Banco, utile quadruplicato solidità dell’istituto ai massimi
Calano ulteriormente i crediti deteriorati, mutui prima casa + 10%
Cagliari Una semestrale più che positiva, forse anche superiore alle attese per il Banco di Sardegna, che ieri ha presentato i conti per i primi sei mesi del 2022.
Lo stato di salute dell’istituto di credito del gruppo Bper, dopo una “cura” durata alcuni anni è ormai stabilmente in linea con i migliori parametri non solo della capogruppo ma anche delle più performanti banche italiane di media dimensione.
Se lo stato di salute dell’economia sarda è quantomeno da “convalescente”, quello del Banco è ben diverso, e non solo per un utile netto che rispetto al 2021 si è quadruplicato (ma allora si veniva da mesi terribili), ma soprattutto per la solidità patrimoniale. In pratica il patrimonio di base del Banco, (capitale, riserve e utili non distribuiti) corrisponde a un terzo circa di tutte le attività a rischio. Un dato elevatissimo se sino a pochi anni fa molti istituti dovevano fare i salti mortali per arrivare al 10 o al 12 per cento. L’altro dato che si accompagna a questo è la copertura dei crediti deteriorati, salita al 67 per cento, rispetto al 61 di fine 2021: un paracadute molto ampio per le attività a rischio, anche questo superiore a quanto chiesto dalla Banca centrale Europea. E infine la qualità del credito, dove i finanziamenti deteriorati si riducono di 41 milioni ulteriori arrivando a 200 milioni in totale. Un processo che non è terminato. «Sono state effettuate nel semestre svalutazioni prudenziali per oltre 32 milioni per individuare un perimetro di posizioni da cedere per ridurre in modo significativo, in linea con quanto indicato nel piano industriale di Gruppo, l’incidenza dei deteriorati lordi sul totale dei finanziamenti», ha detto il direttore generale del Banco Giuseppe Cuccurese, che conclude facendo riferimento alla raccolta da clientela, che «conferma la fiducia che ci riservano i nostri clienti, con depositi diretti per 11,3 miliardi e con raccolta in gestito in amministrazione per 5,4 miliardi».
L’azienda bancaria fa utili, ed è solida, ma le spese per il personale si riducono ancora, arrivando a 64 milioni.
Un effetto della cura dimagrante imposta dai nuovi modelli di banca, non solo dalla capogruppo ma dalla stessa Bce che da anni “consiglia” gli istituti a rimodulare le risorse umane per non farsi schiacciare dal più pericoloso nemico: le fintech, le banche solo digitali, magari controllate dai grandi operatori industrial-finanziari mondiali.
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