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La lezione di Barbero: «Studiare le guerre di ieri per capire quelle di oggi»

Andrea Sini
La lezione di Barbero: «Studiare le guerre di ieri per capire quelle di oggi»

Tutto esaurito a Sanluri per l’incontro con lo storico e divulgatore Piace la storia spiegata facile, ma comunque a fondo e senza banalità

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SANLURI. «La manipolazione delle notizie di guerra da parte del potere è qualcosa che nasce con la modernità, da Napoleone in poi. E l'impatto che il bollettino ufficiale dell'imperatore pubblicato su un quotidiano nel 1810 non è molto diverso da quello che oggi possono avere i social». La Storia alla portata di tutti, la storia spiegata facile ma comunque a fondo e senza banalità. Il professor Alessandro Barbero sorride e parla chiaro, porta indietro tutta le lancette della macchina del tempo ma sa anche accelerare a tutto gas verso il presente, per cogliere corsi e ricorsi legati all'attualità. Invitato in Sardegna per parlare di Medioevo, nel giorno del suo sessantaduesimo compleanno si regala un pomeriggio da sold out nel teatro di Sanluri, ospite del Festival Rete dei Castelli. Ma, a margine dell'evento pubblico, non si sottrae a nessuna domanda.

«Parlare delle guerre del passato può essere un esercizio interessante per interpretare e provare a capire meglio cosa significa la guerra», esordisce Barbero, uno dei divulgatori italiani di maggior successo. I video su youtube e i podcast delle sue lezioni macinano milioni di contatti.

«Sì, ma dai social mi tengo lontanissimo e ne sono molto felice - avverte -. Invece i podcast mi piacciono, ma a una condizione: che vengano registrati in pubblico. Questo perché a me piace molto parlare di fronte alle persone, mi diverto, mi appassiona vedere le facce di chi ascolta. Nelle rare volte in cui mi sono fatto trascinare a fare un podcast in studio, non mi sono divertito affatto e non lo farò più. Dal vivo è tutta un'altra cosa, forse si crea un'alchimia speciale, che può diventare un buon podcast. Le ragioni del successo? Perché sono bravissimo, ovviamente...».

Eccolo, il segreto del professore torinese: arrivato a Sanluri quasi in incognito, proprio come un vip, poi invece non si nega con nessuno, tra battute, selfie e piccole perle di sapienza dispensate come confetti. Si fa precedere da un diktat che l'ufficio stampa diffonde con timore ("non rilascerà interviste"), poi invece parla con tutti, prima e dopo la lezione. E soprattutto sorride, non si prende mai troppo sul serio e sa come conquistare il pubblico anche quando tratta argomenti teoricamente non leggerissimi. «La storia della Sardegna è eccezionalmente profonda e stratificata - dice mentre passeggia all'interno del castello di Eleonora d'Arborea -, ma questo è un tratto abbastanza comune all'area del Mediterraneo. Solo chi vive qui la può studiare: la storia si fa conoscendo i territori e i personaggi a menadito. Dico questo per mettere le mani avanti, perché non mi considero un esperto della vostra storia. La battaglia di Sanluri è un evento fondamentale della storia sarda, ed è infatti il pretesto per introdurre questa lezione, nella quale ho cercato di far capire cosa la guerra ha rappresentato per generazioni e generazioni di nostri simili e nostri antenati. Era gente come noi da tanti punti di vista, avevano le stesse facce nostre e le nostre pulsioni. Avevano valori differenti, certo. La guerra è una parte del comportamento umano, è stata sempre presente in passato, ed evidentemente lo è ancora oggi. È tra le pulsioni dell'umanità».

Ancora la Sardegna, che ha tanto da offrire dal punto di vista storico ma non sempre riesce a "vendersi" nel migliore dei modi. Cosa valorizzerebbe? «Per la sensibilità odierna e quello che è il gusto del pubblico internazionale, ciò che affascina maggiormente sono le cose più antiche, quindi tutta l'epoca nuragica. Chiaramente si tratta di qualcosa che gli altri territori non hanno, e dunque bisogna puntarci senza alcun dubbio. Dal punto di vista della conoscenza storica del territorio, che può offrire un'esperienza nuova a chi la visita, secondo me può avere grande appeal la storia di come si è arrivati alla composizione attuale del territorio. È per esempio curioso il fatto che i castelli sardi siano così rari rispetto al resto dell'Europa e un sistema turistico che fosse capace di spiegare questi aspetti potrebbe avere successo. E poi c'è un personaggio del quale tutti gli italiani hanno sentito parlare, il conte Ugolino, che in pochi collegano alla storia sarda. Sarebbe una figura che per la sua enorme notorietà varrebbe la pena valorizzare».

Ancora strette di mano, selfie, ancora sorrisi. Si cammina veloci verso il teatro, dove ad attenderlo c'è un pubblico tra i più variegati che ci si possa immaginare. «Buon compleanno, professore», gli dice una signora sui settant'anni, accompagnata dalla nipote. L'adolescente tira fuori lo smartphone e chiede un selfie. Barbero sorride, ringrazia e sale sul palco. Lo storico dal volto umano è nel suo habitat naturale: davanti alla gente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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