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Cresce il fotovoltaico ma nell’isola non basta a superare l’emergenza

Cresce il fotovoltaico ma nell’isola non basta a superare l’emergenza

La Sardegna fra le regioni col maggior incremento. Le ricette della politica non portano benefici immediati

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Sassari C’è la crisi della bolletta energetica e c’è la campagna elettorale: una combinazione che rende difficile separare i fatti concreti dalla propaganda. Un fatto concreto è di certo che nel primo semestre del 2022 in Italia sono stati installati 1.012 nuovi megawatt di impianti fotovoltaici. Più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2021 (406 Mw) che hanno portato la potenza cumulata complessiva a 23.577 Mw e un numero di impianti pari a 1.087.190. Lombardia (157 Mw), Lazio (147 Mw) e Sardegna (103 Mw) si sono dimostrate le regioni con la maggior nuova potenza fotovoltaica. Bene, ma non benissimo: anche se la Sardegna di gas ne ha poco e continua a bruciare carbone, non è certo esente dall’aumento di peso del conto energia, come confermano le tante testimonianze che stanno arrivando in questi giorni alla Nuova Sardegna.

Altro fatto: l’imposta sugli utili delle società energetiche che in teoria dovrebbe valere 10 miliardi ma che nelle casse dello Stato ne ha portato appena uno. Le imprese ritengono incostituzionale la norma che prevede l’imposta e molte di loro non hanno versato, presentando ricorso al Tar. Quei soldi avrebbero dovuto fornire risorse per un nuovo decreto aiuti che invece zoppicherà.

Oltre a questi fatti c’è la politica che, mai come in questa fase, si esibisce in proposte e soluzioni. C’è chi recrimina: «Se avessimo raggiunto il target di rinnovabili - ha twittato ieri la viceministra Alessandra Todde - per la produzione di energia elettrica entro il 2030, oggi avremmo una bolletta elettrica complessiva inferiore del 40 per cento rispetto a quella del 2021 che è stata di 75 miliardi. Non lo dice Todde o il Movimento 5 Stelle ma Confindustria energia».

Silvio Lai, capolista del Pd nel collegio plurinominale sardo, si concentra sui soldi che non andranno al decreto aiuti: «È irresponsabile la scelta delle grandi aziende di non pagare l'imposta sugli extraprofitti. Con quelle risorse il governo aveva previsto interventi a sostegno di famiglie ed imprese colpite dal caro bollette. Con il decreto aiuti bis si preveda una stretta per gli inadempienti».

Gavino Manca, anche lui del Pd, candidato nel collegio uninominale nord per il Senato, ritiene che anche la Regione abbia responsabilità: «In materia di caro-energia il governatore ha scelto il ruolo di spettatore. Ci saremmo aspettati un maggiore attivismo: in questa rischia di mettere in ginocchio famiglie e imprese sardi. Solinas si svegli dal torpore e metta in campo tutte le azioni utili per abbattere i prezzi. Nella sua azione politica, il presidente della Giunta sarda si è distinto solo per una serie di no, senza indicare una rotta. La stessa procedura scelta dal centrodestra a livello nazionale, che prima ha abbattuto il governo Draghi e oggi lo supplica perché trovi una soluzione» .

Michele Cossa, consigliere regionale dei Riformatori, suggerisce una soluzione ad hoc per la Sardegna: «Accise sui prodotti petroliferi alla Regione, colpita dall’emergenza energetica in maniera più pesante rispetto alle altre regioni d’Italia». Secondo Cossa c’è la possibilità concreta di realizzare questa idea: « Abbiamo uno strumento a disposizione: quello dato dallo Statuto sardo. È ora di fare fronte comune nel richiedere un sacrosanto diritto del popolo sardo».

Il disagio delle imprese è rappresentato anche dall’iniziativa della Confcommercio: «I prezzi nei bar, ristoranti e locali sono aumentati. E i clienti puntano il dito contro i titolari. Tutti devono conoscere la situazione reale - spiega Emanuele Frongia, presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna -. Per questo abbiamo deciso di aderire all’iniziativa nazionale chiamata “Bollette in vetrina”». (r.pe.)

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