La Nuova Sardegna

Sassari

Nuovo episodio di violenza a Bancali: detenuto ferisce compagno di cella

Gianni Bazzoni
Nuovo episodio di violenza a Bancali: detenuto ferisce compagno di cella

Clima teso nel carcere di Sassari. I tanti problemi degli istituti sardi

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Sassari Un attimo ed esplode la violenza: un detenuto ha lanciato una bomboletta contro un altro recluso provocandogli una ferita al volto. L’uomo, di origine albanese, è stato soccorso e trasportato in ospedale a Sassari dove è stato medicato con diversi punti di sutura. Solo il tempestivo intervento degli agenti della polizia penitenziaria - che hanno dovuto operare in condizioni difficili - ha evitato conseguenze ancora più gravi.

L’episodio si è verificato nel carcere di Bancali a Sassari dove a fine luglio c’era già stata la violenta aggressione ai danni di un altro detenuto, poi deceduto in ospedale per le gravi lesioni riportate.

Anche questa volta - secondo le prime informazioni - l’aggressione sarebbe avvenuta per futili motivi e il protagonista sarebbe stato Claudio Dettori, il giovane sassarese condannato di recente all’ergastolo per l’omicidio di Antonio Fara (a Sassari).

Il fatto è accaduto nella prima sezione, quella dei “nuovi giunti” che in realtà vede detenuti presenti fin dal loro ingresso a Bancali. Tra questi una buona parte presentano problemi di natura psichiatrica. Una situazione denunciata di recente anche da Maria Grazia Calligaris, referente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”.

Calligaris ha ricordato che nei 10 penitenziari sardi ci sono 2069 detenuti (32 le donne) ma solo 1647 sono definitivi, 402 sono in attesa di completare l’iter giudiziario e 204 risultano in attesa di primo giudizio. L’incidenza degli stranieri è del 21,4 per cento. Le emergenze degli istituti sardi riguardano soprattutto la carenza di personale: direttori, vice e comandanti, sovrintendenti e personale penitenziario.

«Una storia che ripetiamo ormai a memoria – ha detto ieri Antonio Cannas, delegato nazionale del Sappe per la Sardegna – auspichiamo che il Dipartimento prenda coscienza della gravità della situazione e agisca presto».

«In compenso sono numerosi i detenuti con gravi patologie, alcuni dei quali incompatibili con la presenza dietro le sbarre – ha affermato Calligaris – ; l’emergenza più sentita è quella di detenuti psichiatrici e in doppia diagnosi costretti al carcere per assenza di strutture alternative. Brutta figura per uno Stato di diritto e la società che destina alla galera chi ha solo bisogno di cure».


 

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