L'accusa: «Diede fuoco alla villa per uccidere la moglie»
Un 64enne di Carbonia a giudizio per omicidio: il 23 giugno in Corte d’Assise. La donna morì soffocata dal fumo, i due figli dell’imputato rischiarono la vita
CAGLIARI. Fuoco alla villetta, muore la moglie bloccata dalla frattura di una gamba e si salvano avventurosamente il marito, i figli e le loro fidanzate, tutti tranne uno scappati dalla finestra: per l’accusa si tratta di un omicidio premeditato, per la difesa un incidente. A stabilirlo sarà la Corte d’Assise, prima udienza il 23 giugno: il rinvio a giudizio è stato deciso dal gup Lucia Perra. L’imputato è Giuseppe Demurtas (64 anni) di Carbonia, la vittima - dell’incidente o del delitto - si chiamava Anna Maria Merola, aveva 59 anni e faceva l’infermiera. In parallelo c’è un altro giudizio aperto dallo stesso processo: Demurtas deve rispondere anche di maltrattamenti nei confronti della moglie e con lui il figlio Roberto (30 anni) che è imputato del secondo reato e parte offesa nell’omicidio.
Gli altri figli e le rispettive fidanzate, che quella notte del 2 agosto 2017 a Medadeddu hanno rischiato la pelle, non si sono costituiti parte civile perché non credono al delitto: per loro, come ha sottolineato il difensore Agostinangelo Marras, il fuoco è partito da un condizionatore. Una certezza fra i dubbi che andranno all’esame dei giudici: il capo d’imputazione firmato dal pm Paolo De Angelis descrive l’accusa di omicidio ma non indica un’ipotesi di movente.
La prova principale è un residuo di benzina riscontrato dai vigili del fuoco in un battiscopa: le fiamme sarebbero partite da là per poi estendersi verso un condizionatore. La difesa dovrà spiegare da dove veniva quel carburante, l’accusa sosterrà che è stato Demurtas a preparare l’incendio. Certo è un caso giudiziario da considerarsi inedito, perché è vero che l’imputato poteva avere ragioni inconfessate per uccidere la moglie. Ma resta difficile accettare l’idea che pur di farla fuori abbia rischiato lui stesso la vita e abbia messo a rischio quella dei due figli e delle giovani donne che dormivano con loro. Risulta che sia stato Demurtas a dare l’allarme, cui seguì un fuggi-fuggi precipitoso: tutti fuori dalle finestre tranne uno dei figli, che riuscì a imboccare la porta d’ingresso.
A restare intrappolata tra fiamme e fumo fu solo Anna Maria Merola, cui una frattura impediva di camminare liberamente: è stata trovata nel pianerottolo del secondo piano, appena fuori dalla porta della sua stanza, che teneva sempre chiusa. Qualcuno poteva salvarla? Qualcuno aveva deciso che doveva morire così, dopo tante liti e controversie familiari di cui, stando alle accuse, era stata vittima? A queste domande dovrà dare una risposta la Corte d’Assise in un dibattimento pubblico che si annuncia teso e complesso. (m.l)
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