La Nuova Sardegna

Fiore sardo, i pastori saranno parte lesa contro gli industriali

Fiore sardo, i pastori saranno parte lesa contro gli industriali

I piccoli produttori contro le aziende dove sono state sequestrate dalla magistratura oltre 400 tonnellate di forme e per le quali è stato negato il dissequestro

24 aprile 2022
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NUORO. Trenta produttori di Fiore Sardo dop, non aderenti al Consorzio di Tutela della dop, si costituiranno parte civile in caso di processo a carico dei produttori industriali a cui sono state sequestrate oltre 400 tonnellate di forme di pecorino con marchio Fiore Sardo Dop. La decisione all'indomani della notizia del dissequestro negato dai giudici per un certo numero di forme di formaggio sulle cui modalità di produzione la magistratura sta indagando.

Il Fiore Sardo è un formaggio sottoposto a un rigido disciplinare ha infuso speranze nei pastori che trasformano il loro latte direttamente in azienda con modalità tradizionali. Invece sul mercato si trovano prodotti industriali. E i piccoli produttori da tempo sostengono che «è quasi impossibile produrre nell'industria casearia a latte crudo». Cosa invece stabilita dal disciplinare del Fiore Sardo.

«Abbiamo sempre affermato di essere parte lesa in una gestione, anche a livello ministeriale, di una Dop che prima che sulla qualità e sul rispetto del disciplinare si basa sui numeri - spiega Salvatore Bussu, ollolaese, ex presidente del Consorzio, pastore e produttore di fiore Sardo Dop -. Significa che la tutela del prodotto è stata assegnata dal Ministero a chi aveva la maggioranza della produzione».

Infatti ora «circa il 70% della produzione e la conseguente tutela della Dop - spiega Giovanni Cugusi, ex sindaco di Gavoi, pastore e produttore di Fiore Sardo -, è in capo all'industria. Un paradosso: il formaggio dei pastori è diventato degli industriali».

Una vicenda che seguirà il suo corso giudiziario, ma che riporta in cima al dibattito un’altra questione che è quella del Consorzio di tutela. Antonio Maria Sedda e Antonio Giuseppe Mura amministratori rispettivamente della Sepi Formaggi e della Sarda Formaggi, aziende coinvolte nel sequestro delle 400 tonnellate di Fiore Sardo dop, sono anche presidente e vice presidente del Consorzio di Tutela del Fiore Sardo Dop. Ossia quell'ente che ha come natura d'essere «la tutela e la vigilanza sulla produzione e il commercio del formaggio Fiore Sardo denominazione di origine protetta», si legge nello statuto.

Che il nome Fiore Sardo dop abbia un chiaro appeal nel mercato lo si evince anche dai dati sulla produzione. Secondo i dati Clal, da 550 tonnellate prodotte nel 2016, si è passato a 981 nel 2019, fino a oltre 1100 tonnellate nel 2020. Una raddoppio in circa quattro anni spinto dalla produzione industriale che ha coperto importanti fette di mercato.

«Siamo sempre più convinti, pur nel rispetto del ruolo e dei tempi della magistratura - spiega Giovanni Cugusi a nome dei trenta produttori di Fiore Sardo Dop - che sia giunto il tempo affinché il formaggio dei pastori per antonomasia, torni ad essere prodotto esclusivamente nei caseifici aziendali ospitati all’interno dei nostri ovili. Ed è giunto il tempo che anche la Regione lo riconosca, per tutelare e difendere il più importante presidio lattiero caseario sardo, simbolo culturale e storico».

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