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Il caro energia

Anche 3A in difficoltà: la bolletta è cresciuta di 1,3 milioni al mese

Lo stabilimento della 3A
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Lo stabilimento della 3A

L’azienda di Arborea sarà ora costretta a ritoccare il proprio listino

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Arborea Se c’è un settore dove il caro-bollette riverbera in pieno i suoi effetti deleteri, questo è quello dell’agroalimentare.  Le industrie di trasformazione già nei primi mesi del 2022 hanno visto crescere i costi dell’energia, sia essa termica che elettrica, e non possono far altro che, per sopravvivere, scaricare questo costo sui prodotti finiti, come già si vede nei mercati, in attesa che una qualche azione del governo sterilizzi gli aumenti o li renda compatibili.

Gli aumenti valgono per tutti, piccoli e grandi. Anche per la 3A, la cooperativa Assegnatari Associati Arborea, nata nel 1956 che da una decina d’anni ha allargato i suoi mercati anche all’estero.

Il valore della produzione della 3A nel 2021 è stato superiore ai 190 milioni di euro. Numeri importanti che la collocano al decimo posto tra le aziende sarde per fatturato, prima del settore della produzione agroalimentare.

La Latte Arborea come cooperativa a mutualità prevalente ha la necessità di remunerare il miglior prezzo del latte al socio in rapporto all’andamento economico della società; gli aumenti importanti dei costi di produzione rendono più complicata, ma non impossibile, questa esigenza.

Ma la crisi si fa sentire. «I bilanci dei nostri soci – spiega Remigio Sequi, presidente dallo scorso gennaio – sono strettamente correlati a quelli della cooperativa: anche i soci stanno avendo importanti problemi economici con l’aumento dei costi di produzione». Dall’aumento dell’energia a quello degli alimenti per i bovini, dalla siccità ai vertiginosi aumenti del costo del gasolio agricolo, sono diversi i fattori che stanno colpendo l’intera filiera lattiero-casearia. «Stiamo vivendo un’annata a dir poco complicata – spiega Sequi – la coop per la parte relativa alla trasformazione, fino a giugno di quest’anno è stata al riparo dall’impennata dei costi energetici grazie a precedenti accordi commerciali, che ci hanno permesso di non subire gli incrementi di prezzo. Poi – aggiunge Sequi – è cambiato tutto». Il presidente di 3A nota che l’energia elettrica ha avuto un incremento percentuale da luglio pari a 469% ma sono già previsti ulteriori aumenti da qui a fine anno che portano la percentuale a 733%. Questo aumento riscontrato tra il primo e il secondo semestre impatta per un maggior costo mensile di 1,3 milioni di euro.

Ma 3A lavora anche con il gnl, il gas naturale liquefatto, e qui l’incremento è stato solo del 170 per cento, con un maggior costo mensile di 418mila euro.

Le cose non vanno meglio per le aziende agricole che conferiscono. «Nell’energia elettrica riscontriamo un incremento percentuale del costo di un megawattora, pari al 139 per cento, da gennaio ad agosto 22, che per un azienda agricola media (100 capi adulti) si traduce in un incremento annuo di circa 35 mila euro. Ma sono già previsti ulteriori aumenti da qui a fine anno che porterebbero l’incremento annuo di 50mila euro».

Anche il carburante agricolo, che gode di accise ridotte, ha subito un incremento percentuale pari al 110 per cento rispetto al pari mese dell’anno precedente.

«Di fronte a questa situazione eccezionale – conclude Sequi – crediamo che sia giunto il momento di rivedere i listini applicando degli aumenti capaci di incidere in misura lieve sul bilancio delle famiglie e di salvaguardare la qualità dei prodotti, valore irrinunciabile per Arborea». Sequi spera in una attenzione particolare verso il settore da parte di governo e Regione. «Gli interventi possono essere diversi, quello che conta è agire celermente».

Nel frattempo l’azienda sta accelerando sul fronte della diversificazione energetica con un incremento significativo della quota di fotovoltaico che già ha e mandando avanti il progetto di biometano; ma i tempi di realizzazione non sono brevi. Nell’immediato si può solo controllare giorno per giorno i consumi, scaricare parte dei costi sui prezzi «il mercato li sta assorbendo bene», precisa Sequi, e sperare in qualche ulteriore intervento.

«La strada scelta dal governo, con il credito d’imposta sull’incremento del prezzo dell’energia è per noi ottimale ma la percentuale dovrebbe essere maggiore del 15% attualmente applicato». In ogni caso la chiusura del Bilancio 2022 in pareggio non sarebbe preclusa. E non è poco.


 

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