La Nuova Sardegna

L’allarme di Confartigianato

Pane, costi in salita e vendite in calo: le imprese rischiano la bancarotta

Pane, costi in salita e vendite in calo: le imprese rischiano la bancarotta

Le 800 aziende sarde lavorano  da oltre due anni affrontando una fortissima instabilità

30 novembre 2022
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Sassari Continuano a sfornare pane ma a causa dei rincari delle materie prime e dell'energia faticano a far quadrare i conti o lavorano in perdita. I panificatori sardi denunciano il calo delle vendite perché i clienti comprano lo stretto necessario scegliendo pezzature di pane da un chilogrammo, al posto della consueta forma da mezzo chilo.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, su dati Istat, ogni giorno si sfornano oltre 100mila tonnellate di pane per oltre 800 i tipi di prodotto. Per ciò che riguarda i consumi, sono 730.510 le famiglie sarde che in media spendono ogni mese circa 21 euro per infarinati, insemolati ma anche per schiacciatine, baguette, bananine e lingue senza dimenticare il pane alla ricotta o quello con le olive. In media la spesa annua ammonta a 186 milioni di euro.

Questa pesante difficoltà è raffigurata dagli ultimi dati che dicono che se la farina è aumentata del 33,8% tra ottobre-novembre 2021 e ottobre-novembre di quest’anno, e dello 0,8% tra agosto-settembre 2022 e ottobre-novembre 2022, il prezzo del pane è cresciuto di meno della metà e quindi del 16% tra ottobre-novembre 2021 e ottobre-novembre di quest’anno, e dello 0,8% tra agosto-settembre 2022 e ottobre-novembre 2022. Ma per lavorare le pagnotte occorrono, ad esempio, anche l’olio Evo (+29%), quello di oliva (+43,6%) di semi vari (+16,6%), burro (+23,5%) e lo zucchero (+19,4%).

«Le imprese della panificazione – sottolinea Confartigianato – producono beni di prima necessità la cui distribuzione non può essere messa a repentaglio o si rischierebbe la tenuta sociale. Ingiusto far mancare il pane alla popolazione. Chiediamo interventi per far fronte ai rincari di farina, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari. Nell’isola ci sono 800 imprese, con oltre 2.400 addetti, che da oltre due anni affrontano una situazione di fortissima instabilità che ha messo a dura prova la tenuta delle produzioni e a rischio la qualità».

Per contrastare questa grave situazione gli imprenditori di Confartigianato Imprese Sardegna hanno aderito al tavolo di coordinamento nazionale delle Associazioni dei panificatori per scrivere al ministro delle Imprese del Made in Italy, Adolfo Urso, e chiedere di dare più forza alle richieste della categoria, condensate in 4 punti: l’incremento del credito di imposta per le imprese ad alta intensità energetica, che per i panificatori artigiani dovrebbe essere elevato al 50%, con estensione a tutto il 1° quadrimestre 2023 ed applicazione dell’obbligo per i fornitori di uno sconto immediato in bolletta “ove richiesto” pari al credito d’imposta spettante a fronte di una automatica cessione dello stesso; l’intervento sulle norme del distacco delle forniture, individuando una moratoria che salvaguardi la continuità della produzione, stabilendo il pagamento di almeno il 20% della fattura che inibisca il distacco; l’intervento sul trattamento fiscale del lavoro notturno per contenere il costo del lavoro e la capacità produttiva di pane fresco; il riconoscimento alle imprese del settore della qualifica di operatori svolgenti lavoro usurante. «Inoltre, ritoccare al rialzo il prezzo del pane risulterebbe impossibile in quanto diventerebbe “fuori mercato” rispetto alla grande distribuzione – conclude Confartigianato Sardegna –. Sarebbe opportuno che il settore venisse sostenuto con misure concrete per efficientarsi dal punto di vista energetico e per venire incontro a queste realtà che rappresentano la tradizione».


 

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