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Trasporti

Dai record alle piste deserte, il caso dell'aeroporto di Olbia

di Giandomenico Mele
Dai record alle piste deserte, il caso dell'aeroporto di Olbia

Appello della Geasar: «Il turismo non arriva all'autunno per le tante attività chiuse, serve un coordinamento»

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Olbia L’aeroporto dei record ha le piste vuote. Novembre segna l’inizio del buio dei collegamenti, dopo l’abbagliante estate dei primati per lo scalo “Costa Smeralda” di Olbia. Un paradosso solo apparente per chi ha tagliato il traguardo dei tre milioni di passeggeri al 31 ottobre, record dell’aeroporto inventato dal principe Karim Aga Khan. In realtà la Geasar, società che gestisce lo scalo gallurese, entrata nell’impero di F2i, uno dei big mondiali delle infrastrutture, non smette certo di coinvolgere i vettori.

Ma è il territorio, da Olbia a Porto Rotondo fino a Budoni, con le sue attività commerciali, bar, ristoranti, alcuni alberghi, ad abbassare le saracinesche.

Bisognerebbe convincere le attività commerciali, in primis quelle di somministrazione, che chiudono a fine settembre, dell’importanza di offrire un servizio turistico anche oltre il proprio tornaconto economico.

L’appello «È necessario un coordinamento tra gli operatori del settore - dicono dalla Geasar, la società di gestione dell’aeroporto -, per scongiurare un disallineamento tra i flussi turistici ancora rilevanti durante la bassa stagione e l’offerta di servizi e prodotti che, storicamente, si riduce nettamente a partire dalla seconda metà di settembre - confermano dall’aeroporto di Olbia -. Auspichiamo che a partire dal 2023, anche dopo i numeri incoraggianti del 2022 sotto il profilo della destagionalizzazione, si possa iniziare a programmare in maniera coordinata un periodo di apertura dei servizi che segua l’andamento della domanda».

Pochi voli Ieri al Costa Smeralda si contavano due voli per destinazioni europee: Berlino e Ginevra operati da easyJet Europe. Poi i voli (pochi) della continuità territoriale. La stagione Winter, quella del “teniamo duro” in vista dell’estate, non offrirà destinazioni europee. I tassi di riempimento nei mesi di spalla non superano il 70%, la Sardegna da novembre a marzo non offre attrattività. L’aeroporto di Olbia non ha un bacino di utenza fissa come Cagliari, che può contare su un milione di persone. I 150mila della Gallura non bastano. Il turismo congressuale non esiste. Quindi le piste restano quasi sguarnite.

Deserto invernale «Il network invernale, a causa della domanda di traffico ridotta sostanzialmente ai flussi locali, viene supportato dagli investimenti dell’aeroporto. Quest’anno, nonostante gli sforzi, le compagnie aeree non hanno confermato l’operativo internazionale sui voli con Amsterdam e Barcellona, a causa delle incertezze dettate dal caro carburante e della congiuntura economica negativa - spiegano dalla Geasar -. É stato tuttavia ampliato il network domestico, con l’aggiunta della rotta di Venezia ai collegamenti per Verona, Torino, Bologna e Malpensa, oltre alla continuità territoriale».

«Il 2022 ha fatto registrare il record di passeggeri per l’aeroporto di Olbia. Già al 31 ottobre 2022, sono transitati 3 milioni di passeggeri, più di tutto il 2019 – confermano dagli uffici della Geasar -. Il dato di maggior interesse è quello riferito ai valori dei mesi di spalla, con settembre e ottobre che hanno fatto segnare un +15% rispetto al 2019».

Calo generalizzato «Durante i mesi invernali, quelli della cosiddetta stagione “Winter IATA”, da novembre a marzo, l’offerta del trasporto aereo europeo cala drasticamente, a seguito di una riduzione della domanda turistica - sottolineano dalla Geasar -. Questo accade tutti gli anni, ma è più evidente negli aeroporti che servono una destinazione turistica e che hanno un bacino d’utenza locale ridotto, come Olbia. Il 2022, d’altronde, ha messo in mostra un interessante potenziale per l’allargamento della stagione, con oltre 21 destinazioni internazionali attive anche dopo il 15 di ottobre e 10 domestiche (al netto della continuità territoriale). Questo trend auspichiamo possa essere confermato anche nel 2023, con un anticipo dell’avvio dei collegamenti».

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