La Nuova Sardegna

L'inaugurazione

Bentornato “Tavolara”: a Sassari riapre il gioiello senza tempo

di Giovanni Bua
Bentornato “Tavolara”: a Sassari riapre il gioiello senza tempo

Lo storico Padiglione chiuso da decenni. La città e la Sardegna intera si riappropriano di una vetrina unica

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Sassari Mani sapienti, cervelli ribollenti di idee, occhi stanchi di chi ha lavorato fino all’ultimo minuto, cuori gonfi di orgoglio e di emozione. La fascia, che il sindaco Nanni Campus indossa solo nelle grandi occasioni, tricolore come il nastro che taglia alle 11 in punto, affiancato dai due assessori regionali Antonio Moro e Aldo Salaris, da quelli comunali Rosanna Arru e Laura Useri, dal presidente di Confartigianato Marco Rau, dalla prefetta Paola Dessì e dall’arcivescovo Gian Franco Saba. Seguiti da autorità civili, religiose, militari, culturali e imprenditoriali, come usa dire in questi casi, di ogni ordine e grado.

Inutile citarli, anche perché quasi tutti non erano lì a officiare l’ennesimo rito, ma a perdersi con occhi sgranati nelle meraviglie del Tavolara.

E di vere meraviglie si tratta. Due sale dentro le quali arte e artigianato si intrecciano in maniera talmente potente e naturale da diventare una cosa sola. I dieci totem del piano terra, a punteggiare le dieci aree in cui l’ha diviso il progetto nato dalla collaborazione di Confartigianato con “Menti Vaganti”: ceramica, vetro, legno, pelle, pietre, ferro battuto e coltelleria, tessile, gioielli, intreccio, ricamo con filati e tessuti. Ognuno con un colore, un maestro artigiano, un viaggio che affonda in radici profonde più del mare ma guarda al presente e al futuro in maniera così convincente da essere pronto a far strabuzzare gli occhi al mondo intero. Qui i numerosi maestri isolani si alterneranno in rotazione in 7 fasi espositive che consentiranno alle aziende di lavorare, mettere in mostra e vendere i loro manufatti.

E al piano di sopra, nel salone principale punteggiato di stelle, la mostra “Faccio con la mente penso con le mani - Artigiani, Designer e Makers della Sardegna contemporanea” dove design industriale e recupero di antiche tecniche artigianali, high-tech e archeologia sperimentale convivono ed esplodono, spazzando via l’idea di una Sardegna che ripropone passivamente una tradizione senza tempo. Il tutto organizzato dal Museo Nivola di Orani, con la cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri e promosso dal Comune di Sassari con il supporto di Fondazione di Sardegna e della Regione.

Una rappresentazione dell’eccellenza che l’Isola è in grado di offrire al mondo, che rende onore alle sinuose e visionarie mura che lo ospitano: il Padiglione Tavolara.

È lui il protagonista indiscusso di una rinascita possibile, manifesto di una Sassari che fu e che può tornare a essere, aperto per l’ultima volta in una biennale del 1997, finito di restaurare nel 2013, futura casa del Museo regionale per l’artigianato e il design, che dal 2015 muove i suoi lenti passi. Inaugurato due volte (nel 2013 e nel 2018), con ognuno che ha fatto qualcosa per riaprirlo, ma che alla fine non lo ha aperto mai.

Bene fa dunque il sindaco Campus a celebrare «una giornata storica». Nata grazie all’intuizione (avuta o assecondata, poco cambia) di aggiungere alla convezione biennale tra il Comune e la Fondazione Nivola (che prevede la realizzazione di mostre e eventi di artigianato, design e arte, con cadenza regolare nel salone principale del Padiglione) la presenza dei veri padroni di casa: gli artigiani. Che nel salone delle botteghe della Confartigianato di Marco Rau trovano casa, vetrina, volàno.

Niente di nuovo per un il gioiello architettonico costruito nel 1956 su progetto di Ubaldo Badas per ospitare le mostre dell’Isola, l’Istituto sardo organizzazione lavoro artigiano fondato negli anni Cinquanta con la guida del designer Eugenio Tavolara «per favorire il rinnovamento dell’artigianato sardo attraverso il dialogo fra artisti, designer e artigiani». Ma una enorme novità per una città che deve ritrovarsi, e di nuovo imparare a volersi bene.


 

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