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Marta Cartabia: «In quest’epoca di odio la giustizia riparativa ci salverà»

Luigi Soriga
Marta Cartabia: «In quest’epoca di odio la giustizia riparativa ci salverà»

La guardasigilli ha aperto i lavori dell’European forum al Conservatorio di Sassari. Un meeting con 350 esperti provenienti da 40 paesi: seminari, dibattiti e laboratori 

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Sassari Il paradigma è proprio diverso: riparare anziché punire. E non sarà semplice liberarsi da un archetipo antropologico così radicato come quello della pena connessa all’azione compiuta, cioè, tradotto in parole povere: hai fatto del male e devi avere un male. Invece la riparazione, anziché punire e marchiare con uno stigma il condannato, vuole far prendere consapevolezza a chi ha creato il male dell’esigenza di porre un rimedio verso chi quel male l’ha subìto. È un approccio moderno: spesso anche alle vittime non basta un risarcimento solo economico. Vogliono che il loro dolore e sofferenza sia riconosciuta socialmente anche da chi quel male lo ha provocato. L’11esimo “European forum for restorative justice” mette delle solide basi verso questo cambio di prospettiva. Sassari per due giorni è uno straordinario laboratorio di idee e di spunti. Basta pensare che al meeting partecipano 350 esperti provenienti da 40 paesi. La Conferenza, organizzata nei locali del Conservatorio di Sassari Luigi Canepa, si svolge attraverso seminari, testimonianze di vittime o autori di reato coinvolti nei processi di giustizia riparativa; laboratori; proiezione di lungometraggi; una performance artistica dal vivo; e visite sul campo. Ad aprire i lavori, ieri mattina, in una sala Sassu gremita e piena di grandi aspettative, la ministra della Giustizia Marta Cartabia. «In quest'epoca di rabbia, paura, risentimento, odio, guerra, la pratica della giustizia riparativa può dare un contributo essenziale nell'affrontare i bisogni più urgenti del nostro tempo. A lungo termine, la diffusione di una mentalità riparativa promette di trasformare, passo dopo passo, la qualità del nostro orizzonte relazionale, con l'obiettivo di prevenire l'esplosione di dissensi irreparabili che aprono ferite non rimarginabili. L’impegno del Governo sarà quello di emanare presto i decreti per applicare la giustizia riparativa. È già una realtà, ma serve creare struttura normativa per dare gambe». E ancora: «Dopo due anni di pandemia, nel bel mezzo di una guerra e all'indomani di decenni dominati da una cultura individualista estrema, la giustizia riparativa offre a tutti noi la risposta che stiamo cercando, adatta al carattere relazionale dell'esperienza umana, dove l'altro non è destinato a essere un nemico, un rivale o un fantasma, ma è parte integrante dell'esperienza del sé». Un intervento non solo autorevole, ma anche denso di partecipazione. La sala Sassu si alza in piedi, e gli applausi durano almeno tre minuti.

«Sono davvero molto colpita da questo Forum - ha detto la guardasigilli -, una vivace comunità globale di operatori, studiosi e pensatori, e dalle attività del Forum, sempre impegnato con le istituzioni nazionali ed europee per far progredire la giustizia riparativa nelle politiche e nelle leggi dell'UE, nelle raccomandazioni e nelle strategie delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa, nonché nei sistemi e nelle legislazioni nazionali di giustizia penale». Sul palco, oltre alla ministra, il rettore dell'università Gavino Mariotti; il presidente del Conservatorio di Sassari, Ivano Iai, il sindaco di Sassari Nanni Campus e di Tempio Gianni Addis, i rappresentanti internazionali dell'European Forum for Restorative Justice, Tim Chapman e Edit Torzs. Tutti si sono complimentati con la professoressa Patrizia Patrizi, che è stata l’anima della organizzazione del grande evento internazionale, di cui ieri ha spiegato il senso con passione.

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