La Nuova Sardegna

Ambiente

Il piano di abbattimenti è legge, il Grig: «È un far west calibro 12»

di Andrea Sini
Il piano di abbattimenti è legge, il Grig: «È un far west calibro 12»

Il Gruppo d’intervento giuridico presenta un ricorso alla Commissione Ue

03 gennaio 2023
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Sassari «No al Far West calibro 12 in Italia, la Commissione europea intervenga per fermare i folli piani di abbattimento delle specie faunistiche». Ieri è entrata ufficialmente in vigore la legge 29 dicembre 2022, n. 197 (“Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”), con al suo interno i nuovi piani di abbattimento della fauna selvatica, e nella stessa giornata l’associazione ecologista Gruppo d’intervento giuridico (Grig), ha inoltrato un ricorso alle istituzioni continentali.

La norma L’articolo 1 (commi 447 e 448), prevede che Regioni e Province autonome possano approvare piani di abbattimento di qualsiasi specie di fauna selvatica – anche quelle in regime di protezione assoluta – anche nelle aree naturali protette e nelle zone urbane, in qualsiasi periodo dell’anno. tra gli obiettivi annunciati, migliorare la gestione del patrimonio zootecnico, tutelare il suolo, per motivi sanitari, selezione biologica, la tutela delle produzioni zoo-agroforestali e ittiche, per la tutela della pubblica incolumità e della sicurezza stradale.

Le contestazioni Il Grig punta i piedi. «I piani di abbattimento – dice il presidente Stefano Deliperi – non saranno basati su alcun parere tecnico-scientifico, dato che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) verrà coinvolto solo per pareri obbligatori, ma non vincolanti. In pratica, saranno le richieste provenienti da amministratori locali o regionali, desiderosi di compiacere le parti più retrive del proprio elettorato, a decidere di far fuori lupi e orsi. Senza pensare nemmeno che è il lupo il principale fattore di contenimento del cinghiale, individuato quale principale pericolo per i danni arrecati in agricoltura e alla circolazione stradale, senza averne realistiche stime sulla consistenza e sull’entità dei danni effettivi e, soprattutto, senza voler neppure considerare che l’aumento della presenza del cinghiale è dovuto a cause umane, quali le ripetute immissioni pluridecennali a fini venatori di esemplari del cinghiale europeo (ben più grande e prolifico degli autoctoni cinghiali maremmano e sardo) e la sistematica presenza di discariche abusive nelle aree urbane periferiche, autentica fonte di cibo facile per l’ungulato. Per giunta, a livello nazionale è prevista anche l’approvazione di un piano straordinario di abbattimenti quinquennale».

Il ricorso Secondo il Gruppo d’intervento giuridico la norma viola la normativa comunitaria ed è su queste basi che ha presentato ricorso alla Commissione e al Parlamento europeo. È stata inoltre aperta una petizione popolare indirizzata anche alla presidente del Consiglio, al ministro dell’Ambiente e a quello dell’Agricoltura. «La direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali – sottolinea Deliperi – protegge rigorosamente tutte le specie animali rientranti negli Allegati II e IV, così come la direttiva n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica tutela tutte le specie avifaunistiche di cui all’Allegato I, misure di difesa ribadite dalla Convenzione internazionale di Berna (19 settembre 1979), recepita in Italia con la legge n. 503/1981. Recentemente proprio il Comitato permanente della Convenzione internazionale di Berna ha respinto decisamente la richiesta di declassare il livello massimo di protezione del lupo».

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