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Energia

Eni, ecco i biocarburanti “sardi”

Giuseppe Centore
Eni, ecco i biocarburanti “sardi”

In arrivo alla bioraffineria di Gela la prima nave con gli olii vegetali da trasformare. Le verifiche e le prove di coltivazione eseguite ad Arborea, nei terreni di BF

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Cagliari I test sardi hanno dato l’esito sperato, le colture africane hanno prodotto quanto atteso, e adesso la prima nave carica di olio vegetale ha preso il largo dal porto di Mombasa, e sta arrivando con il suo carico estratto dalla spremitura di ricino, croton e cotone, nella bioraffineria di Gela, in Sicilia, di proprietà di Eni.

La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetiche, con uno sguardo rivolto alla sostenibilità, è tra i compiti che il governo uscente ha dato all’Eni, già prima dello scoppio delle ostilità in Ucraina. Certo la guerra ha accelerato i progetti, e così anche in quest’ottica è da intendersi l’arrivo della prima nave di olio i cui semi sono stati raccolti nell’agri-hub di Makueni, a circa 320 chilometri a nord ovest della capitale del Kenya.

L’arrivo della nave a Gela consentirà la produzione di biocarburanti, soprattutto diesel Hvo, (sigla che significa Hydrotreated Vegetable Oil), in misura considerevole. Eni prevede per il 2023 l’arrivo in Sicilia di 20mila tonnellate di olio vegetale, da Makueni, l’impianto inaugurato dall'azienda a luglio 2022, dove avviene la spremitura di sementi di ricino, di croton e di cotone. Queste colture, come precisa Eni, non in competizione con la filiera alimentare, sono coltivate in aree degradate, raccolte da alberi spontanei o risultanti dalla valorizzazione di sotto-prodotti agricoli, e offrono opportunità di reddito e accesso al mercato a migliaia di agricoltori.

«A soli tre mesi dallo startup di Makueni inizia l’export di olio vegetale per le bioraffinerie, attraverso un modello di integrazione verticale che consente di promuovere uno sviluppo locale sostenibile e di valorizzare la filiera per la produzione di biocarburanti. Questi sono i semi di una nuova energia, un passo concreto per decarbonizzare i trasporti con un approccio innovativo che a partire dalla produzione del Kenya si estenderà l’anno prossimo al Congo, e successivamente agli altri Paesi africani e alle aree geografiche in cui stiamo portando avanti questi progetti», ha detto Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni. Gli altri paesi interessati al progetto sono Angola, Benin, Ruanda, Costa d’Avorio e Mozambico. I test per le diverse colture sono stati effettuati in Sardegna, nei terreni di Arborea messi a disposizione da Bonifiche Ferraresi, con cui Eni ha stretto una intesa operativa. Ma oltre alla ricerca e alla formazione per gli esperti africani che qui preparano i progetti industriali (Arborea ha già ospitato i tecnici di Kenya e Ruanda), l’isola come il resto del paese può diventare anche terreno di coltura per semi da cui estrarre olii per biocarburanti. «La Sardegna – riporta una nota del colosso energetico – rappresenta per Eni il luogo eletto per lo sviluppo di progetti di ricerca e coltivazione di piante oleaginose per la produzione di biocarburanti da destinare alle bioraffinerie di Eni in Italia. Secondo recenti studi effettuati nell’ambito dei progetti Horizon 2020, il potenziale in Italia per la coltivazione di colture energetiche su terreni marginali ammonterebbe ad alcuni milioni di ettari, principalmente nel centro-sud della penisola. In tale contesto, Eni intende sviluppare iniziative di agri-feedstock su terreni degradati, abbandonati e, ove possibile, recuperando aree agricole contaminate, con un percorso di rigenerazione territoriale». Vedremo presto se oltre ad essere un laboratorio l’isola potrà fare anche altro.(g.cen.)
 

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