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Caro energia

La protesta parte da Ovodda: «Non pagheremo le bollette»

La chiesa di San Giorgio a Ovodda
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La chiesa di San Giorgio a Ovodda

Ottanta imprenditori di tutti i settori

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Ovodda Parte dal cuore della Barbagia, la “minaccia” di non pagare le bollette. «Non siamo più disposti ad essere rapinati né dallo Stato né da chi, alle nostre spalle, costruisce utili miliardari speculando sugli accadimenti del momento». È la reazione al disastro economico dovuto al “caro energia”. Ad alzare i toni della voce, sono una ottantina di operatori, riuniti in un solo coro giovedì sera nella sala consiliare del Comune di Ovodda. Ottanta uomini e donne: imprenditori di tutti settori, artigiani, agricoltori e allevatori, artigiani. Giunti a una conclusione comune dopo un dibattito alquanto animato: «Stiamo valutando l’ipotesi di non pagare le bollette» scrivono in un documento che dà il via alla nascita di un Comitato spontaneo destinato ad allargarsi coinvolgendo altri paesi del circondario e del resto dell’isola. «Nessun portavoce, per ora, sottolineano. Non vogliamo nessuno strumentalizzazione. Siamo tutti insieme».

«Abbiamo affrontato l’uragano Covid, combattiamo quotidianamente con il problema dei trasporti e degli aumenti delle materie prime, il costo del denaro cresce e la burocrazia si fa sempre più complicata, eppure abbiamo continuato ad andare avanti, da soli, abbandonati da una politica poco lungimirante» sottolineano i titolari delle aziende di Ovodda.

«In questo quadro non certo esaltante si è ora inserito un problema insormontabile: lo stratosferico aumento del costo energetico. Con costi triplicati, talvolta addirittura quintuplicati, il destino delle imprese è segnato» incalzano. «L’aumento del costo delle materie prime e delle fonti energetiche sta condannando molte imprese alla chiusura e il bivio che ci troviamo ad affrontare non dà scampo: o paghiamo le bollette e chiudiamo o portiamo i libri in tribunale. Servono interventi immediati e altrettanto rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare un’ecatombe di imprese e una crisi senza precedenti. Da quanto aspettiamo la riforma della tassazione dell’energia che oggi tocca il 51% della bolletta e che penalizza con maggiori oneri proprio le piccole imprese che consumano meno? Non possiamo più aspettare i tempi della politica! Non vogliamo regali e siamo pronti a pagare, ma il giusto» ribadiscono gli operatori di Ovodda.

«Occorre trovare subito soluzioni a questo disastro, che pare durerà ancora per molto – è la loro richiesta –. Attendiamo che tutte le associazioni di categoria ci supportino con forza e che anche la Regione faccia la propria parte mettendo in campo aiuti alle imprese ormai allo stremo. Per adesso solo assordanti silenzi. Ovviamente, finché potremo, non consentiremo a nessuno di venire a “staccare” la spina alle nostre imprese e ci opporremo con tutti gli strumenti democratici».

Se Ovodda è in fibrillazione, anche a Ollolai si respira aria pesante. «Dichiarare subito lo stato di emergenza con rinvio dei pagamenti di 12 mesi delle “bollette energetiche» è la richiesta inviata «al presidente del Consiglio dei ministri e ai principali capi dei partiti e movimenti impegnati nella competizione eletorale» da Efisio Arbau, presidente Distretto rurale della Barbagia (che oltre a Ollolai e Ovodda, riunisce anche Tiana, Sarule, Oniferi, Olzai, Lodine e Gavoi). Anche il presidente dell’Anci Sardegna, Emiliano Deiana, lancia un appello: lo fa all’indirizzo della Regione, chiedendo «provvedimenti urgenti a favore di famiglie, imprese ed enti locali».

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