% del totale, c’è stato il passo indietro di molti alberghi sul mare: quasi il 90% è rimasto chiuso. Olbia conta tante località con spiagge da sogno: Porto Rotondo e Porto Istana, Pittulongu e Murta Maria.
«Per molti di loro la stagione vera e propria forse partirà a fine maggio – spiega Fabio Fiori -. Gli alberghi sul mare hanno deciso di non aprire per Pasqua, hanno costi più alti e aprire ora significherebbe avere spese vive senza introiti per un tempo troppo lungo. Non ce la fanno ad aprire in queste condizioni».
L’instabilità per il turismo è deleteria, così pesano conflitto in Ucraina e gli effetti sui costi di energia e materie prime. Ma sono i collegamenti aerei la pietra dello scandalo.
«Siamo delusi dalla politica, la questione della continuità territoriale è grave - dice Fabio Fiori -. Ci siamo illusi con la speranza di avere più compagnie e collegamenti, ci ritroviamo con un Olbia-Roma che costa 600 euro. Una cifra enorme per 15 minuti di volo effettivo» sottolinea indignato il presidente dell’associazione albergatori di Olbia.
«Il costo di un biglietto aereo è anche dieci volte superiore il prezzo di una stanza. Questa è speculazione, è riuscito ad arrivare da noi solo chi ha potuto pagare quelle cifre – prosegue Fiori -. Perché non è stato imposto un tetto massimo al prezzo dei biglietti per i non residenti? I pochi turisti italiani erano tutti furibondi. Chiediamo alla Regione che trovi presto una soluzione».
No programmazione? Il messaggio che sembra filtrare è la mancata capacità di programmare, pur davanti alle difficoltà del momento, tra pandemia e conflitto in Ucraina.
Questo nonostante gli arrivi in aeroporto abbiano fatto registrare, nel weekend pasquale, un flusso di circa 40.000 passeggeri, per un totale di 308 movimenti, con un’offerta di circa 53.000 posti. Con 30 destinazioni e 11 vettori di linea. Senza contare gli arrivi in nave.
«Infatti i tassi di riempimento nei nostri alberghi sono stati ottenuti, per la grande maggioranza, grazie ai clienti provenienti dall’estero – conferma in conclusione Fabio Fiori -. La presenza degli italiani è stata scarsissima. Questo dimostra, a nostro avviso, come con collegamenti a prezzi adeguati, anche se in rialzo, i turisti arrivino. Mentre le tariffe da Roma e Milano hanno fortemente penalizzato i turisti italiani. Quelli di cui, in ogni caso, non possiamo fare a meno».
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