La Grande muraglia verde barriera contro il clima impazzito e il deserto che avanza
Il progetto di riforestazione in Africa dovrebbe essere concluso entro il 2030
Il riscaldamento globale si sta facendo sentire attraverso i tanti fenomeni atmosferici estremi che stanno coinvolgendo parte del globo terrestre. In Europa, dopo un caldo anomalo è finalmente arrivato il freddo che ha portato neve e pioggia in abbondanza. In breve tempo si è passati da una falsa primavera a un rigido inverno. Spostandoci verso l’Africa la situazione è addirittura peggiore. Il caldo ha portato siccità, carestie e malattie. Inoltre gli studiosi hanno notato che il Sahara sta avanzando in modo inesorabile, distruggendo e depauperando terreni agricoli, foreste e villaggi. Per fermare il deserto, è in atto un progetto di proporzioni gigantesche: la Grande muraglia verde. Fu inizialmente proposta da Richard St.Barbe, biologo e botanico britannico che ha contribuito al processo di riforestazione in tutto il mondo, e nel 2002 è stata riproposta al vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile tenutosi a Johannesburg.
Nel 2005 il medesimo progetto è stato approvato ed entro il 2030 si dovrebbe riuscire a portarlo a termine. A questo programma partecipano oltre venti Stati della regione del Sahel e del corno d’Africa, facenti parte dell’Unione Africana, ed esso si basa su un miglioramento degli ambienti rurali e sulla salvaguardia degli ecosistemi e delle foreste vicini al deserto, in modo da impedirne l’avanzata. All’inizio si pensava ad una sola striscia d’alberi, ma con il progredire dei lavori, si è ritenuto indispensabile aiutare chi in quelle terre è sempre vissuto. Anche se questo ambizioso disegno può sembrare impraticabile o troppo complicato per gli standard economici di quelle nazioni, molti confidano nel suo completamento e si spera che in questi sette anni, l’obiettivo venga effettivamente raggiunto. Le nazioni interessate dovranno collaborare intensamente e mettere da parte tutte le discordie, per un fine comune, che possa aiutare tutte le popolazioni limitrofe al deserto.
Questo è solo uno dei tanti piani che mirano alla difesa dell’ambiente. I progressi negli ultimi anni sono stati notevoli, ma solo il tempo e i fatti diranno se tutto questo porterà a un’inversione di rotta: mantenere la temperatura terrestre entro i due gradi. Come sostenne Gifford Pinchot, capo del Servizio Forestale americano nel 1905 e fondatore della Yale Forestry School, “senza risorse naturali la vita stessa è impossibile. Dalla nascita alla morte, le risorse naturali, trasformate per uso umano, ci nutrono, ci vestono, ci riparano e ci trasportano. Da esse dipendiamo per ogni necessità materiale, conforto, comodità e protezione nella nostra vita " (G. Pinchot, Un nuovo terreno). Senza risorse abbondanti, secondo Pinchot, la prosperità è fuori portata. Il pensiero dello studioso si basava sulla conservazione dei beni ambientali, ma considerava le risorse naturali come un bene da sfruttare per il progresso umano. Oggi, invece, si afferma sempre più il concetto di etica della Terra, promosso da A.S. Leopold, allievo di Pinchot: l’uomo dovrebbe trattare la Terra come un’amica e vivere in armonia con essa. Secondo questo principio il nostro pianeta è un organismo e non si può volergli bene e allo stesso tempo colpirlo al cuore.
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