La richiesta d’aiuto dei sindaci: «Rischi per le nostre comunità»
La prima cittadina di Arborea: «Temo per la sopravvivenza delle nostre aziende». E nel Sulcis scrivono a Solinas: «Saremo costretti a tagli, sicurezza a rischio»
Sassari Come si abbatterà sugli enti locali la tempesta del caro bollette? Gli amministratori pubblici si stanno per confrontare con una delle peggiori crisi del dopoguerra. Forse anche peggiore di quella del Covid. Fortissima la richiesta d’aiuto che arriva da Arborea. Quello della sindaca Manuela Pintus è quasi un grido di dolore. La giovane sindaca guida una delle comunità più produttive e ricche dell’isola. Ma quando sei in alto le cadute sono più pericolose ed è questo che spaventa la sindaca Pintus, tanto da indurla a scrivere la sua richiesta d’aiuto su una lettera a tre presidenti: quello della Repubblica, quello del Consiglio dei ministri, quello della Giunta regionale.
«La sola possibilità di sopravvivenza per le nostre aziende - scrive Manuela Pintus a Mattarella, Draghi e Solinas - è rappresentata dall’adozione di un Piano straordinario di sostegno e rilancio nel settore primario dell’isola».
Secondo la sindaca di Arborea «la definizione di un Piano straordinario rappresenta oggi una imprescindibile strada da percorrere con estrema urgenza, in stretta collaborazione e in sinergia con gli attori principali delle filiere alimentari al fine di garantire alle famiglie l’accesso a prodotti di qualità a prezzi sostenibili e alle imprese che operano nell’agroalimentare di sopravvivere e di difendere un settore fondamentale per l’economia della Sardegna e dell’intero Paese».
Il malessere di Arborea rischia di ripercuotersi sul resto della regione: «La specifica gravità della situazione riguardante la tenuta dell’intero comparto agroalimentare del territorio » può avere «ricadute economiche si allargano all’intera isola».
L’elenco è quello solito: aumento senza precedenti dei costi energetici e delle materie prime. Situazioni che già a febbraio avevano indotto molti agricoltori a consegnare le chiavi delle proprie aziende al Comune. «Un segno simbolico di resa di fronte all’impennata dei costi insostenibili e al cospetto di un prezzo del latte al litro drammaticamente basso rispetto a quanto sarebbe occorso per garantire il punto di equilibrio dei bilanci aziendali, così come, per il comparto della carne e dell’ortofrutta che scontava difficoltà analoghe sulla voce “costi aziendali”: trasporto, materie prime, manodopera e personale, materiali per il confezionamento e gli imballaggi ed energia elettrica».
La Regione ha stabilito sovvenzioni dirette per il 2022, in favore delle aziende agricole con carenza di liquidità . Ma gli effetti sono per stati assorbiti «dall’enorme disequilibrio aziendale tra costi e ricavi cui sono soggette tutte le imprese di produzione del comparto agroalimentare».
Poco invece si è visto, se non nell’impostazione ottimistica del Piano nazionale di ripresa e resilienza «per quanto riguarda la pianificazione di misure in grado di incidere sul medio e lungo periodo, finalizzate a migliorare le condizioni di autonomia sul fronte dell’approvvigionamento energetico e delle materie prime».
Preoccupati anche i sindaci del Sulcis Iglesiente: per loro, che hanno già problemi enormi con la disoccupazione, il cruccio paggiore è quello delcaro energia. Hanno scritto al presidente della Regione per chiedere aiuto: «Il rischio è che i Comuni si vedano costretti ad applicare misure urgenti volte al risparmio dell’energia, mettendo a rischio, loro malgrado, la sicurezza dei cittadini. Ed è quello che potenzialmente potrebbe accadere, ad esempio, se si spegnessero i lampioni in determinate fasce orarie, se si abbassassero le temperature degli edifici pubblici, scuole comprese. Senza dimenticare le ripercussioni sui servizi al cittadino, come mense scolastiche, scuolabus, impianti sportivi, servizi ai disabili e agli anziani».
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