La Nuova Sardegna

Le palme abbattute

Punteruolo rosso: una battaglia persa e tanto verde in meno

di Andrea Sini
Punteruolo rosso: una battaglia persa e tanto verde in meno

In 15 anni migliaia di palme abbattute in tutta l’isola. Ma solo in pochissimi casi sono stati piantati nuovi alberi

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Sassari Le Palme non fanno più ombra sulla Sardegna. Quindici anni dopo, la battaglia contro il punteruolo rosso si può considerare sostanzialmente persa. Il flagello arrivato dall'Asia verso il 2007 è stato combattuto, contenuto, in qualche caso anche circoscritto, ma non debellato.

Da nord a sud dell'isola, migliaia e migliaia di palme sono state curate, trattate e alla fine abbattute. Lungomari, viali e piazze di comuni grandi e piccoli hanno cambiato volto e solo in rarissimi casi le amministrazioni hanno deciso di sostituirle con piante della stessa specie. Per il resto, a Sassari come nel lungomare di Bosa, Alghero o Quartu, sul viale dell'isola Bianca a Olbia come in tantissimi terreni privati, quel verde semplicemente non esiste più e al suo posto sono rimaste aiuole vuote oppure monconi cilindrici alti pochi centimetri: un po' perché le casse dell'amministrazione sono quasi sempre vuote, un po' perché la programmazione scarseggia.

Eppure, tra cambiamenti climatici e riscaldamento globale, il verde - e l'ombra- sono destinati a diventare elementi sempre più imprescindibili degli spazi urbani. In ballo c'è un'occasione importante per ripensare le città, ma su questo aspetto, come in altri, l'isola sembra particolarmente in ritardo.

L’entomologo «La battaglia con il punteruolo rosso in realtà è ancora in corso - sottolinea Arturo Cocco, docente di entomologia nel dipartimento di Agraria dell'università di Sassari -. In questi anni ci sono stati fortissimi danni a carico soprattutto della palma delle Canarie, che da noi era la più utilizzata nel verde pubblico. Pur non essendo originaria del Mediterraneo, era entrata nella vita comune delle nostre città, aveva un'importanza paesaggistica e c'erano tanti esemplari ultracentenari. Nonostante le preoccupazioni iniziali, non c'è stata una scomparsa totale delle palme. A Sassari e Alghero, ma anche a Oristano, sono ancora presenti esemplari di Palma delle Canarie. Ed è sempre presente anche il punteruolo, solo che ora le palme sono meno e dunque l'aspetto è meno evidente».

I nuovi scenari Mentre nei primi anni dell'emergenza la Regione aveva messo in campo mezzi e finanziamenti per contrastare il fenomeno, allo stato attuale l'attività di lotta al punteruolo rosso è rimasta in capo alle amministrazioni locali o ai privati. «Le palme superstiti devono ovviamente essere soggette a trattamenti ripetuti di protezione - conferma Arturo Cocco - ma molto spesso tutto viene ormai lasciato al caso. Rispetto ai primi anni abbiamo a disposizione qualche strumento in più e anche il tipo di insetticidi utilizzati è meno impattante per l'ambiente».

Le altre specie Il punteruolo si nutre di diversi tipi di palme e ognuno ha una tolleranza diversa alle infestazioni. Si è temuto che potesse cancellare anche la palma nana. Invece... «Abbiamo seguito con attenzione l'evoluzione del fenomeno anche sulla palma nana, che è una specie endemica del Mediterraneo Occidentale, e sulla Palma di San Pietro. In qualche caso - prosegue l'entomologo - sono state infestate, ma il trend di crescita non ha mai raggiunto densità preoccupanti. Così come è andata certamente meglio alla Washingtonia filifera».

Quindici anni dopo, è ormai chiaro che con il punteruolo bisogna convivere. La battaglia per salvare le palme è sostanzialmente perduta. La prossima sfida, che è quasi un obbligo, è impegnarsi per trovare un'alternativa.
 

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