La Nuova Sardegna

Medici introvabili: dilaga in Italia il sistema dell’affitto

Roberto Petretto
Il Pronto soccorso del Brotzu
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Il Pronto soccorso del Brotzu

Il modello attivato nell’isola utilizzato in Veneto, Emilia, Lombardia e Lazio

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SASSARI. Per tutte le amministrazioni pubbliche che stanno adottando il sistema dei cosiddetti “medici in affitto” si tratta di una necessità ineluttabile: il personale sanitario scarseggia e spesso snobba le selezioni organizzate dalle regioni. E così, sempre più spesso, si fa ricorso al sistema del lavoro interinale. Ai medici in affitto arrivano sia amministrazioni di centrodestra (Lombardia e Veneto) che di centrosinistra (Emilia Romagna e Lazio). Con risultati e soprattutto reazioni differenti. Se in Lombardia secondo fonti dell’assessorato al Welfare guidato da Letizia Moratti, il sistema ha una diffusione piuttosto contenuta e limitata a poche strutture ospedaliere, piuttosto piccole e periferiche (“non esiste una carenza di medici nei pronto soccorso dei grandi ospedali”), in Emilia la cosa sta partendo in queste settimane, ma non ha suscitato grande entusiasmo: l’Ausl di Reggio Emilia ha impegnato un milione e mezzo per un anno per appaltare i medici di Pronto soccorso e automedica.

Il bando di gara prevede una «procedura negoziata urgente» per l’aggiudicazione del «lotto unico di assistenza medica specialistica presso i servizi di Pronto soccorso dell’Ausl di Reggio Emilia». Decisione ispirata da un’urgenza: «Le condizioni dei servizi sanitari che si verificheranno a breve, nell’imminenza della stagione estiva, non consentono di far fronte alle esigenze delle funzioni sanitarie con ordinari strumento di reperimento del personale medico e all’urgenza i provvedere». Come ha detto recentemente l’assessore alla Sanità della Regione sarda, Mario Nieddu, l’alternativa ai medici in affitto, in alcune realtà, è la chiusura dei pronto soccorso. A Reggio la pensano allo stesso modo e perciò «onde evitare l’interruzione dei servizi» hanno ritenuto necessario «procedere a un affidamento che non era previsto».

Durata del servizio: da luglio a dicembre 2022 (importo 378.720 euro) con la facoltà di rinnovo alle medesime condizioni per altri sei mesi, gennaio-giugno 2023 (importo 684.480). «Il valore globale stimato dell’appalto è pari a 1.225.200 euro»; aggiungendo «l’Iva al 22% sugli appalti e altre imposte e contributi di legge» si arriva al totale di 1,5 milioni di euro. L’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini,si difende dalle accuse. Ed è una linea difensiva che qui in Sardegna abbiamo già sentito: «Per l’assegnazione di posti in ruolo di medici partiamo sempre da nuovi bandi pubblici o graduatorie esistenti, per l’inserimento in pianta stabile di nuovo personale. Lo stesso per altre specializzazioni.

Ma se i bandi vanno deserti, non si registrano disponibilità e lo stesso mercato del lavoro sanitario presenta carenze al momento incolmabili, cosa facciamo? Tagliamo o chiudiamo servizi? Lo ribadisco, è esattamente ciò che in Emilia-Romagna non facciamo né faremo». Spiegazione che non ha convinto i sindacati: «Prima di arrivare ai medici “a gettone” si potevano valutare modelli differenti: ad esempio una convenzione tra tutte le aziende del Sistema sanitario nazionale per garantire, attraverso lo spostamento tra territori, la copertura dei turni. Reggio poteva chiedere a Modena o Parma», dice alla Gazzetta di Reggio Marco Blanzieri, sindacalista della Fp-Cgil Emilia-Romagna, organizzazione sindacale che terrà un presidio davanti alla sede della Regione lunedì 13 giugno.

Ma anche Modena non sta benissimo: l’Ausl chiama i medici a gettone per i pronto soccorso di Mirandola e Carpi. Un turno di lavoro notturno verrà pagato alla società che vincerà l’appalto 1.400 euro lordi. In Veneto di servizi pubblici affidati a cooperative o società interinali si parla già dal 2019. Oggi 18 dei 26 Pronto Soccorso sono affidati in appalto alle coop. Ma non solo: stesso modello è stato adottato anche per interi reparti di Medicina, Ginecologia e Suem 118. Nei pronto soccorso del Lazio mancano più di 350 medici. L’Asl Roma 3 ha appaltato ad una società di Cuneo un «progetto per il servizio di analisi e supporto alla organizzazione delle attività di emergenza e Pronto Soccorso prodotta dalla srl Fucina Sanità». Così fan tutti, insomma. O quasi.

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