La Nuova Sardegna

Crisi energetica

Intervista con l'economista Marco Vannini: «Effetti devastanti per l’isola, impossibile governare il caro-energia»

Giuseppe Centore
Intervista con l'economista Marco Vannini: «Effetti devastanti per l’isola, impossibile governare il caro-energia»

Il docente di Economia a Sassari teme una spirale inflazionistica difficile da arginare

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Sassari La crisi del gas non è il primo shock energetico per la piccola Europa. Quasi a metà degli anni Settanta, dopo l’attacco dell’Egitto a Israele con la guerra del Kippur, i paesi arabi facenti parti dell’Opec bloccarono le esportazioni di petrolio o aumentarono i prezzi per più di un anno e mezzo. In Italia quel periodo fu ricordato per le domeniche in bicicletta, con il divieto per i privati all’uso delle auto, la riduzione dell’illuminazione stradale e (altri tempi...) la fine anticipata dei programmi televisivi. Ma quel periodo fu anche il motore scatenante di un profondo rinnovamento del sistema energetico e industriale nazionale. Dallo shock l’Europa venne fuori con nuove priorità, nuove scoperte e la ricerca di fonti concorrenti al petrolio. Allora l’alternativa al petrolio fu vista nel gas e nel nucleare. Ma le analogie con il presente finiscono qui. Allora l’Italietta aveva la lira, l’inflazione galoppava al 10 per cento annuo e l’apparato produttivo era debole e periferico. Però lo shock c’era allora e c’è oggi. Quasi cinquant’anni fa si gettarono le basi per un sistema produttivo meno dipendente dal petrolio, anche in questo caso a livello globale; si progettarono nuovi e più economici motori di auto, nuovi sistemi di riscaldamento. In altre parole si consumò di meno e meglio. E dopo un anno e mezzo si ripartì.

Marco Vannini, docente di economia a Sassari, e cofondatore del Crenos, ipotizza alla Nuova cosa potrebbe accadere oggi, vista l’esperienza del passato. Prima però una premessa, una certezza e un auspicio. «Il rincaro non è riconducibile solo alla guerra in Ucraina; almeno per una stagione il ricorso alla fiscalità generale è inevitabile; gli effetti del rincaro in media potrebbero sentirsi di meno data la struttura produttiva sarda, ma con effetti differenziati e in alcuni casi irreparabili».

Secondo Vannini le aspettative inflazionistiche, sono decisamente in risalita «con risultati devastanti in particolare per l'economia italiana e specie per la Sardegna. L'Italia è un paese dove la produttività ristagna da anni a causa di mancate riforme strutturali. Le imprese reagiscono all'aumento dei costi prevalentemente col ricarico dei prezzi. La Sardegna sconta un basso tasso di investimento, di innovazione (in ambito pubblico e privato) e criticità relative al capitale umano».

Mettere un tetto ai prezzi dell’energia diventa sì « auspicabile come misura temporanea, è estremamente difficile da attuare per ragioni politiche. Conviene concentrarsi su come mitigare gli effetti sulle famiglie e le imprese più esposte non solo nell'immediato ma anche nel medio termine. Contemporaneamente andrebbero intensificate le azioni per ridurre la dipendenza dalle fonti non rinnovabili e promuovere l'economia circolare, con provvedimenti specifici riguardanti l'uso delle "materie prime seconde" cioè i residui che dopo operazioni di recupero possono rientrare nel ciclo produttivo e il prolungamento della vita utile dei prodotti». Ecco come si potrebbe declinare l’austerità del Terzo Millennio, se proprio dovessimo usare una espressione cara negli anni Settanta.

Vannini infine è molto preoccupato per il settore agroalimentare sardo, che già da tempo soffriva di un forte rialzo dei prezzi legato alla crisi pandemica e che adesso si trova a fronteggiare aumenti altrettanto insostenibili per concimi, sementi, piantine, pezzi di ricambio. Senza i produttori primari locali la filiera alimentare non esisterebbe. Decine di migliaia di operatori sarebbero a spasso. Ieri il docente universitario ha tastato in prima persona il polso degli operatori. «Sono andato al mio mercato rionale a Sassari e ho parlato con loro. Sono terrorizzati – ammette Vannini – dal futuro anche immediato. Rappresentano l'anello più debole, perché devono confrontarsi con organizzazioni dall'enorme potere di mercato (e sociale). E ammettono, come mi ha ribadito Salvatore Mura di Coldiretti, che anche gli acquisti in pool non riescono a contenere gli aumenti. I loro contributi per ettaro coltivato vengono assorbiti dai pagamenti per i controlli periodici».

E così la Tempesta Perfetta si sta preparando a dispiegare per intero i suoi effetti: sulle imprese, e le attività commerciali, con le bollette alle stelle, sui consumatori, con un aumento continuo dei prezzi al dettaglio, sull’apparato produttivo nel suo complesso, dove gli effetti distorsivi dell’inflazione, l’incertezza, i minori investimenti e ulteriori cali di produttività producono una spirale mortale. L’esempio numerico di queste ore è il prezzo del chilowattora, (da noi collegato al prezzo del gas) che vediamo nelle nostre bollette: rispetto a un anno fa il valore si è moltiplicato per sei.

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