L’isola in ostaggio dei trasporti, si allarga il fronte della protesta
L’appello di Marcello Fois ha trovato consensi nel mondo della cultura sarda. Pitzorno: «Così è difficile sentirsi italiani». Roggeri: «Servono risultati concreti»
Sassari Quando il sistema dei trasporti entra in crisi, l’unica soluzione sembra essere quella di metterci le toppe e proseguire. Fino alla prossima crisi. Ma la pazienza è ai minimi storici e l’isolamento di Natale ha convinto Marcello Fois a serrare le fila del mondo della cultura per provare a percorrere una strada nuova, costruita lontano dalla bagarre politica. L’obiettivo non può che essere sconfiggere il loop infinito di un sistema che confina l’isola più di quanto non abbia fatto la natura, un ritornello stonato che relega i sardi al ruolo di cittadini di serie B, gente con tanti doveri ma con pochissimi diritti. E nell’elenco dei diritti, evidentemente non rientra quello alla mobilità. Ci sono responsabilità autoctone, difficile negarlo, dai bandi pasticciati per la Continuità territoriale fino ad arrivare all’estemporanea “flotta sarda” partorita dalla politica regionale e durata meno di un bicchiere di vino ad un festa patronale. E siccome ad imparare dagli errori sono sempre gli altri, nel febbraio del 2022 (ora l’idea sembra tramontata) si è parlato anche di una flotta aerea sarda, con il presidente Solinas che aveva commentato: «Ogni azione politica e amministrativa deve essere ponderata e valutata in tutti i suoi aspetti». Questa, per fortuna, non è andata oltre i confini della boutade ma l’isola, tra una battuta e l’altra, si è allontanata dal resto del mondo. Sempre di più. Fino a generare la protesta della sua intellighenzia, pronta a rimboccarsi le maniche per combattere una battaglia che la politica sembra aver perso da tempo.
L’appello L’avanscoperta di Fois sulla Nuova Sardegna, effettuata con l’intenzione di creare “una massa critica trasversale, democratica, tollerante ed esplicita” ha già ottenuto i primi risultati e le prime risposte. L’adesione, ad esempio, è già contagiosa. «Occorreva un appello? Io rispondo che serviva qualcuno che avesse il coraggio di prendere in mano la situazione – dice la scrittrice Vanessa Roggeri –. Perché la mobilitazione non diventi un’occasione estemporanea fine a se stessa, bensì un movimento coeso che intende portare avanti una battaglia fino all’ottenimento di risultati concreti».
Anche un’altra scrittrice, la sassarese Bianca Pitzorno, ha aderito all’iniziativa, portando in dote il ricordo di come funzionavano i trasporti anni fa: «Così è difficile sentirsi italiani, Marcello ha ragione. Mi vengono in mente i viaggi di un tempo, quando i sardi si imbarcavano a Porto Torres e una volta arrivata a Genova dovevano passare per la dogana, mettevano i bagagli su un bancone e, una volta controllati, venivano segnati con una croce bianca fatta con il gesso. Lo si faceva solo perché la nave passava in acque territoriali francesi, pur non facendo scalo. E ora come allora, è difficile sentirsi italiani». A Bianca Pitzorno fa eco il regista Peter Marcias, che tocca un aspetto delicatissimo: «Penso alle persone che viaggiano per motivi di salute. Perché quando si sta bene, si è anche disposti a tollerare situazioni spiacevoli. I sardi che stanno male, e che devono viaggiare, hanno un problema in più da superare e questo non può essere tollerato».
«Sono assolutamente solidale con l’iniziativa di Marcello – dice Flavio Manzoni, progettista della Ferrari –. Sono anche contento che abbia fatto i nomi di tante persone, molte delle quali hanno avuto la possibilità di esprimersi altrove. Posso dire che mi dispiace che la terra che amo sia in queste condizioni. Sono condizioni di isolamento geografico ingiustificabili, incomprensibili, che fanno pensare a incuria, negligenza . Nel mio lavoro tutto si basa su criteri come la ricerca dell’eccellenza e dell’efficienza. In queste condizioni come può la nostra terra “spiccare il volo”? È impossibile. Dovrebbe essere una delle priorità dei politici: è una questione di amore per la nostra terra, per la nostra gente. Una questione che richiederebbe un impegno maggiore».
Sono pronti a schierarsi al fianco di Fois anche gli scrittori Matteo Porru e Alessandro De Roma, che ne hanno discusso ieri su Facebook proponendo anche le modalità di organizzazione, Porru suggerisce l’inossidabile gruppo Whatsapp, e una data per il primo incontro del collettivo culturale: «Vediamoci – scrive De Roma–. Iniziamo il 2023 con un appuntamento. Una data. Un luogo. Una domenica di gennaio che sia l 'inizio di una mobilitazione per dire basta a questo lasciarsi calpestare». Perché alla fine, di questo si tratta: far valere i diritti. In un modo o nell’altro.
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