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Scomparso

Arzana, paura per la sorte di Arzu

di Simonetta Selloni
Arzana, paura per la sorte di Arzu

Il 54enne ex detenuto mercoledì non si è presentato ai carabinieri per la firma. Sfuggì a un agguato: gli inquirenti temono che possa essere caduto in una trappola

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Inviata ad Arzana La casa di Veneranda Stochino, la madre di Sandro Arzu, in via Colombo 36, resta chiusa. Al citofono, “Arzu-Stochino”, nessuno risponde e nessuno si presenta al cancello dell’imponente stabile di famiglia, una villona bianca con gli infissi azzurri risultato di un accurato restauro conservativo, con la fontana ricavata da un ginepro nella piccola loggia interna e due piccoli tini riconvertiti a vasi di ciclamini. In un terrazzo, un cane di grossa taglia abbaia agli sconosciuti, e, soltanto per un attimo, una donna anziana si palesa dietro il cancello. Un’occhiata, il tanto di catalogare le persone all’esterno come estranee e subito sparisce all’interno. Estranei e giornalisti: il passaparola sull’identità di due persone che vanno in giro per Arzana a fare domande – senza risposte – su Sandro Arzu potrebbe essere già arrivato, in via Colombo, traversa di via “Gi Garibaldi”, come premurosamente informa il navigatore. È che Sandro Arzu, 54 anni, in quella casa non torna da mercoledì scorso. Una vita spericolata alle spalle, è sparito e con lui la macchina e il cellulare. Cancellato l’appuntamento in caserma, per firmare, come è tenuto a fare dalla misura dell’obbligo di dimora. Non aveva mai sgarrato. Allora che è successo a Sandro Arzu?

«Sandro lo vedevo spesso, certo. In macchina, saluta sempre. E cosa vuole, speriamo non sia successo nulla. Dicono che vendesse droga, ma qui non ha mai fatto male a nessuno». Così, nelle parole di una anziana vicina di casa degli Arzu, si definisce la dimensione paesana dell’uomo, sulle spalle una condanna (scontata) per l’omicidio di Bruno Ferrai, ucciso nel 1993 perché ritenuto il killer del padre Pietro, che venne ucciso nel 1987. Nel 2013 venne fermato a Sestu, in un appartamento aveva 720mila euro in contanti: l’ipotesi era che servissero a comprare una consistente partita di droga. Tutto sotto sequesto, come un appartamento e un’auto, per un valore complessivo di 850mila euro. E più di recente, un’altra condanna, che ne sancisce, secondo gli inquirenti e il gup del tribunale di Cagliari, lo spessore criminale intuito dall’operazione del 2013: 18 anni reclusione perché ritenuto al vertice di un cartello sardo-albanese-calabrese per il traffico di stupefacenti, che avrebbe movimentato 90 chili di cocaina . Condannati con lui altre 23 persone, tra le quali i fratelli Luca, Italo e Roberto. Processo d’appello a giugno.

La famiglia, mercoledì sera, ha presentato la denuncia. Non è tornato a casa, temono il peggio. Che qualcuno lo abbia fatto sparire. È una delle ipotesi al vaglio delle forze dell’ordine e della magistratura. Una pista agghiacciante. Ma attirare Sandro Arzu in una trappola appare complicato. L’arzanese un anno e mezzo fa è scampato a un agguato. Nella fontana sotto la strada ferrata all’ingresso del paese: un colpo di pistola, una ferita lieve alla spalla. Lui, non aveva visto nulla, così aveva detto ai carabinieri, su un tentativo di omicidio diverso e anche poco efficace, se proprio si voleva eliminare il bersaglio. Sicuramente Arzu aveva sollevato l’asticella dell’attenzione. L’altra ipotesi è quella di un allontanamento volontario. Dopo la condanna in primo grado a 18 anni per il traffico di stupefacenti, il processo di secondo grado è fissato per giugno. Sandro Arzu, quindi, avrebbe preferito sparire piuttosto che affrontare un altro giudizio e rischiare di essere ancora condannato. Ma in questo caso, possibile che abbia preparato la sua fuga in perfetta solitudine, lasciando i familiari, e soprattutto l’anziana madre, a macerarsi nella preoccupazione? L’allarme per la sua scomparsa lo ha dato la famiglia. Da tabulati telefonici e immagini di videosorveglianza potrebbe emergere qualcosa di utile. Contatti, movimenti che raccontino qualcosa di un fantasma.




 

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